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Hormuz, scatto a sei per sbloccare lo Stretto: Roma tra i protagonisti

Il piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz, lanciato dal Regno Unito il 19 marzo 2026, coinvolge un gruppo ristretto di sei nazioni: oltre all’Italia, partecipano Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. Londra ha annunciato un’iniziativa che coinvolge sei paesi per garantire la riapertura e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Sbloccare il transito navale dopo il blocco attuato dall’Iran, fondamentale per il commercio mondiale di petrolio (circa il 20% del totale) e gas. L’alleanza vede l’Italia affiancata da partner come il Regno Unito e altri alleati occidentali, con il sostegno strategico degli Stati Uniti. Il piano prevede il coordinamento per una “rotta sicura” nello stretto, che ha già permesso il passaggio di decine di navi mercantili dall’inizio di marzo.

di Giuseppe Basilico | 20 Marzo 2026

Il piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz, lanciato dal Regno Unito il 19 marzo 2026, coinvolge un gruppo ristretto di sei nazioni: oltre all’Italia, partecipano Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. Londra ha annunciato un’iniziativa che coinvolge sei paesi per garantire la riapertura e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Sbloccare il transito navale dopo il blocco attuato dall’Iran, fondamentale per il commercio mondiale di petrolio (circa il 20% del totale) e gas. L’alleanza vede l’Italia affiancata da partner come il Regno Unito e altri alleati occidentali, con il sostegno strategico degli Stati Uniti. Il piano prevede il coordinamento per una “rotta sicura” nello stretto, che ha già permesso il passaggio di decine di navi mercantili dall’inizio di marzo. L’Iran ha risposto con avvertimenti, minacciando ritorsioni in caso di interventi diretti o attacchi agli impianti energetici della regione. L’Italia ha sottoscritto il documento congiunto a Bruxelles, ma mantiene una linea di cautela diplomatica. Il governo italiano, pur essendo tra i “volenterosi”, ha frenato su interventi militari diretti, dichiarando che una missione di questo tipo sarebbe possibile “solo se c’è l’Onu”. Il Ministro della Difesa Crosetto ha ribadito che non ci sarà alcuna missione operativa senza una preventiva tregua nell’area. Roma punta a una soluzione basata sul dialogo e sulla de-escalation, cercando di bilanciare la solidarietà atlantica con la necessità di stabilità regionale. Il gruppo si è dichiarato pronto a contribuire a uno sforzo coordinato per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali, condannando gli attacchi dell’Iran.

Oltre alla scorta navale, l’accordo prevede il rilascio di riserve strategiche di petrolio e la collaborazione con altri paesi produttori per aumentare l’output (produzione, rendimento)

e calmierare i prezzi dell’energia, schizzati verso i 120 dollari al barile.

Londra ha già inviato specialisti militari presso il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM – lo United States Central Command è un Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti. Il quartier generale è situato presso la MacDill Air Force Base, in Florida.) per sviluppare opzioni operative. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha specificato che la dichiarazione congiunta non deve essere interpretata come una “missione di guerra”. L’agenzia iraniana Irna ha riportato che chiunque aiuterà gli Stati Uniti nel forzare il blocco sarà considerato un complice. La tensione è altissima dopo le minacce di Donald Trump di distruggere il giacimento di South Pars (North Dome/South Pars è il nome del più grande giacimento di gas naturale al mondo, situato nel Golfo Persico e condiviso tra l’Iran e il Qatar. South Pars (Pars – è l’antico nome della regione della Persia (l’attuale provincia di Fars in Iran) Meridionale): È la porzione iraniana del giacimento, che si estende su circa 3.700 chilometri quadrati. North Dome (Cupola Nord): È la porzione situata nelle acque del Qatar, che si estende per circa 6.000 chilometri quadrati. Il giacimento è strategico e fondamentale per l’economia di entrambi i paesi) in Iran se dovessero continuare gli attacchi alle infrastrutture in Qatar. Roma ha scelto di esserci per non restare isolata dai grandi partner (USA, UK, Francia, Germania), ma ha messo paletti chiarissimi: nessun proiettile sparato senza un mandato ONU. L’Italia cerca di fare da ponte diplomatico per evitare che una missione di scorta si trasformi in un conflitto aperto con l’Iran. Il “Piano a 6” rappresenta un tentativo disperato ma necessario di evitare il collasso energetico globale, con lo Stretto di Hormuz diventato il vero baricentro della tensione mondiale. Se il piano fallisce o se l’Iran reagisce militarmente, l’intera architettura del commercio marittimo tra Asia ed Europa dovrà essere ridisegnata, accelerando rotte alternative (come quella artica o i corridoi terrestri) che però richiedono anni per essere efficaci. L’accordo di Londra è dunque una scommessa diplomatica ad alto rischio: mostrare i muscoli per non doverli usare, sperando che la presenza delle bandiere europee basti a riaprire le rotte.

Giuseppe Basilico

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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