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I Laici ci sono ancora, ma non in politica

Si è voluto semplificare la vita politica in nome di una presunta governabilità. Se si sente il bisogno di una cultura laica si torni a una legge elettorale che ne consenta l’espressione.

di Giorgio La Malfa | 7 Febbraio 2016

In un articolo di qualche giorno fa su Repubblica, Ezio Mauro denuncia l’assenza della cultura laica dal dibattito politico di oggi e attribuisce la scomparsa di questa voce alle caratteristiche post ideologiche e personalistiche dei principali partiti, da Forza Italia ai 5 Stelle, dalla Lega allo stesso Pd. In sostanza denuncia un vuoto culturale. In realtà queste osservazioni di Mauro vanno approfondite. In Italia non è venuta meno la cultura laica. Essa è viva ed esiste nelle Università, nella cultura, in molte Fondazioni storiche, nei giornali, in una parte dell’associazionismo e del volontariato. Quella che è venuta meno è la presenza in Parlamento delle forze laiche: i repubblicani, i radicali, i liberali e, per certi aspetti, anche i verdi.

Nella vita politica italiana del secondo dopoguerra, la cultura laica non era certo rappresentata dai due grandi partiti, non dalla Dc per ragioni evidenti, ma neppure dal Pci che Togliatti aveva spinto a guardare solo verso il mondo cattolico. Nel Parlamento e nella lotta politica erano i partiti laici a portare avanti battaglie come il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia. E il loro contributo non si fermava ai temi più squisitamente laici: basti pensare al ruolo avuto dal Pri in tutto il dopoguerra nel dibattito economico del paese o sul problema della collocazione internazionale ed europea dell’Italia.

ESSENDO forze di minoranza, i laici spesso perdevano, come avvenne sull’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione, ma altre volte vincevano. I laici rappresentavano comunque il canale attraverso il quale poteva esprimersi una parte della società italiana che si collocava, e probabilmente ancora si collocherebbe, fra il 10 e il 20 per cento degli elettori. Perché queste voci non ci sono più? Perché è venuta meno una ispirazione politica o culturale? No.

La risposta è più semplice ed è che, a partire dalla fine degli anni ‘8O, si è voluto affermare e si è affermata l’idea che la governabilità è più importante della rappresentanza parlamentare. E che fosse necessario semplificare drasticamente la rappresentanza politica, eliminare “i cespugli”. Si è introdotta l’elezione diretta dei sindaci con sistema maggioritario. Lo stesso per le Regioni. Ora si è abolito il Senato e sta per entrare in vigore una legge elettorale ipermaggioritaria che nemmeno il fascismo, con la legge Acerbo, aveva osato introdurre. Tutto in nome della governabilità. Dimenticando che quell’Italia in cui il Parlamento era eletto con voto quasi proporzionale ed aveva governi fragili e di breve durata divenne nel giro di 20 anni uno dei 7 paesi più industrializzati del mondo mentre tutte le esperienze di governo maggioritario dal ’94 ad oggi l’hanno accompagnata e l’accompagnano tuttora verso il declino.

HA RAGIONE Mauro a concludere che “manca la testimonianza di un sentimento civile e costituzionale consapevole di sé e dei suoi valori, capace di distinguere le competenze della Repubblica e quelle della Chiesa”. Ma bisogna dire con chiarezza che questa mancanza è il frutto e la conseguenza di un desiderio di semplificazione della vita politica, in nome di una governabilità di cui non vediamo intorno a noi neppure le tracce. Se si sente il bisogno di una cultura laica si torni ad una legge elettorale che ne consenta l’espressione. E questo dice qualcosa sulle scadenze politiche dei prossimi mesi, a cominciare dal referendum costituzionale.

Pubblicato in : Primo pianoTag: 5 stelle, anni, chiesa, costituzione, espressione, fascismo, giornali, governo, italia, Laici, lega, legge elettorale, Liberali, lotta politica, mondo, parlamento, pd, politica italiana, pri, radicali, rappresentanza politica, referendum, repubblica, società italiana

Info Giorgio La Malfa

Giorgio La Malfa è un politico e accademico italiano. Figlio di Ugo La Malfa, dal 1972 al 2013 è deputato nazionale per il Partito Repubblicano Italiano, lo stesso di suo padre e parlamentare europeo per due legislature.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    8 Febbraio 2016 alle 18:43

    I laici non necessitano certo di essere rappresentati in Parlamento.
    Non era rappresentato Mazzini e i mazziniani e Garibaldi lo fu sino a che non abbandonò il Parlamento, per ritirarsi – con grande onestà morale e intellettuale – nella sua Caprera a fare l’agricoltore, giudicando gli atti del governo e del Parlamento italiano come “cose da cloaca”.
    Mazzini e Garibaldi erano intellettualmente onesti, oltre che essere due combattenti: del pensiero e dell’azione.
    Mancano oggi laici che sappiano battersi e combattere. Con il pensiero e l’azione, al di fuori delle beghe partitiche e parlamentaristiche che, di democratico, hanno davvero molto poco.

    Rispondi

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