Se si deve far politica, la sua regola prima è il realismo. Capiterà anche ai 5Stelle.
Ora che riprende su tutti i canali la terrificante stagione dei talk show televisivi, verrebbe da chiedere – a nome dei telespettatori incolpevoli – l’introduzione di una regola propedeutica: un accordo per smettere di rinfacciarsi un eterno “dove eri?”, “che cosa hai fatto quando potevi fare?”.
Insomma, far tornare a valere il futuro, le cose da fare, non il passato che non è stato.
I nostri partiti sono tutti molto giovani, hanno al massimo una decina di anni; la Lega Nord è il più antico movimento politico italiano.
Caduti gli steccati del fattore K, che impediva al PCI di andare al potere, a questo punto hanno però governato tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra, con una sola eccezione, i 5 Stelle, cosa che dà ai grillini una invidiata posizione di vantaggio perché sono gli unici a poter dire io non ci sono mai stato, io sono depositario dell’innocenza totale. Quanto durerà, però? Ricordiamo bene, anche per testimonianza personale, l’arrivo a Roma della prima Lega, con la ferrea disciplina inflitta agli eletti perché Roma non li contaminasse: vita monastica e controllo reciproco. Ma ricordiamo anche i tempi brevi intercorsi perché la cronaca mondana de “il Messaggero” registrasse le presenze leghiste nei locali giusti. Ma la Lega penitenziale è diventata poi forza di Governo, e ha espresso anche una classe dirigente proprio perché gli slogan sono slogan, ma Roma ladrona può anche aiutare i Sindaci delle nostre parti che hanno bisogno di qualcuno che si occupi del territorio e i leghisti spesso hanno saputo farlo. Insomma, si parte con grandi propositi moralistici, si sale sui tetti, ma poi si devono fare i conti con la realtà, che è dura, perchè è fatta di cose complicate: vincoli europei, globalizzazione, crisi economica, Borsa, disoccupazione. E bisogna metterci le mani. Tutto cambia, perché se si deve far politica, la sua regola prima è il realismo. Capiterà anche ai 5Stelle. Il Sindaco di Parma, che è quello da più anni al potere, proprio per realismo ha ammainato la bandiera del no all’inceneritore, che infatti – per al gioia dei disastrati conti pubblici locali – funziona benissimo. Ma è ancora un po’ poco per trascinare anche i pentastellati nel gioco retorico delle incoerenze. Per ora, appunto. Anzi, Grillo lo capisce talmente bene che prende già le distanze dalle scelte fatte con Casaleggio (lui dice con la “rete”) nella primavera 2013, per cancellare le tracce non tanto di quel deputato che predicava contro gli USA perché impiantano i chip nel cervello della gente, quanto delle decine di “cittadini” che hanno cambiato aria, ribellandosi alla caserma a 5 stelle. I nodi verranno al pettine quando si tratterà di rispettare la regola del massimo due legislature (ve lo vedete Di Maio che torna a Napoli a fare lo studente?).
Ma, se si introduce la regola televisiva che auspichiamo, smetterà quanto meno il girotondo che ha avvelenato anche l’ultimo dibattito, quello delle lezioni impartite sul tema immigrati da chi ha fatto la vigente legge Bossi-Fini, ha firmato il trattato di Dublino, ha aperto il Cara di Mineo, ha fatto entrare un numero elevato di immigrati clandestini, mandandoli a “ciabattare” in tutta Italia, con spese non inferiori ieri a quelle di oggi.
E’ pur vero che quando accadeva tutto questo, Salvini era a Radio Padania a dar sfogo a tutti coloro che agli immigrati avrebbero voluto sparare cannonate, o a coloro che plaudivano il pulitore di treni Borghezio.
Ma insomma, nessuno è davvero immune e sarebbe più bello che il successo nei sondaggi venisse dalla capacità propositiva degli uni e degli altri.
La noia di sentire rimproverare a Renzi le malefatte di Buzzi e di sentir ricordare eternamente a Salvini i diamanti di Belsito, potrebbe finalmente lasciar posto a cosa va fatto realmente –in concreto, senza slogan – sull’altra sponda del Mediterraneo, cosa almeno per metter fine alla vergogna dell’infinita attesa del riconoscimento della differenza tra rifugiati e clandestini.
Azzuffarsi in TV per scelte fatte e da fare è certo più utile che azzuffarsi per le colpe degli avi, tanto Ghedaffi e Saddam Hussein non resuscitano, se qualcuno mai li rimpiangesse.

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