“Tutta la vicenda non ci ha lasciato indifferenti, ma ci sono le sedi opportune per discuterne e per risolverle”. Sono le parole, poche come nello stile FIAT, di John Elkan, a proposito del nuovo scandalo nel mondo del calcio che chiama pesantemente in causa la dirigenza della Juventus.
Sono parole che fanno andare la memoria al nonno del giovane vice presidente della Fiat, Gianni Agnelli, e al modo in cui riuscì a garantire l’impunità alla sua azienda e alla sua persona agli albori di Tangentopoli.
Quattordici anni fa, le indagini avevano cominciato a lambire il gruppo torinese e c’era stato anche qualche arresto.
Gianni Agnelli prese in mano le redini della situazione. Fu una grandissima sceneggiata: convocò, in ritiro per un paio di giorni tutti i massimi dirigenti della Fiat e delle consociate; manifestò tutto il suo disappunto per le tangenti pagate delle quali non sapeva niente, varò un “codice etico” per garantire da allora in poi la trasparenza e correttezza dei comportamenti.
Ovviamente tutti i giornali, quelli posseduti direttamente o indirettamente tramite la pubblicità, fecero finta di credergli. E altrettanto fecero i magistrati che conducevano le inchieste e che del sostegno di quei giornali avevano bisogno come il pane. Fu così che la Fiat fu salva; e, soprattutto, furono salvi gli Agnelli: i quali delle tangenti niente sapevano, al contrario di molti altri che furono inchiodati dal sillogisma sbilenco ma di moda del “non poteva non sapere”.
Oggi, con lo scandalo nel mondo del calcio, la nuova generazione degli Agnelli si appresta a ripetere il giochetto della vecchia. Moggi, Giraudo e gli altri dirigenti della Juventus saranno messi sulla graticola quel tanto che basta. I giornali saranno chiamati a santificare l’intervento bonificatore della nuova generazione di Corso Marconi.
Con gioia di tutti, anche di noi inguaribili garantisti. Mentre i forcaioli in servizio permanente effettivo, i Travaglio, i Flores D’Arcais, i Di Pietro, i Veltri e compagnia trista, continueranno il consueto sciopero della parola da loro attuato ogni volta che entrano in ballo i padroni veri.
I nuovi Agnelli salveranno la Juve dagli scandali come i vecchi salvarono la FIAT
Quattordici anni fa, le indagini avevano cominciato a lambire il gruppo torinese. Gianni Agnelli prese in mano la situazione. Fu una grandissima sceneggiata. I giornali fecero finta di credergli. E altrettanto fecero i magistrati che conducevano le inchieste e che del sostegno di quei giornali avevano bisogno come il pane.

Non condivido. Perchè anche imprenditori, come me, professionisti, managers ecc. si interesssano, disgustati, del caso Moggi-Gea-Juventus-arbitri ? Perchè è un altro spaccato dell’ Italia cialtrona, ma arricchita, e di basso livello che ci condiziona ed umilia. Esattamente come il caso Fazio-Fiorani-Ricucci, che non scordiamolo, solo pochi mesi fa, come il caso P2 vent’ anni fa, metteva in gioco il sistema bancario ed il Corriere. Siamo ad un livello di infima bassezza nel gioco dei poteri ed ad alto rischio democratico e economico: vincono i peggiori, perchè?
Quanto all’ “avvocato”, non mi sembra che salvò la Fiat, salvò se stesso. La Fiat, in realtà da lui rovinata con devastanti scelte manageriali, compreso quella storica di licenziare Ghidella e di tenersi Romiti, semai la salvò, sul filo di lana, “il dottore”, cambiando i vertici, mandando a casa i responsabili del disastro, dando un indirizzo diverso “al sistema” e riportandola sul mercato. Tra l’ altro gli analisti non sono affatto sicuri che l’ operazione sia già positivamente compiuta. Moggi e Giraudo furono scelti dall’ “avvocato” e forse “il dottore”, morì prima di potere cambiare anche il “sistema Juventus”.
Parole sacrosante, a cui aggiungo: ma questi Elkan, parentele a parte, chi sono, da dove vengono, a cosa mirano? Perché non si ha il coraggio di ricominciare a vedere e pensare? O valgono ancora sessant’anni di vulgata “ad usum imbecillorum”?