Non ho seguito molto la nascita della Costituente socialista, devo dire,ma non certo per mancanza di interesse o di rispetto per questa iniziativa cruciale e decisiva, tanto mai attesa da quel che si sente in giro, anche da chi non ha mai votato socialista: piuttosto è stato per un malcelato senso di non –appartenenza a quella Storia ,una specie di disagio, come quando ci si sente fuori luogo.
Fin dal momento in cui non mi sono pervenuti gli stessi inviti di Chianciano, ho subito afferrato che la cosa era proprio di famiglia e non ho avuto dubbi, nel mettermi da parte.
E non capisco come, tra tutte le cronache politiche, la stampa scritta o televisiva non ne abbiano sinceramente approfittato: forse non hanno chiaro l’invergatura del progetto, forse le migliori penne erano già in ferie.
Il caso è che il dado e tratto e da oggi in poi il polo socialista si pone come alternativo agli altri due.
Sulla corsa agli armamenti, sottoforma di ( tardivi, distanti ) proclami di adesione, andrei più cauta; sullo slancio ideale che è sotteso all’intera operazione invece no. L’entusiasmo è vero ed ancor più vera è certa rabbia per come la sinistra riformista ha governato, fino ad oggi.
Anni di “amministrazioni di sinistra” senza senso e scandaletti di varia umanità, anni di perenni fasi critiche e di recessioni economiche e di politiche tutte volte a mantenere quello status quo di cui tanto ci si lamentava, prima di votare.
Ebbene adesso che la diaspora è finita ed il generale vuoto delle idee (post-comuniste e neo-liberali) dei partiti di governo, come degli altri esclusi dal potere, pare evidente, può essere il momento dello scatto in positivo, del passo avanti, per i riformisti veri.
Non solo non mi offende che si sian chiusi tra le loro stesse file, ma ne rivendico il diritto sacrosanto: il passaggio della linea per una comune lotta e per il superamento di un passato scomodo e glorioso insieme, non è da poco, neppure da un punto di vista personale, cioè emotivo.
Come me, altri compagni sono stati esclusi, per esempio i radicali. Ho colto il loro lieve, anzi leggero disappunto in questi giorni e non me ne sorprendo più di tanto, avendo io stessa ragionato in modo erroneo, per un momento; insisto allora nell’ inquadrare questo appuntamento a Roma , come una festa familiare, intima e commossa. Come un felice secondo matrimonio tra coniugi che si erano lasciati ,prima che una nascita. Speriamo adesso che l’erede nasca vivo e sano.
Elena Ronconi

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