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I possibili strumenti per arginare la crisi
PENSIAMO ALLE SOLUZIONI

Alla Bce serve un “comitato di crisi” per salvare l’economia europea. Di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 3 Marzo 2009

Non è il tempo né dell’ira né delle vendette. Ammesso, e non concesso, che ci siano i motivi per un processo sommario al sistema bancario, oggi l’ultima cosa da fare è pensare alle colpe (e alle pene). Non perché banche e banchieri ne siano esenti, anzi, ma perché la situazione è troppo grave per assecondare il clima velenoso che si sta creando intorno a loro. E che contribuisce non poco a generare la sfiducia borsistica – davvero eccessiva – che ha investito il settore. Meglio pensare alle soluzioni. Che finora sono mancate, altrimenti non si spiegherebbe come mai a 19 mesi dall’inizio della “grande crisi”, dopo aver sperimentato sia la strada del lasciarle fallire (Lehman) sia di salvarle, le banche siano ancora così in difficoltà da evocare in ogni parte del globo una loro possibile nazionalizzazione.

Cosa fare? Dividiamo il problema in due. Da una parte ci sono le conseguenze della partecipazione degli istituti di credito al processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale, dall’altra il rimbalzo negativo su di essi della recessione, cioè della crisi delle imprese di cui o sono azionisti o sono finanziatori. Nel primo caso, si sperava che tutti i titoli tossici generati dalla finanza sintetica fossero venuti alla luce nella fase iniziale della crisi. Purtroppo non sembra che sia così, alcuni indizi inducono a pensare che altra polvere sia nascosta sotto il tappeto. Di qui l’idea di creare delle bad bank, di intensificare i controlli, di inasprire le sanzioni.

Tutto bene, purché lo si faccia, magari dopo aver misurato la vera entità degli asset tossici. Perché finora non si è andati oltre gli auspici. Il recente vertice di Berlino, in verità, qualche passo avanti rispetto alla sterile posizione della Commissione Ue, lo ha fatto, ma è ancora troppo poco e il tempo stringe. Su questo fronte, assodato che o si agisce a livello di eurozona o si pratica l’impotenza, la cosa migliore è istituire immediatamente un “comitato di crisi” presso la Bce, con pieni poteri di vigilanza ispettiva sulle banche – d’intesa ma anche al di là dei poteri delle banche centrali nazionali – con relativa capacità sanzionatoria. Se così si facesse, potremmo in tempi brevi farci relazionare su come stanno le cose, in modo da far emergere una volta per tutte le magagne – e solo dopo si potrà discutere dello strumento bad bank con cognizione di causa – ma anche da stroncare le gambe alle illazioni distruttive. Per incaricare la Bce di questa funzione basta la sola volontà politica, poi a tempo debito si discuterà di una riforma strutturale della vigilanza.

Anche sul secondo fronte, quello degli effetti perniciosi che la recessione rischia di creare nel sistema bancario, ciascun paese o macro-area sembra andare per conto proprio. Pure qui, almeno in Eurolandia, è assolutamente necessario un coordinamento operativo. Ma per fare cosa? Credo che la migliore proposta sia quella delle “garanzie pubbliche” per asset e crediti delle banche. Negli Usa alcuni economisti ne hanno parlato in relazione ai valori degli immobili, proponendo che lo Stato li “compri a termine” ad un prezzo più alto di quello stracciato di oggi ma decisamente più basso di quello folle pre-crisi, cioè al valore “ragionevole” cui presumibilmente si assesteranno fra 2-3 anni quando la bufera sarà finita.

In Italia ne ha parlato Draghi indicando la necessità di non soffermarci solo sul passato ma di mettere al sicuro soprattutto la gestione del credito futuro. Si dice: ma questa idea contrasterebbe con i “Tremonti bond” che sono già stati varati, anche se finora nessuna banca ha esplicitamente detto se e in che misura vi farà ricorso.

Non necessariamente. Si potrebbe, infatti, affiancare allo strumento obbligazionario quello delle garanzie, lasciando che siano gli istituti di credito – magari previo parere della Banca d’Italia – a scegliere. Fermo restando che per un miglior uso di questi interventi pubblici, l’armonizzazione in sede comunitaria è necessaria. Oltre ad una bella spruzzata di sano pragmatismo, di cui si sente tanto ma tanto bisogno.

Enrico Cisnetto
( da Terza Repubblica – giornale on line di Società Aperta )

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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