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I bambini soldato alla guerra culturale

Col dovuto rispetto, la donna che vende il figlio non è il problema. Il problema è il bambino-merce. Compresi i ristorni in caso di prodotto difettato, le garanzie e le assicurazioni. Se non continueremo a dire che facciamo a degli umani quello che vietiamo di fare ai cuccioli, ovvero li separiamo dalla madre brutalmente e all’improvviso, contando e sperando nell’oblio, perderemo. Stiamo già perdendo. Non serviranno task force che girano il mondo per intentare processi che moriranno di prescrizione.

di Luca Rampazzo | 23 Marzo 2023
Una campagna politica contro la maternità surrogata (fonte Wikimedia Commons)

Come ci insegna la grande crociata degli asterischi, le parole cambiano il mondo e chi le conquista, vince. Questo spiega perché oggi, sui temi etici, la destra insegue e, di fondo, si prepara a perdere. La prima battaglia di questa lunga guerra per l’anima della nostra nazione, infatti, è stata persa quando si è iniziato a parlare di “utero in affitto”. Il primo problema, vedete, è che fondamentalmente, nessuno affitta l’utero. Perché nessuno paga tale affitto. Quindi, di riflesso, quando la sinistra è arrivata con termini pucciosi tipo “gestazione per altri” e “belly mommy”, non abbiamo avuto un terreno solido su cui combattere. E siamo dovuti arretrare. 

La controffensiva è partita sulla base dell’ancora più sentimentale battaglia delle povere donne straniere sfruttate da avidi omosessuali. Altro autogol: la maggior parte di chi usa questa pratica abominevole è etero. E nel calderone così ci finiscono pure le donne che si fanno impiantare ovuli fecondati da altri, ma poi tengono il bambino. Che, ovviamente, dovrebbero ricevere un discorso a parte. Per non parlare dell’intero tema adozioni. Ma come, no maternità surrogata e no adozione automatica per il compagno o compagna del genitore biologico?

Siamo caduti in una confusione totale perché non siamo stati chiari fin dall’inizio: questa è, niente più e niente meno, che tratta di esseri umani. La gente non paga per avere un utero. Paga perché la donna rinunci, nelle forme e nei modi imposti dalle singole legislazioni, al proprio dovere di genitore e ceda i diritti sul bambino a terzi. Quindi, in termini più prosaici, si sta comprando un bambino.

Che non è il figlio di qualcuno che aveva bisogno di una incubatrice umana. Perché, ad oggi, un bambino senza chi lo porta nove mesi, non esiste. Quella non è una incubatrice. Il frutto del parto non è il figlio di qualcun altro. Quella è una madre che sta vendendo la sua qualifica di madre. E con essa, il bambino.

Questi piccoli soldati della guerra culturale in atto sono vittime di tratta degli esseri umani. E quanto si sta chiedendo oggi, qui, non è tutelare un loro diritto. Non ci sono diritti del minore in pericolo. Qui si sta chiedendo di tutelare i diritti di alcuni acquirenti. Acquirenti facoltosi e rumorosi. Che chiedono automatismi per evitare domande scomode. 

Quindi, col dovuto rispetto, la donna che vende il figlio non è il problema. Il problema è il bambino-merce. Compresi i ristorni in caso di prodotto difettato, le garanzie e le assicurazioni. Se non continueremo a dire che facciamo a degli umani quello che vietiamo di fare ai cuccioli, ovvero li separiamo dalla madre brutalmente e all’improvviso, contando e sperando nell’oblio, perderemo. Stiamo già perdendo. Non serviranno task force che girano il mondo per intentare processi che moriranno di prescrizione.

Bisogna dire chiaramente che è in atto la più grande tratta di schiavi dai tempi di Lincoln. E ricordare che non esiste società libera dove gli individui vengono venduti e comprati. Altrimenti vincerà l’idea dell’uomo come strumento. Il bambino come strumento della felicità di due egoisti che pretendono di averne uno su misura. Comprandolo, se necessario. E’ la battaglia dei nostri tempi. La destra ha gli strumenti e la popolarità per vincerla.

Quello che manca è la cultura e gli argomenti per farlo, temo.

Luca Rampazzo 

Pubblicato in : EditorialeTag: bambino, battaglia, discorso, figlio, mondo, nazione, soldati, usa

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    23 Marzo 2023 alle 16:32

    Diamoci un altro po’ di tempo e ci salveremo la co-scienza con la macchina della scienza che produrrà bimb* secondo i nostri più evoluti desiderata. Così la profezia del Superuomo si sposerà con il pensier di Plato che raccomandava la gravidanza alle donne idonee, con tutti gli oneri e gli onori a carico della società.

    Rispondi

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