• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

I 107 “senatori di diritto” che nel 1948 arginarono la deriva demo-clericale

Tra quei “patres” vi erano molti repubblicani, anticlericali militanti e persino massoni notori.

di Aldo A. Mola | 7 Febbraio 2021

La III Disposizione transitoria e finale della Costituzione in vigore dal 1° gennaio 1948 stabilì che “per la prima composizione del Senato della Repubblica” fossero nominati senatori i deputati eletti all’Assemblea costituente il  2-3  giugno 1946 forniti di determinati requisiti. Il “privilegio” una tantum fu riconosciuto a ex presidenti del Consiglio dei ministri o di assemblee legislative; ai membri del disciolto regio Senato ma non “epurati” (una “trappola” il cui esame richiederebbe da solo ampio spazio); a chi fosse stato eletto deputato almeno tre volte (anche alla Costituente); a quanti erano stati dichiarati decaduti dalla Camera con l’iniqua legge del 9 novembre 1926 e avesse scontato pene di reclusione non inferiore a cinque anni inflitte dal Tribunale speciale  fascista per la difesa dello Stato. Furono nominati senatori di diritto” per quella prima legislatura repubblicana  anche gli ex senatori del Regno componenti della Consulta Nazionale  durata in vita dall’estate 1945 al 1946.

  Se si fossero candidati alle elezioni poi fissate per il 18-19 aprile 1948 i beneficiari del privilegio decadevano  automaticamente dalla nomina “una tantum” alla Camera Alta. Come imposto dalla III Disposizione transitoria e finale  (ma solo il  22 aprile 1948),  venne emanato il decreto del Presidente della Repubblica (Enrico De Nicola) che elencò i 107 senatori “di diritto” del primo Senato della repubblicano.                

  Quei “patres” erano in gran parte anziani, provati dalla storia. Ventidue morirono nel corso della legislatura. Però ebbero un peso determinante anche se oggi è dimenticato e completamente ignorato dalla “narrazione”, secondo la quale il vincitore delle elezioni, Alcide De Gasperi, non formò un governo di soli democristiani perché contava 305 seggi alla Camera su 630 e 131 al Senato su 315. In teoria avrebbe potuto fare tutto da sé cercando l’appoggio di una manciata di “volenterosi” a destra e a manca.

   A impedirglielo fu proprio la composizione politica, culturale e “storica” dei 107 senatori di diritto. In massima parte infatti essi rappresentavano l’Italia anti-fascista ma anche quella ante-fascista: liberali, democratici, socialisti riformisti e cattolici di quel partito popolare che per anni aveva votato a favore del governo Mussolini e se ne era dissociato solo quando assunse il volto di regime di partito unico.

  Per di più tra quei “patres” vi erano molti repubblicani, anticlericali militanti e persino massoni notori come, tra altri, il generale Roberto Bencivenga, Eduardo Di Giovanni, Cipriano Facchinetti, Meuccio Ruini (già presidente della Commissione dei Settantacinque che varò la bozza della Costituzione) e Arturo Labriola, che era stato ministro del Lavoro nel V governo Giolitti e persino gran maestro del Grande Oriente d’Italia a Parigi dal 1932.

  Tra i 107  furono nominati senatori il vercellese Mario Abbiate, il monarchico Tullio Benedetti,  Alberto Bergamini, Ivanoe Bonomi, Giuseppe Canepa, Alessandro Casati, Benedetto Croce,  Luigi Einaudi,  Alfredo Frassati,  Luigi Gasparotto, Michele Giua, Stefano Jacini,  Emilio Lussu,  Cino Macrelli, Enrico Molè, Riccardo Momigliano, Rodolfo Morandi, Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando, Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Giovanni Porzio, Giuseppe Romita, Carlo Sforza, Pietro Tomasi della Torretta, Adolfo Zerboglio (liberali, repubblicani, socialisti…) e alcuni comunisti tutti di un pezzo quali Ruggero Grieco, Girolamo Li Causi, Vincenzo Moscatelli, Celeste Negarville,  Giovanni Roveda, Mauro Scoccimarro, Pietro Secchia, Emilio Sereni e Umberto Terracini. Tutti ricordavano bene che nel novembre 1922 De Gasperi aveva votato a favore del governo Mussolini (di cui facevano parte esponenti del partito popolare, compreso Giovanni Gronchi) e poi della legge elettorale che aveva spianato la strada al regime.

