
Nelle ultime ore, il regime degli ayatollah ha tentato una mossa diplomatica a sorpresa per allentare la morsa del conflitto che, dal 28 febbraio 2026, vede l’Iran sotto attacco da parte di una coalizione guidata da Stati Uniti e Israele. Teheran ha ufficialmente offerto la riapertura dello Stretto di Hormuz, vitale arteria energetica globale che il regime ha bloccato dal 1° marzo. La proposta, mediata dal Pakistan, prevede la fine del blocco navale americano e il cessate il fuoco, posticipando però a data da destinarsi i negoziati sul programma nucleare.
Nonostante l’apertura, il presidente Donald Trump ha accolto l’offerta con estrema freddezza. Durante un vertice nella Situation Room, Trump ha ribadito che non accetterà accordi parziali che non prevedano lo smantellamento immediato delle capacità nucleari iraniane. “Hanno tutte le carte in mano, se vogliono parlare sanno come chiamarmi”, ha dichiarato il Presidente a Fox News, pur definendo privatamente la proposta “insufficiente”.
L’amministrazione Trump teme che riaprire lo stretto senza risolvere il nodo nucleare significhi privare gli Stati Uniti della loro principale leva negoziale. Nel frattempo, i prezzi dell’energia continuano a salire vertiginosamente, mettendo sotto pressione il mercato globale e l’economia europea.
Dall’Europa arrivano le critiche più feroci.
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, parlando a una platea di studenti a Marsberg,, ha usato toni durissimi contro la strategia di Washington. Secondo Merz, gli Stati Uniti sono finiti in un vicolo cieco strategico simile ai conflitti in Iraq e Afghanistan, privi di una chiara “exit strategy”.
“L’intera nazione americana viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare dai Guardiani della Rivoluzione”, ha affermato Merz. “Gli iraniani stanno negoziando con estrema abilità — o meglio, sono abilissimi a non negoziare — lasciando che gli inviati americani viaggino a vuoto senza ottenere risultati”.
Le parole del Cancelliere, riportate da testate come The Hill e Deutsche Welle, riflettono la crescente frustrazione di Berlino per i danni economici causati dal blocco di Hormuz, che sta costando alla Germania “molta forza economica e denaro dei contribuenti”.
Mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è volato a Mosca per consultarsi con Vladimir Putin, la situazione sul campo rimane esplosiva. Trump ha minacciato di riprendere i bombardamenti sulle infrastrutture civili e energetiche iraniane se lo stallo non verrà superato. Il mondo resta sospeso tra la speranza di una riapertura dei commerci e lo spettro di un’escalation senza ritorno nel Golfo Persico.
Giuseppe Basilico

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