
Il testo della lettera inviata da Giorgia Meloni alla Presidente della Commissione UE Ursula Von der Lyen, per chiedere flessibilità sui nuovi oneri energetici, è una freudiana dichiarazione di resa, tanto più imbarazzante per una sovranista.
Leggiamo bene il testo: “In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste”. Cioè: alt al progetto difesa europea, se non mi aiutate con le bollette. Con sottintesa minaccia salviniana: se non lo consentite, lo strappo lo facciamo lo stesso.
Il tono innanzitutto. E’ lamentoso nel chiedere solidarietà. Sembra il caro amico ti scrivo di Lucio Dalla: “l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va”. Il bel tempo del tutto va bene è finito. Tutti parlano della batosta referendaria, ma il vero trauma stordente è la scommessa ormai perduta su Donald Trump e Bibi Netanyahu, l’illusione dei rapporti preferenziali con i meno amati del mondo.
Ma la lettera è sconcertante per quel riferimento all’opinione pubblica. Quando mai un Governo chiede aiuto all’esterno per convincere l’opinione dei propri governati? Quel che pensa la gente di te è davvero affar tuo. Lo statista cerca se mai di convincere che anche le cose più sgradevoli possono essere utili. Non tende la mano a mamma Europa, che oltretutto un giorno si e uno no viene disprezzata da una parte della tua maggioranza. Si va piuttosto in TV e si spiega con franchezza che è successo qualcosa di grosso, la proliferazione di guerre sovraniste, e si deve pagare il conto anche se la ragione ultima (magari non la penultima) non dipende da te.
Per tranquillizzare gli elettori già si è speso più di un miliardo per ridurre le accise aumentate non più tardi del dicembre scorso, ma non può diventare una regola. E’ solo anestetico poco educativo, con pari aiutini per le Ferrari e per le utilitarie scassate. La stessa flessibilità europea richiesta non è gratuita, specie per un Paese che quest’anno diventa ultimo dopo la Grecia per debito. L’eccezione alle sacrosante regole comuni si può fare per cose davvero imponderabili come il Covid o per avviare finalmente una politica di difesa, costosissima ora che il protettore USA si ritira, e non possiamo beatamente infischiarcene.
Ma davvero l’UE è cattiva, oppure siamo noi inefficienti dopo che 209 miliardi di Pnrr hanno portato un misero +0,5% di crescita?
Che razza di politica è quella di chiedere all’Europa di farci benvolere dall’opinione pubblica con qualche nuova eccezione? Le bollette sono più importanti della Scuola e della Sanità, per la quale abbiamo rifiutato il Mes? Il caro energia dipende anche e di più da scelte generali fatte per ottenere lo stesso facile consenso di questi bonus che evaporano in pochi giorni. Il golfo di Hormuz c’è anche per gli altri ma la Francia ha il nucleare, la Spagna rigassifica senza le sceneggiate che abbiamo visto su Piombino o a Brindisi e meno male che non abbiamo ceduto ad Emiliano e 5Stelle per il Tap.
Sul nucleare, visto che il governo Meloni ha avuto il coraggio di metterlo in programma, cosa si aspetta ancora? Si dice che se si decide oggi, ci vogliono 10 anni anche per le centrali piccole, ma se si fosse deciso subito, avremmo già 4 anni di lavoro alle spalle.
Insomma, le righe che abbiamo riportato sono anche un segno di idee poco chiare. In un colpo solo si chiede, si minaccia, si svaluta il tema militare, oggi il più centrale nel mondo. Se ne parla come una medicina amara da trangugiare con l’aiuto dello zuccherino.
Ma allora ci crediamo o no alla priorità della sicurezza nazionale? Escludiamo davvero pericoli visto quello che sta accadendo con una guerra in Ucraina lunga già quasi come la Guerra Mondiale e con gente che ha messo a ferro e fuoco mezzo mondo?
IL sovranismo ci ha regalato instabilità non solo nelle bollette, e non è tranquillizzante il fai da te di chi come la Germania ha stanziato 800 miliardi. Non basta il caro amico ti scrivo con destinazione Europa, servirebbe almeno un’occhiata al rapporto Draghi e alle preoccupazioni dei Ministeri della Difesa.
Beppe Facchetti

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