
La vicenda Mancini si è compiuta.
Una roba piuttosto imbarazzante e sgraziata.
Le modalità che hanno condotto all’evento sono note.
E ingiustificabili per maldestria prima ancora che per mancanza di senso di coscienza.
Ma è stucchevole moralisteggiare.
La questione è altra.
E tanti lo dicono: “sono proposte difficili da rifiutare nel professionismo”. E il calcio è uno sport di squadra totalmente professionistico.
Io, pure, non posso che concordare con l’assunto e trovare risibili, nella loro obsolescenza, petizioni come: bandiera, appartenenza, amor di patria.
Le cose non stanno più così da tempo.
Ma c’è un però. Una questione da chiarirsi.
Almeno per me.
Che, invero, stento a capire cosa spinga professionisti che hanno guadagnato e continuerebbero a guadagnare cifre che garantiscono loro e diverse generazioni familiari di vivere negli agi, a essere così protesi a incassare somme sempre più colossali.
E, in materia, gli arabi non li batte nessuno.
Possibile sia solo cupidigia?
Oppure la vera gara tra i professionals sono solo gli emolumenti?
Mancini si sente più figo di Guardiola per quei 25M annui?
Resto nel dubbio.
Considerato che il nesso tra tanta generosità e tanta disponibilità è la promozione di un’immagine “esportabile” di un paese assai al di sotto degli standard umanitari di base, oscillo tra un’arcigna condanna, una rassegnata amarezza e una freganza profonda che anela l’iperspazio.
Stefano Pillitteri

Contenuto espresso con eccellenza.
Sunto senza ipocrisie: l’unico valore che stiamo trasmettendo da tempo ai nostri figli è IL DENARO.
Nessuno si meravigli dei pessimi esiti che questo “valore unificato” avrà sul prossimo futuro sociale del mondo, con avanguardie purtroppo già ben visibili.