Una soluzione per le crisi Telecom, Alitalia, Finmeccanica.

E, nelle vicende specifiche, appare chiaro che le “finte privatizzazioni”, compiute a più riprese nella cosiddetta Seconda Repubblica, all’insegna della denuncia di Ernesto Rossi contro i monopoli privati, “privatizzare gli utili, pubblicizzare le perdite”, rappresentano l’abdicazione di una classe dirigente nei confronti del mercato. E in questa classe dirigente vanno ricompresi anche i leader sindacali italiani, che appaiono un po’ come il “Cavaliere inesistente” di Italo Calvino.
Eppure i casi Telecom, Alitalia e Finmeccanica dovrebbero consentire di rilanciare il dibattito sulle relazioni industriali in Italia. Nel nostro Paese, segnato a lungo dal prevalere di modelli sindacali fondati sul conflitto-contratto, è stato sempre visto con sospetto il richiamo ad esperienze straniere come quella della cogestione in Germania, che negli anni ’70 del ‘900 fu alla base delle rivendicazioni sindacali in Europa per la democrazia economica ed industriale.
In quegli anni si affermarono le tematiche della democrazia industriale, favorite dalle politiche di patto sociale dei governi socialdemocratici e dall’evoluzione del quadro normativo comunitario. Il modello cogestionario ha in Germania il suo paradigma, le cui basi giuridiche ed economiche sono da ricercare nella Costituzione di Weimar del 1920. La prima esperienza risale al 1951, con la legge sulla Mitbestimmung nelle imprese carbosiderurgiche, in cui i rappresentati dei lavoratori partecipano pariteticamente all’organo di vigilanza, distinto da quello di gestione. Tale legge, imperniata su di un modello duale di governance aziendale, é stato esteso alle altre aziende tedesche con più di 300 dipendenti nel 1976 (oggi il limite è di 200), ma senza la pariteticità dei rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza. In materia di partecipazione, a partire dal 1970, si sono succeduti interventi normativi anche livello comunitario: la proposta di “Regolamento di Statuto della Società per azioni europea” presentata all’epoca dalla Commissione della Cee; la V Direttiva della Cee sulla partecipazione dei lavoratori agli organi di controllo societari in ambito comunitario del 1972 sul modello della cogestione tedesca.
Nel 1975 viene approvata la prima modifica dello Statuto di Società per azioni europea e nel 1980 la direttiva Vredeling sulle procedure di informazione e consultazione dei lavoratori a livello d’impresa e di gruppi multinazionali; questa direttiva ha costituito l’ispirazione della proposta di creazione dei Comitati Aziendali Europei nelle imprese o gruppi di imprese di dimensioni comunitarie del dicembre 1990.
Nel settembre del 1994 viene approvata in via definitiva la direttiva sulla costituzione dei Comitati Europei d’Impresa, che stabilisce un diritto d’informazione e di consultazione nelle aziende transnazionali di tutti i Paesi dell’Unione europea. La consultazione prevista è molto di più di un semplice confronto tra le parti, capitale e lavoro.
Lo scopo della direttiva infatti, è consentire ai lavoratori di influenzare le decisioni strategiche delle imprese, secondo un modello che, ad esempio, potrebbe consentire a lavoratori e sindacati italiani di avere preventivamente titolo per pronunciarsi proprio in casi come quelli di Telecom, Alitalia e Finmeccanica.

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