Il dopo elezioni è stato un brusco risveglio. Tutti contro tutti in gioco al massacro il cui conto finale sarà rimesso al Paese. Le contraddizioni del M5S.

Nella lunga notte politica, in uno scenario popolato di “belve feroci”, personaggi delle fiabe, oggetti magici vari dallo spread ai sondaggi pre-elettorali, siamo stati trasportati dalla realtà in un sogno il cui esito finale era noto fin dall’inizio. Infatti i dati relativi alla partecipazione al voto hanno restituito l’ormai annunciato senso di sfiducia verso i “vecchi” partiti politici: comparando i valori percentuali delle votazioni del 2008 con quelle più recenti, tutti i partiti hanno perso una significativa percentuale di voti, che si sono spostati sui nuovi movimenti. Il dopo elezioni è stato un brusco risveglio e, come nei migliori racconti epici, sarebbe straordinario poter asserire che l’alba di un nuovo giorno è cominciata; invece, ascoltando i soliti noti, sembra di essere prigionieri di un incubo interminabile.
Lungi da me l’intento di un’analisi dei risultati, bensì la volontà di condividere una riflessione purtroppo amara: i problemi della gente sono finiti in quel luogo “sospeso” fra sogno e realtà dove tutto è alterabile e facilmente dimenticabile. Improvvisamente non si parlava più degli esodati (tema più che sottolineato, e giustamente, per evidenziare un errore del governo tecnico), non si è più parlato della difficoltà delle persone di arrivare a fine mese e di mettere insieme il pranzo con la cena, non di aziende che chiudono ogni giorno ad un velocità inquietante… e l’elenco potrebbe continuare ad oltranza. Il problema di una classe dirigente che, pur sapendo, non è stata adeguatamente responsabile (res-ponsabile, capace di portare risposte) a partire dalla volontà di cambiare e migliorare una legge elettorale, che così ci ha condotti all’ingovernabilità. Il M5S ha acquisito un’alta percentuale di voti eppure stiamo parlando di un movimento che fin dalla sua nascita si è posto come “forza di opposizione al Regime, è contro i vecchi partiti e la vecchia logica politica”, stiamo parlando di un movimento che non intende partecipare ad un governo di coalizione, non intende votare la fiducia a Bersani o ad alti esponenti del Pd, che è disponibile soltanto a dialogare sulle singole proposte di legge. Era questa la grande rivoluzione, un parlamento senza governo?
Nonostante tutto questo, in questi giorni, ascoltando gli interventi nei vari talk show televisivi, si continua ad assistere al solito vecchio gioco: ”è tutta colpa di….”, ad un grado così assurdo che adesso la colpa è degli elettori perché hanno sbagliato a scegliere. Il sonno della ragione genera mostri ed ora, volenti o nolenti, dobbiamo confrontarci con essi.

Complimenti Cristina Lei mostra davvero intelligenza e profondità. Mi piace il suo pezzo e sopratutto la lettura intima degli accadimenti. Grazie. Esistono ancora giornalisti o pensatori liberi.