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I primi responsabili degli scandali regionali sono quelli che hanno deliberato ed erogato i contributi

di Domenico Civitano | 5 Ottobre 2012

Gli ultimi fantasiosi scandali scoppiati in talune Regioni italiane non presentano il quadro completo dei responsabili. Bisogna aggiungere ai nomi già noti gli altri che hanno deliberato in Parlamento sia i contributi alle Regioni da parte dello Stato sovrano, sia il potere impositivo attribuito allo stesso Ente locale senza prevedere alcun vero controllo sulla gestione di tali fondi.

E’ mancato, sin dalla nascita delle Regioni, il controllo da parte dei Governi pro tempore, delle spese fatte, se erano conformi ai compiti assegnati all’Ente.

Si è verificato che l’Ente regione non ha avvicinato lo Stato ai cittadini, ma è stato solo un altro peso fiscale per garantire la vita da nababbi di tanti baciati dalla Dea Fortuna.

E’ ancora valida l’affermazione, pare, del patriota Massimo D’Azeglio: L’Italia è fatta. Ora bisogna fare gli italiani.

Si son fatte le Regioni, ma non si sono preparate le norme per educare i consiglieri regionali a risolvere i problemi del territorio e non quelli propri.

Nessun onesto cittadino ha voluto creare, andando a votare, dei parassiti e dei traditori essendosi costoro impegnati, in campagna  elettorale, a risolvere i problemi dei cittadini più deboli e dei giovani disoccupati.

Le delusioni sono numerosissime da parte di chi, una volta eletto, dimentica tutti i problemi dei cittadini e pensa solo ad arricchirsi e collezionare tanti privilegi a spese proprio di quegli onesti cittadini che hanno votato.

Il fenomeno del tradimento, dell’amara delusione riguarda un po’ tutti gli eletti per cui la soluzione è di mandarli a casa, sia pure con buone condizioni economiche immeritatamente acquisite.

E’ vergognoso riscontrare che nonostante le accuse gridate dal Popolo, questi continuano a disegnarsi un futuro politico con poltrone e privilegi in barba ai cittadini massacrati dalle tasse che spesso sono la causa di fallimenti di aziende e suicidi per insolvenza.

Incomprensibili sono le dichiarazioni di Casini a sostegno di un Monti bis dopo le elezioni del 2013. Come può invalidare a tal modo la Costituzione uno che è in Parlamento da quando era bambino. Non vuole capire il bravo Casini che è tra i politici da rottamare. Non è solo il Sindaco di Firenze a volere una nuova generazione a governare l’Italia. E’ l’intera Popolazione con la “P” maiuscola a bocciare tutti quelli che per mille ragioni hanno rovinato l’Italia.

Bersani boccia la proposta di Casini perché è prepotentemente convinto, di dover essere Lui a sostituire il Prof. Monti, nonostante i malumori, sempre più sonori, presenti nel PD. Non può Bersani costruire le sue fortune su un minuscolo gruppo di bravi compagni che credono ancora alla Befana.

Berlusconi, più furbo o intelligente di tutti gli altri aspiranti, il premierato sta esaminando la volontà popolare e poi decidere se candidarsi o no alle prossime elezioni. Non è una novità che Berlusconi ha da tutelare i propri beni dall’interno del Parlamento per continuare a dare lavoro a tantissime famiglie.

Ha sbagliato a permettere di portare in casa le diverse “Mata Hari” vere spie al servizio delle molteplici opposizioni al suo potere.

Errori a parte, L’Italia ha bisogno urgente di un governo che ostacoli la Germania a vincere la terza guerra mondiale economica e l’America a colonizzare nuovi territori. E non è certamente Monti a poter condurre una simile battaglia. Pare che anche il Capo dello Stato si sia convinto che il Professore propenda per i poteri forti, che mai hanno pensato di aiutare i ceti bassi.

Con il prof. Monti a capo del Governo la Magistratura si è rilassata e ha potuto prendere atto degli errori compiuti dai PM di sinistra attivi a fare politica trascurando la giustizia.

L’Italia per uscire dalla crisi di affidabilità, prima ancora di quella economica, deve poter contare sull’unità popolare secondo lo spirito costituzionale come seppero fare gli uomini della prima Repubblica dopo la guerra e la dittatura fascista.

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    9 Ottobre 2012 alle 19:16

    Caro Civitano , le tue considerazioni sono così “banali” che appare inutile commentarle . Sono di una assoluta evidenza ,e non si capisce come si debba puntualizzare in merito . Ma tant’ è : con una politica ridotta a tifo da stadio ,ogni richiamo al ragionamento ,alla consapevolezza ,sembra lasciare il tempo che trova …a vantaggio dei padroni del vapore . Anche la Costituzione viene in più punti disattesa o non applicata ,nonostante si ami ,giudici policitizzati in testa , sventolarne le paginette in corteo. Bisognerebbe ritornare alle origini , particolarmente di certe parole che usiamo senza comprenderle : democrazia ,elezioni ,responsabilità personale , diritto …

    Rispondi
  2. Pincolnet

    8 Ottobre 2012 alle 20:19

    Il guaio è, purtroppo, che le leggi le fanno i nostri c.d. rappresentanti ai due rami del Parlamento ed una legge sacrosanta (che non passerà ovviamente mai) sarebbe quella di non consentire di ricandidarsi a chi ha in attivo due legislature e ai condannati al terzo grado di giudizio. Soltanto così si eviterebbe la magna casta. Ed una rivolta di popolo.

    Rispondi

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