
Con un annuncio che segna una svolta politica nel mezzo del lungo conflitto, Hamas ha ufficializzato la nomina dei suoi nuovi leader. Khaled Meshaal (uno dei capi dell’organizzazione Hamas) è stato eletto Capo dell’Ufficio Politico, riprendendo le redini del movimento dopo i vuoti lasciati dalle uccisioni di Ismail Haniyeh e Yahya Sinwar per mano israeliana.
Sono stati i due leader più influenti di Hamas negli ultimi anni, rappresentando rispettivamente l’anima diplomatica e quella militare-radicale del movimento. Entrambi sono stati eliminati da Israele nel corso del 2024.
La scelta di Meshaal, figura storica del gruppo che ha già guidato Hamas dal 2004 al 2017, rappresenta un tentativo di stabilizzare il movimento in una fase di estrema fragilità. Insieme a lui, Khalil al-Hayya, noto per il suo ruolo di capo negoziatore nei colloqui per il cessate il fuoco, assume posizioni di vertice all’interno dell’Ufficio Politico e del nuovo Consiglio della Shura, l’organo consultivo che conta ora circa 80 membri.
L’annuncio arriva mentre il governo di Tel Aviv ribadisce che la propria strategia non cambierà: ogni leader di Hamas resta un obiettivo militare. Israele ha perseguito con costanza l’eliminazione sistematica della catena di comando nemica per disorganizzare il movimento.
La politica israeliana punta a colpire chiunque occupi ruoli decisionali, sia all’interno della Striscia che all’estero.
Il primo ministro Netanyahu ha confermato che il disarmo di Hamas è la condizione imprescindibile per qualsiasi transizione politica a Gaza.
Mentre Meshaal e al-Hayya sono basati principalmente all’estero (tra Qatar e Turchia), la gestione sul campo a Gaza rimane affidata a figure operative che operano in segreto, come Ali al-Amoudi,
(è un alto esponente di Hamas che, a partire dall’inizio del 2026, ha assunto un ruolo centrale nella gestione dell’organizzazione nella Striscia di Gaza) sopravvissuto a diversi tentativi di assassinio. Il nuovo leader avrà il compito di gestire non solo la resistenza militare, ma anche il futuro status del gruppo nei colloqui internazionali per la ricostruzione di Gaza.
La nuova leadership si insedia in un clima di massima precarietà, stretta tra la necessità di mantenere il controllo interno e l’imperativo di sopravvivere alla pressione militare senza precedenti di Tel Aviv.
Giuseppe Basilico

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