
Tentano un recupero i principali listini globali, in una giornata che potremmo definire di tregua nelle contrattazioni, mentre anche il sell off sui titoli di Stato si arresta, almeno temporaneamente. I listini americani correggono con il Dow Jones che ha chiuso positivo dello 0.39%, mentre S&P e Nasdaq guadagnano rispettivamente lo 0.81% e l’1.35%. I dati di ieri sono usciti contrastanti, perché da un lato l’Ism dei servizi Pmi ha evidenziato ancora una crescita, seppur più lenta del recente passato, ma con il settore degli ordini all’industria saliti più del previsto, mentre dall’altro, l’Adp ha confermato che il settore privato americano ha creato meno posti di lavoro, il minimo dal Gennaio 2021, in contrasto con i Jolts openings usciti ieri, sorprendentemente positivi. Il dato dell’Adp è stato quello che ha permesso ai mercati di respirare, perché se non altro alleggerisce la pressione sui prezzi dei titoli azionari, in discesa importante in ragione dei timori di persistenti rialzi da parte della Fed. Questa notte i mercati azionari asiatici hanno a loro volta recuperato, spingendo al ribasso i rendimenti dei titoli di stato, con il decennale usa sceso al 4.7%, dopo aver segnato i massimi dal 2007 ieri. In progresso i listini in Australia, Giappone e in Corea del Sud, mentre la Cina è chiusa per ferie. Tra i dati pubblicati questa notte va segnalata la bilancia commerciale australiana, salita a 9.64 miliardi di Aud di surplus ad Agosto, un dato superiore rispetto ai 7.3 miliardi del mese precedente e migliore del consensus. Cresce l’export verso la Cina, il principale partner commerciale, mentre diminuiscono le importazioni dello 0.4%.
VALUTE.
Dopo il test dei minimi, Euro, e Gbp hanno corretto qualcosa, in una sessione caratterizzata da un rimbalzo tecnico che pareva dovuto, date le divergenze presenti e gli eccessi di ipercomprato di dollaro. Ma per il momento, tali correzioni sono apparse quasi irrilevanti, in percentuale, e non scalfiscono minimamente un quadro tecnico ancora decisamente favorevole alla divisa americana. Potremmo, tecnicamente, vedere anche un rimbalzo fino a 1.0600 20 e 1.2280 90 rispettivamente su EurUsd e GbpUsd, ma anche in una simile eventualità, ciò non basterebbe per decretare la fine del rialzo del dollaro. Sullo Jpy c’è poco da dire, perché il delta tasso pesa come un macigno sui venditori di biglietti verdi mentre vendere Jpy sui livelli di possibile intervento della Boj, peraltro non confermati nonostante uno spike down di UsdJpy di 350 pips, appare comunque come un rischio di non poco conto. Si registra comunque un rafforzamento leggero dello Jpy con il UsdJpy sceso stanotte a 148.50 dal 149.10 di ieri, allontanandosi dal fatidico livello di 150.00. Sulle altre valute segnaliamo la debolezza di Nzd e Aud rispetto al dollaro ma anche contro Eur e Sterlina. Sul fronte materie prime, ribasso per il petrolio, che tocca il livello più basso dall’inizio di settembre, con il Wti a 84.70 e il Brent a 86.20. L’oro dal canto suo continua a scendere e si avvicina al primo supporto chiave di 1804 con la possibilità anche di vedere, in seguito, l’area di 1.700 come obiettivo possibile nel medio termine.
DATI MACRO.
Sul fronte delle notizie, segnaliamo oggi i jobless claims e la bilancia commerciale Usa, mentre dal vecchio continente sono attesi i Pmi delle costruzioni. I market movers però non sembrano tanto essere i numeri in via di pubblicazione oggi ma ovviamente i Non Farm Payrolls di domani che sono di gran lunga il dato più significativo e quello che creeerà maggiore volatilità. L’attesa è importante, specie dopo l’uscita del dato sull’Adp perché potrebbe dare indicazioni sul prossimo andamento dei tassi di interesse.
Saverio Berlinzani

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