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I numeri dell’economia

di Lorenzo Borla | 18 Novembre 2013

Pare assodato che il debito pubblico in Italia abbia raggiunto il 134% del Prodotto interno lordo. Questo significa (essendo il debito pubblico all’ultima conta di 2075 miliardi) che il Pil è per il 2013 di 1550 miliardi. 

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E’ molto difficile estrarre dai giornali cifre affidabili riguardanti l’economia, perché ne girano in tutte le salse. Un po’ meglio va con l’Istat (diceva Luigi Einaudi: bisogna credere ai numeri ufficiali). Comunque, con un po’ di pazienza sono riuscito ad aggiornare alcuni dati. Pare assodato che il debito pubblico in Italia abbia raggiunto il 134% del Prodotto interno lordo. Questo significa (essendo il debito pubblico all’ultima conta di 2075 miliardi) che il Pil è per il 2013 di 1550 miliardi.  A fronte di questo dato, la previsione di spesa pubblica nel 2013 risulta essere di 808 miliardi, ovvero il 52% del Pil.  La composizione di questa spesa è la seguente: pensioni, 255 miliardi; personale dipendente (che si calcola all’incirca in 3.200.000 unità) 164 miliardi (il che significa un costo medio unitario di 51.000 euro); consumi intermedi, 130 miliardi; spesa sanitaria, 111 miliardi. La differenza per arrivare a 808 sono gli interessi sul debito pari a 84 miliardi, e infine spese varie per 50 miliardi. A fronte della spesa totale di 808 miliardi, le entrate previste per il 2013, sono di 759 miliardi. La differenza fra questa cifra e il totale delle spese è di 49 miliardi, ovvero circa il 3% di deficit rispetto al Pil. Per completare il quadro parliamo di occupazione (con i numeri Istat). Gli occupati a settembre 2013 erano 22.349.000, ovvero il 55,4% della popolazione in età di lavoro. I disoccupati, a settembre 2013 erano 3.194.000, in crescita di 490.000 sull’anno precedente. I disoccupati in età 15/24 anni erano 654.000, pari al 10,9% di quella fascia di età  (e non il 40% come si afferma erroneamente nei media). Infine, di recente, è saltata fuori una nuova categoria (non Istat) quella degli “inoccupati”: che non sono disoccupati, in quanto non lavorano e il lavoro non lo cercano (scoraggiati?). A questi si aggiungono quelli che non sono disoccupati ma che potrebbero cercare lavoro a breve termine. In queste due categorie ci sono altri 3 milioni di persone. In tutto, quindi, 6 milioni. Insomma, in questo Paese potrebbero lavorare 28,5 milioni di persone … se ci fosse lavoro.

Pubblicato in : Primo piano

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