
A Meloni, come ad altri politici di questi tempi, i discorsi vengono in gran parte scritti da esperti in funzione del momento, dell’obiettivo polemico che si vuol colpire.
Il pensiero politico si indebolisce e l’analisi lascia il posto ad un dibattito pubblico troppo basato sulle emozioni.
Per questo io credo che le invettive meloniane meritino anche una risposta argomentata affinché non possa insinuarsi il dubbio che nel Manifesto per l’Europa ci siano parti da cancellare o tenere nascoste, superate o peggio influenzate da ideologie dittatoriali.
Vediamo i tre punti sollevati da Meloni contro il Manifesto.
“L’Europa dovrà essere socialista” scrivono Spinelli, Rossi e Colorni, nel senso che “un’Europa libera e unita” dovrà porsi l’obiettivo della “emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane “.
Oggi -non so voi- ma io sono completamente convinto di questo pensiero, di questo ideale di una società diversa che, come recita anche la nostra Costituzione, metta al centro i lavoratori e punti a creare un socialismo umano e democratico.
La seconda invettiva meloniana è rivolta al tema della proprietà privata che secondo gli antifascisti di Ventotene deve essere “abolita, limitata, corretta ed estesa caso per caso”.
E ancora: “l’ordine economico e sociale dovrà eliminare le profonde disuguaglianze che oggi consentono a pochi di dominare effettivamente la vita degli altri, restituendo alla società il senso della dignità e della solidarietà umana.”
“L’accumularsi di enormi ricchezze in poche mani ha permesso la creazione di potenti monopoli economici, i quali, dominando il mercato e le risorse, impongono la loro volontà alla collettività e agli Stati stessi.”
Il Manifesto di Ventotene propone quindi un sistema economico regolato, in cui la proprietà privata non venga abolita, ma limitata nei suoi eccessi per garantire equità e giustizia sociale. Si oppone ai monopoli e al potere incontrollato della grande impresa, promuovendo un’economia più equilibrata e orientata al bene comune.
Personalmente metterei queste frasi nel programma fondamentale del Partito Democratico perché sono di una grande attualità, oggi forse più di allora.
Quanto del terzo rilievo di Meloni contro il Manifesto, esso si riferisce al contesto specifico del 1941 con la dittatura fascista e nazista che doveva essere rovesciata.
Il partito rivoluzionario non è pensato da Spinelli, Rossi e Colorni per sostituire la democrazia, ma per guidare il passaggio da un sistema autoritario e ingiusto (come quello fascista e nazista dell’epoca) a “uno nuovo, più giusto e democratico.”
Infatti, la rivoluzione contro il vecchio sistema è vista come la condizione per arrivare ad un regime democratico e ad una Europa federale, affinché si formi il vero Stato e la nuova vera democrazia.”
È proprio quello che è avvenuto con la Resistenza Europea e italiana e con l‘abbattimento dei regimi fascista e nazista.
La rivoluzione democratica si è però compiuta solo negli Stati nazionali e ancora è da realizzarsi pienamente in Europa.
Meloni rappresenta proprio gli sconfitti di quella rivoluzione e per questo non può sopportare il Manifesto di Ventotene.
Mentre noi lo riteniamo un testo di grandissimo valore ideale e programmatico.
Viva dunque il Manifesto di Ventotene, leggiamolo tutto e, almeno a sinistra, difendiamolo dagli attacchi, riscopriamolo interamente contro le versioni edulcorate e lottiamo per realizzarlo.
Per chi fosse interessato alla cronaca, si deve ricordare anche che Spinelli fu uomo di sinistra, giovane comunista, mai stalinista, antifascista e poi deputato europeo nel 1979 eletto nelle liste del
PCI e poi nel 1984 in quelle del PSI.
Enrico Rossi

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