Quello che avrebbero dovuto fare e dire laici e liberalsocialisti, uniti in un unico partito, sta diventando pascolo della nuova formazione I Liberaldemocratici di Lamberto Dini.
L’ex presidente del consiglio, infatti, ha preso spunto da un articolo sul Corriere della Sera di Michele Salvati, “teorico” del partito democratico, per affermare, sempre dalle colonne del Corriere, una verità ormai evidente: mettendo assieme tutto e il suo contrario, non si governa.”Se il centrosinistra sapra’ presentarsi alle prossime elezioni rompendo la propria contiguita’ con l’area della sinistra estrema, della conservazione e del ‘tassa e spendi’ ha detto Dini- potra’ recuperare consensi proponendo quelle riforme liberali delle istituzioni, delle politiche economiche e sociali che oggi si limita a
vagheggiare”.
”Certamente l’esito non sarebbe scontato. Ma e’ forse un esito per il quale converrebbe spendersi” ha aggiunto Dini.
Salvati, dal cato suo aveva scritto che “il Pd puo’ scegliere fra due diverse sconfitte: l’una legata alla coerenza con le sue attuali alleanze, che terrebbe lontani quegli elettori potenziali desiderosi di un maggior coraggio riformatore; l’altra legata alla coerenza programmatica, che farebbe mancare i consensi della sinistra radicale”.
A Bertinoro e a Chianciano cose analoghe furono dette anche con maggiore forza e chiarezza dai rappresentanti del PLLS che presero la parola, applaudite dall’ala liberalsocialista delle associazioni e dei circoli e accolte con evidente imbarazzo dagli esponenti più vicini alle organizzazioni partitiche. Dini intende sfruttare per intero tutto lo spazio che gli viene lasciato.
I liberaldemocratici di Dini occupano lo spazio lasciato dai liberalsocialisti
L’ex presidente del consiglio intende proporre un centro-sinistra svincolato dalla sinistra conservatrice del “tassa e spendi”, contraria alle riforme liberali.

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