
Distruggere la Russia in Ucraina è cruciale per contenere la Cina nell’Indo Pacifico. E’ quanto sostiene il ministro della Difesa finlandese, Antti Hakkanen che avverte i partner europei e occidentali sul rischio di conseguenze globali nel caso di una vittoria di Mosca. In un’intervista al Guardian, dopo aver elogiato la decisione di Donald Trump di imporre contro i due giganti petroliferi russi – Rosneft e Lukoil – Antti Hakkanen afferma: “La Cina ci osserva. Secondo il ministro finlandese, chiudere la guerra in Ucraina richiede un approccio su tre pilastri: sanzioni più dure contro l’economia russa e le esportazioni di energia, una più forte assistenza militare all’Ucraina e l’uso di armi a lungo raggio per distruggere le fabbriche di droni e missili. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, incontrando il ministro degli Esteri olandese David van Weel, ha evidenziato l’importanza di un’eventuale intesa tra il presidente statunitense Donald Trump e la Cina per ridurre le importazioni di energia russa, pur sottolineando che la Cina prosegue a sostenere la Russia. “Abbiamo avuto una conversazione con Xi Jinping”, ha dichiarato Zelensky secondo quanto riferisce l’agenzia ucraina Interfax, aggiungendo che “mi ha assicurato che non avrebbe venduto armi alla Russia”. Donald Trump incontrerà i presidenti di cinque Paesi dell’Asia centrale la prossima settimana alla Casa Bianca. Lo riferiscono fonti informate alla Reuters. L’incontro con i leader di Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan, è in programma per il 6 novembre e può essere letto anche come un ulteriore smacco a Vladimir Putin. Al centro dei colloquio lo sfruttamento delle risorse naturali di cui i cinque paesi sono ricchi. L’Ucraina prevede di avviare il mese prossimo esportazioni limitate di armi, ha dichiarato martedì il presidente Volodymyr Zelensky. Durante la riunione con una delegazione governativa, Zelenskiy ha anche ordinato un aumento continuo della produzione di droni e ha cercato di garantire che le armi e le munizioni prodotte internamente coprano circa il 50% del fabbisogno dell’esercito. “È durato un’ora l’incontro al Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) tra Matteo Salvini e Viktor Orbán. È stata l’occasione per fare il punto sulla situazione internazionale, con riferimento alle infrastrutture e agli equilibri geopolitici”. Lo riferisce lo staff del vicepremier e leader della Lega, al termine del colloquio con il primo ministro dell’Ungheria. “Sono stati affrontati altri temi come la pace, la dura critica al green deal e alle politiche suicide dell’Unione europea. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato martedì che i funzionari ucraini ed europei si incontreranno alla fine della settimana per discutere i dettagli di un piano di cessate il fuoco. “Non è un piano per porre fine alla guerra. Per prima cosa, è necessario un cessate il fuoco”, ha detto Zelenskiy ai media. “Questo è un piano per avviare la diplomazia… I nostri consiglieri si incontreranno nei prossimi giorni, abbiamo concordato venerdì o sabato. Discuteranno i dettagli di questo piano”. Le raffinerie statali indiane stanno valutando se continuare ad acquistare alcuni carichi di petrolio russo a prezzi scontati rivolgendosi a piccoli fornitori invece che ai giganti energetici Rosneft PJSC e Lukoil PJSC, entrambi inseriti nella lista nera dagli Stati Uniti la scorsa settimana. Meno dell’1% di tutti i droni lanciati dall’Ucraina contro la Russia ha colpito il bersaglio, ha riferito ieri l’ex ministro della Difesa russo e Segretario del Consiglio di Sicurezza, Sergei Shoigu. “Se parliamo di percentuali, meno dell’1% dei droni ha colpito il bersaglio, anche se meno dell’1% è già qualcosa”, ha dichiarato alla stampa russa. L’ex ministro della Difesa ha osservato che il numero di attacchi con droni ucraini è aumentato notevolmente, poiché “se due anni fa si parlava di unità, allora ce n’erano decine, e ora parliamo di centinaia”. In risposta alla domnda la Russia sta aumentando la produzione di vari sistemi difensivi, compresi quelli necessari per abbattere i droni. Il premier ungherese Viktor Orban ha dichiarato di aver visto Papa Francesco “profondamente preoccupato per la guerra e per il destino dell’Europa”. Secondo il portavoce internazionale del governo di Budapest, Zoltan Kovacs, l’incontro di ieri con il Santo Padre ha confermato una comune volontà di promuovere la pace e di difendere le radici cristiane del continente. Tragico per destino, infido per necessità. Chi vorrebbe essere al posto del premier ungherese Viktor Orban?
Giuseppe Basilico

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