Con un simpatico accordo fra gentiluomini, chiamiamoli così, si è già chiusa la partita per le elezioni regionali in Toscana, con mesi di anticipo sulla data prevista per il voto. Vorremmo qui commentare che si tratta di uno straordinario caso di antivedenza politica, invece siamo costretti a prendere nota di una ulteriore degenerazione del malcostume mercantile che nella nostra terra – un tempo culla di civiltà e di cultura anche politica – è stato sancito dallo scellerato accordo, stretto a suo tempo fra centrodestra e centrosinistra, per aumentare il numero dei consiglieri regionali – uno scherzetto che ci è costato otto milioni e mezzo di euro l’anno – in cambio dell’abolizione del voto di preferenza. La resa totale alla partitocrazia, la restituzione di ogni potere decisionale ai partiti con la conseguente privazione di qualunque possibilità di scelta per i cittadini, è ormai acclarata e non si tenta neanche più di nasconderla dietro ipocrite maschere democratiche. Il Pd, tuttora leader incontrastato in Toscana, esprime un candidato unico alla guida della regione, l’attuale assessore alla Sanità Enrico Rossi, dopo che il competitor interno Federico Gelli è stato convinto a ritirarsi, in cambio della poltrona della Presidenza del prossimo Consiglio Regionale, e dopo che, con un patto di non belligeranza siglato, pare, addirittura per iscritto, i Socialisti hanno assicurato il loro sostegno in cambio di un assessorato, si dice alla Cultura, per il loro Segretario Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale uscente. Ora, il prossimo 3 dicembre ci saranno le primarie del Pd, che a dirlo sembra uno scherzo, visto che il candidato è unico e non si capisce cosa siano chiamati a decidere gli iscritti al partito, che dovrebbero pure versare due euro per votare la candidatura di Rossi che, nel frattempo, si è portato così avanti da avere praticamente già deciso anche l’assegnazione degli assessorati nonché gli incarichi di consolazione per gli esclusi. Una velocità d’azione di cui ci sarebbe veramente da rallegrarsi se non fosse messa in atto a danno della libertà di scelta degli elettori toscani. Ma in realtà non abbiamo nulla di cui meravigliarci, la legge elettorale nazionale, copiata pari pari da quella regionale toscana, va nella stessa direzione ed ha sancito ormai da tempo l’esercizio di una democrazia formale e non sostanziale; siamo diventati i notai dei partiti, andiamo a votare per ratificare scelte prese da altri e siamo totalmente esclusi dai meccanismi e dalle dinamiche che dovrebbero costituire il cuore pulsante di una democrazia autentica e funzionante non solo nelle forme ma anche nei contenuti. Il progressivo degenerare del bipolarismo bastardo all’italiana, nato in laboratorio ed affatto rispondente alla nostra effettiva realtà culturale, storica e politica, ha comportato una definitiva esclusione dei cittadini da ogni partecipazione effettiva alla vita democratica del paese, a tutto vantaggio della ormai straripante partitocrazia. Nessuna possibilità di ricambio generazionale, individuale, sostanziale è data: si perpetuano riti bizantini ed arcaici, si gestiscono incarichi, elezioni, decisioni come se partiti e cittadini fossero due universi paralleli destinati a non incontrarsi mai, senza che vi sia alcuna concreta possibilità di intervento per tentare, quanto meno, di cambiare questa situazione. Siamo del tutto privi di strumenti democratici atti a favorire la nostra partecipazione attiva alla politica: le primarie, quando vengono fatte, sono del tutto inutili, visto che quasi sempre si afferma la logica ridicola del candidato unico, le strutture di partito sono chiuse ed impermeabili ad ogni possibile penetrazione esterna, si procede per lobbies, conventicole, parrocchie, sette, satelliti dei partiti politici che prescindono per loro stessa natura da qualunque forma di selezione meritocratica, qualitativa, propositiva e non fanno altro che fiancheggiare colpevolmente, ma vantaggiosamente rispetto ai propri interessi, le due grandi coalizioni che si sono spartite il potere e le spoglie di questo agonizzante paese. Di questa resa totale, in realtà, siamo colpevoli tutti. Pronti a dividerci in opposte tifoserie, se opportunamente vellicati nelle nostre miserie di bottega, siamo in realtà noi per primi cittadini di scarso valore, del tutto insipienti di fronte al richiamo di una democrazia agonizzante, ma sempre pronti a cercare l’appoggio del potente, del feudatario, del vassallo sia pure di estrema provincia, pur di campare, pur di ottenere qualcosa, pur di accattare una briciola di benestare. E così, siamo ancora quelli di Franza e Spagna purchè se magna: un paese senza cittadini consapevoli che esprime i governanti che si merita. Con buona pace di chi disse: fatta l’Italia bisogna fare gli italiani; non sapeva, il malcapitato, che gli italiani dell’Italia non sanno che farsene, vivono ancora negli staterelli preunitari, dove c’è una autorità superiore che si occupa di loro e li solleva persino dal pensare.
ChiBo

La domanda che, mi pare, ci accomuna tutti è la stessa: che fare? Io direi: svegliamoci, dal sonoo della ragione che è stato indotto da tante scelte di convenienza, da compromessi quotidiani, dalla stanca convinzione che tutto passi sopra le nostre teste. Intanto, siamo qui a parlarne perchè esiste uno spazio come Pensalibero dove questo confronto è possibile. Ecco, questi spazi andrebbero moltiplicati e bisognerebbe che i cittadini non fossero disposti a riunirsi solo per fermare la tramvia che gli passa sotto casa, ma anche per riappropriarsi di qualcosa di molto più importante, ovevro la nostra libertà di scelta, il valore autentico del nostro voto. Cominciamo a parlarne, non solo in rete ma anche in assemblee.