  In sintesi la maggior parte dei 107 senatori “costituzionali” non era affatto “democristiana” e meno ancora “papista” mentre pontefice era Pio XII. Dopo aver trangugiato l’inclusione dei Patti Lateranensi nella Costituzione quei senatori si sarebbero opposti fermamente a una deriva clericale. Pertanto De Gasperi non avrebbe mai avuto la maggioranza in Senato, proprio perché i “patres di diritto” facevano la differenza. Perciò, non per “generosità” ma per necessità, egli varò il governo quadripartito formato da democristiani, liberali, repubblicani e socialdemocratici, con vicepresidente  Einaudi  (e poi il Giuseppe Saragat quando Einaudi fu eletto presidente della Repubblica) e il massone Facchinetti alla Difesa.    

   Furono quei “senatori di diritto” a salvaguardare la tradizione della Terza Italia che rischiava di essere risucchiata nelle sabbie mobili di una malintesa contrapposizione tra Roma e San Pietro anziché, come era, tra lo stalinismo e l’Occidente liberaldemocratico tutelato dagli Stati Uniti d’America e, di lì a poco, dall’ingresso dell’Italia nella Nato, strenuamente voluto dal “fratello”  Randolfo Pacciardi molto prima  e più che da De Gasperi.

Aldo A. Mola    

 Bartolomeo (Meuccio) Ruini (Reggio  nell’Emilia, 14 dicembre 1877-Roma, 6 marzo 1970).

Pubblicato in : EditorialeTag: alcide de gasperi, anni, anziani, assemblea costituente, benedetto croce, commissione, consiglio dei ministri, costituzione, de gasperi, disposizione, elezioni, giuseppe saragat, governo, grande oriente, grande oriente d'italia, italia, lavoro, legge elettorale, legislatura, Liberali, luigi einaudi, mussolini, nato, parigi, parri

Info Aldo A. Mola

Nato a Cuneo nel 1943, Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d’oro di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria, e, dal 1992, contitolare della cattedra “Pierre-Théodore Verhaegen” dell’Université libre de Bruxelles.
È direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dell’Associazione di studi sul saluzzese e del Centro studi e ricerche “Urbano Rattazzi” di Alessandria. Interessante anche il suo ultimo saggio, Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922, da cui si scopre che la «marcia su Roma» dei fascisti in realtà non sarebbe mai avvenuta.
Editorialista del quotidiano Il Giornale del Piemonte e coordinatore editoriale de Il Parlamento italiano 1861-1992, Mola ha organizzato numerosi convegni di studi, specialmente per il Ministero della Difesa (Garibaldi, generale della libertà nel 1982, e la serie Forze Armate e Guerra di Liberazione). Direttore di collane di storia per vari editori, è, dal 1967, autore di saggi. Nel 2004 riceve il Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Monarchico, è presidente di quella Consulta dei Senatori del Regno che sostiene Amedeo di Savoia-Aosta nella disputa sulla successione, e da anni sollecita il rientro in Italia delle salme dei sovrani Vittorio Emanuele III, che è tumulata ad Alessandria d’Egitto nella Cattedrale di Santa Caterina, della moglie Elena, sepolta a Montpellier, e di Umberto II e Maria José, seppelliti ad Altacomba, in Alta Savoia.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. F Campa

    8 Febbraio 2021 alle 18:42

    Godibile articolo, come nello stile di Aldo Mola. Illustra quanto rilievo fosse attribuito alla qualità dei componenti del Parlamento. E come sempre il prof. Mola ci introduce nell’argomento con fatti documentati e un linguaggio attento ed accurato. Solo una parola non trovo in linea con la sua abituale cura: quell’avverbio “persino” nel titolo: perché “persino Massoni”? Sembra quasi dire che sarebbe stato scontato escluderli. Ma i massoni per almeno un secolo avevano contribuito a fare l’Italia e e la coscienza degli italiani.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti