Cambiare la società attraverso il diritto, surrogando l’azione politica. E’ il cancro che sta divorando l’Italia. La teoria è un portato ideologico del ’68, l’ultimo ma il più pericoloso.

E’ quindi di tutta evidenza che bisogna reagire e riformare in profondità la giustizia per impedire che manovre simili possano verificarsi. Ma come? Santificando Berlusconi anche quando, come nel caso Ruby, è di tutta evidenza che non organizzava ad Arcore cene per educande? Marciando sul Tribunale di Milano? Potrebbe anche essere una strada ma non funziona. Primo perché in tutti gli anni in cui Berlusconi ha governato non si è riusciti a fare niente, pur provandoci, secondo perché in una democrazia non si possono ammettere sacche di impunità e la divisione dei poteri non può essere messa in discussione. Appellarsi a Napolitano è stata una mossa tutta tattica che rivela impotenza. La risposta deve essere politica. Ma ci vuole un governo che abbia, oltre ai voti, l’autorità morale per fare quello che serve davvero a questo Paese: una riforma vera della giustizia che è il primo dei problemi italiani. Per ora un governo di questo tipo non è all’orizzonte.

ma nella realtà tutti quelli che hanno pagato le tangenti in un sistema corrotto, lo SANNO e vanno anche a votare, è possibile che la corruzione possa far loro comodo, ma di certo basta una defaillance per far scattare il sospetto di chi era rimasto fuori dal gioco e avvisare la magistratura e poi c’è anche una confessione, se ben ricordo Craxi accusò il sistema: “lo fanno tutti”!
forse la colpa di Craxi è stata quella di aver preteso una tangente più alta degli altri