Lapidaria, amara e purtroppo corretta l’analisi di Chiara che condivido. Mi domando solo dove siano finiti tutti quei fiorentini che, in occasione del Referendum contro la tramvia, risultato poi fondamentale per gli attuali ripensamenti, si stracciavano le vesti all’idea della spesa ritenura assurda e inutile. Oggi che si dovrebbe andare a votare le primarie con un unico candidato tutto tace. Se non ho capito male i costi saranno a carico della regione, cioè di tutti noi, anche di quelli che non andranno a confermare il nome di Rossi già deciso e non certo del PD. Mi domando che senso abbia tutto questo, solo dare due euro al PD? Che senso ha andare a votare le regionali quando i partiti già sanno chi sarà il presidente, chi il vice e chi occuperà i vari assessorati. Ma il “sonno della ragione” continua a dominare o siamo davanti all’assurdo che se un ordine arriva da sinistra (ma dove è la sinistra in Toscana?) va tutto bene e se una cosa anche intelligente viene detta da un’altra parte va avversata a prescindere? La tentazione sarebbe disertare le urne a marzo: se è tutto deciso che almeno non lo sia anche in mio nome.
Certo,l’ analisi è corretta, e la riflessione così amara che più amara non si può. Anche perchè andrebbe raccontata bene la storia del referendum sulla legge toscana, avversato in ogni modo ,sinanco innovando la legge sulla modalità di raccolta delle firme. Che fare ? Quali progetti positivi ? Intanto discutiamone continuamente ,in ogni occasione e con chiunque ,senza rinunciare alla questione. Opponendo ai referendum di parte l’idea di un referendum per tutti i cittadini,teso a ridare un senso alla parola “elezione” ( da eligere,che voleva dire scegliere ,almeno un tempo). E magari ,nel frattempo ,sostenere apertamente i Partiti che presentino nei loro programmi il ripristino delle “preferenze” nel voto. Con scheda bianca qualora non ce ne fossero.
Certo ,occorre liberarsi mentalmente dalle scuderie ,camarille ,cupole ,logge e confraternite…
Sottoscrivo in pieno l’amara riflessione, anche se, bisogna ammettere che alle ultime primarie nazionali del PD non era tutto già scritto. A parte Marino che era già fuori – e lo si sapeva – tra Franceschini e Bersani c’è stata incertezza fino all’ultimo. Spaventa semmai quello che è accaduto al Sud, soprattutto in Calabria e Campania: primarie nei circoli viziate dai capibastone mafiosi e le tessere del partito come piovesse.
Io dico allora: l’analisi è corretta. Troviamo, ora, un modo per uscirne? Proposte, idee? Progetti positivi?
Certo che la legge elettorale fu varata con il sostegno del centrodestra, era il risultato del patto di cui parlo nel pezzo. E’vero che non si è risuciti a raccogliere firme sufficienti per il referendum su base regionale, nutro i miei dubbi sull’esito di un eventuale referendum a livello nazionale. La verità è che la maggior parte delle persone pensa che questi problemi non la riguardino, come se invece di vivere in questo paese fossero alieni piovuti qui per caso. I problemi quotidiani sono il portato di una classe politica che mira solo al mantenimento del potere ed alla conservazione di uno status quo ante, e finchè non ce ne renderemo tutti conto, continueremo ad essere privati di ogni forma di partecipazione. Sbarcare il lunario è attività difficile per tutti, ma dovremmo capire che, se non si fa uno sforzo in direzione di un cambiamento, perdiamo tutti. In realtà, i cittadini si sono lasciati convincere che la politica non li riguarda e dunque a firmare deleghe in bianco ai partiti che sono così generosi da occuparsene per conto loro….
Chi è causa del suo mal….
La parte più importante, come scrive Chiara, è proprio quella che riguarda i cittadini della Toscana. Sono buoni a togliere la pelle ai politici con le loro battute, ma poi tutto finisce li. Lo dimostra il referendum sulla legge elettorale toscana che fu tentato ma non riuscì a raccogliere le firme.
Se ci fosse il referendum sulla legge elettorale nazionale (il porcellum) che è la fotocopia di quella della Toscana, sono sicuro che di firme se ne troverebbero a milioni nella nostra regione.
Se tutto è già “deciso”, non sarà anche perchè in Toscana il centrodestra è inesistente come classe politica e abbastanza propenso a trovarsi stranamente d’accordo con chi governa?
Anche la legge elettorale, se ben ricordo, fu varata con il sostegno entusiasta del centrodestra.
La legge elettorale che esclude l’elettore è solo una componente. Ma il dato ferreo che nessuno si preoccupa di spezzare è il cattolicesimo sanitario e ospitaliero che fa sognare in Toscana l’eden italico. La prevenzione da inflessibile religione sanitaria si è sposata alla vecchia vigilanza dei compagni contro la salsa cilena e di paura in paura s’è estesa a forma mentis morale e intellettuale. Ma prevenire tutto ovunque significa ingessare e basta, come dimostra l’anticultura della cultura organizzata per foraggiare cooperative e clientele attraverso mostre e eventi uno più vuoto dell’altro. E poi fisiognomica docet, Martini e Rossi hanno la stessa inflessione mielosa, anzi direi che in Rossi non appaiono nemmeno quegli spiragli di recita che in Martini fanne balenare il dubbio. Dopo il cardinale arriverà un prete di frontiera intransigente e giacobino sereno. M.S.
Sieto proprio messi male Chiara. Nel veneto almeno abbiamo lo scontro tra Galan e la Lega, che fanno impazzire PD e UDC, i quali si stanni sbracciando per avere la primogenitura dell’appoggio “esterno”!