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I jet di Israele colpiscono Beirut, l’Iran furioso: “Occhi al cielo”

La nuvola di fumo non è stata grande, ma sta creando una possibile nebbia mondiale: a Dahyie, la base principale delle attività degli Hezbollah, ieri i caccia israeliani hanno colpito un edificio probabilmente parte delle strutture del comando dell’organizzazione. Si parla di due morti e di undici feriti, ancora niente è chiaro fuorchè la rabbia iraniana, il terzo, indispensabile protagonista nella vicenda Israelo-libanese. Mentre faticosi incontri di pace fra l’ambasciatore israeliano negli USA e l’ambasciatrice libanese cercano una strada e il presidente del Libano Aoun seguita a rivendicare la sovranità dall’Iran e dal suo proxy, l’Iran tiene i fili degli Hezbollah.

di Fiamma Nirenstein | 8 Giugno 2026

La nuvola di fumo non è stata grande, ma sta creando una possibile nebbia mondiale: a Dahyie, la base principale delle attività degli Hezbollah, ieri i caccia israeliani hanno colpito un edificio probabilmente parte delle strutture del comando dell’organizzazione. Si parla di due morti e di undici feriti, ancora niente è chiaro fuorchè la rabbia iraniana, il terzo, indispensabile protagonista nella vicenda Israelo-libanese. Mentre faticosi incontri di pace fra l’ambasciatore israeliano negli USA e l’ambasciatrice libanese cercano una strada e il presidente del Libano Aoun seguita a rivendicare la sovranità dall’Iran e dal suo proxy, l’Iran tiene i fili degli Hezbollah. Nella mattina di domenica, dopo una nottata agitata in cui di nuovo Hezbollah aveva bombardato Israele con razzi e droni, i missili sono stati indirizzati su due cittadine dell’Alta Galilea e sul Kibbutz Neot Mordechai in cui gruppi di bambini si avventuravano in una rischiosa visita scolastica, dopo tanti giorni di cautela e di rifugi. Hanno fatto in tempo a rifugiarsi, ma tutta Israele ha visto filmati i loro pianti e l’inutile tentativi delle maestre di calmarli mentre nel buio del rifugio si sentivano le sirene.

Israele non ne può più, tutto il nord è occupato dalla violenza del proxy dell’Iran, che però sta trattando con Trump. Il Presidente americano dunque nei giorni scorsi ha chiesto a Netanyahu in modo perentorio di lasciar stare Beirut. Ma la disperazione delle famiglie, mentre i soldati seguitano a cadere nel mezzo del cessate il fuoco (solo ieri due ventenni sono stati seppelliti, e sono più di dodici uccisi dalla tregua) non è più contenibile con promesse: Netanyahu che alla riunione di gabinetto di prima mattina aveva annunciato che Israele non avrebbe sopportato oltre gli attacchi continui, dopo aver comunque rivendicato la presa strategica della rocca di Beaufort, la distruzione di grandi strutture sotterranee, prodromi di programmate invasioni in Israele, e la robusta presenza dell’IDF sul territorio, ha dato l’ordine. Nella mattina un altro fronte aveva mostrato la sua faccia, quella del terrorismo interno, nel cuore di Israele, vicino ad Herzlya, pressso Tel Aviv, dove un arabo israeliano, cosa che ha destato tragico sconcerto, armato di un’arma “Carlo” ha attaccato i passanti in una stazione di benzina, e poi ha seguitato a dargli la caccia durante l’inseguimento: un morto e quattro feriti sono la sua preda. Lui, Omar Mandar Yassin, è stato eliminato. Intanto a Creta veniva sventato un attentato terroristico contro turisti israeliani che stavano sbarcando. 

Le conseguenze dell’attacco a Beirut possono diventare mondiali. L’Iran maneggia i suoi proxy come burattini, e se ne fa scudo a suo comodo. Dato che aveva imposto come prezzo della prosecuzione della trattativa con Trump che Israele non attaccasse gli Hezbollah, adesso si presenta come il grande vendicatore, e Israele: l’Iran, ha scritto su X Ebraihim Rezai, spokesman del Comitato per la Sicurezza “darà una risposta ferma e dura all’attacco del regime sionista. Stanotte guardate il cielo dei territori occupati” intendendo per questo l’intera Israele. Trump non sembra scandalizzato per l’intervento israeliano, ha solo chiesto “obiettivi precisi”, ma è consapevole che Netanyahu ha stabilito da ieri una regola precisa: se Hezbollah attacca, Israele va a Dahiyeh. L’Iran ora può decidere che nello scontro con Trump gli conviene tentare su Israele la stessa deterrenza che usa con gli Emirati e crescere in minacciosità, oppure che si può accontentare di una risposta relativa per non destare l’ira degli Usa ma ribadire il suo odio e la sua gestione degli hezbollah. La notte forse porterà risposte.  

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com/articoli/i-jet-di-israele-colpiscono-beirut-l-iran-furioso-occhi-al-cielo-6653.htm

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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