
Il mostro di Firenze non era una persona. Era un esercito, completo, soldati e sussistenza, addetti a uccidere e a sezionare, e, soprattutto, con un efficientissimo servizio di intelligence e di depistaggio.
Compagni di merende, chirurghi abilissimi, macellai, giornalisti, uomini alti e uomini bassi, donne: alla fiera delle indagini per scoprire il colpevole o i colpevoli dell’uccisione di una serie di coppie con relativo infierire sul corpo della donna, serie iniziata nel 1968 nella campagna di Signa, vicino a Firenze ed esauritasi nel 1985, sempre nella campagna fiorentina, non ci si è fatto mancare di niente.
Qualcuno non ha retto ai sospetti e alle voci e si è suicidato; un paio di dozzine di persone sono state indicate di volta in volta come colpevoli sicuri e passano la loro vita a farsi dimenticare. Qualche carriera è stata stroncata, e non è il peggio che è accaduto.
L’arresto del giornalista Mario Spezi, che per oltre trent’anni ha seguito le vicende e scritto articoli e libri che spesso mettevano a nudo le incongruenze delle indagini è l’ultimo anello di una catena assurda: Spezi è accusato, guarda un po’, di aver tentato di depistare le indagini. La stessa accusa che ha tenuto sulle spine un suo collega , perseguitato per anni e poi ampiamente assolto.
Particolare importante: l’arresto di Spezi deriva da un troncone “parallelo” delle indagini sul cosiddetto mostro di Firenze; scaturito dalla misteriosa morte di un medico di Perugina che qualcuno intende collegata alla lunga catena di doppi omicidi verificatisi nel corso di diciassette anni nelle campagne fiorentine. Così come era avvenuto per l’altro giornalista chiamato in causa e poi assolto, non sembra un atto “essenziale”, né finalizzato a fare luce sulla lunga catena di delitti.
Che ha messo in luce in anni di inchieste tutti i difetti del nostro sistema giudiziario: protagonismo, scarsa riservatezza, colpevolizzazione prima di avere le prove, lentezze. E soprattutto puntigliosità e incapacità di riconoscere gli errori.
Quanto alle vittime della disumana macchina della giustizia italiana, anche in questo caso nessuno ha chiesto o chiederà loro scusa.
Chissà se per l’ineffabile Virginio Rognoni, vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, anche questi semplici rilievi costituiscono un tentativo di “delegittimazione” della magistratura?
I mostri di Firenze sono un esercito
L’arresto del giornalista Mario Spezi, è l’ultimo anello di una catena assurda che a messo in luce in anni di inchieste tutti i difetti del nostro sistema giudiziario

E’ la dimostrazione dell’incapacità e della confusione di chi ha svolto le indagini.
Non è ammissibile che dopo 38 anni il caso sia ancora aperto e soprattutto si indichino nuovi e improbabili sospettati.
marcello