
Il sistema sanitario israeliano è in stato di massima allerta per la possibilità di un conflitto prolungato con l’Iran nel febbraio 2026. Strutture come l’Assuta Ramat HaHayal di Tel Aviv hanno già approntato reparti sotterranei da 200 posti letto per proteggere i pazienti dai raid missilistici. Il Ministero della Salute ha dato istruzioni di dimettere i pazienti non urgenti per liberare spazio per le emergenze belliche. I servizi sanitari si stanno spostando su piattaforme digitali e cliniche dotate di rifugi corazzati per garantire la continuità delle cure anche sotto attacco. È previsto il trasferimento di medici e infermieri dalle zone centrali verso gli ospedali periferici, potenzialmente più esposti o sotto pressione. Il sistema sanitario israeliano si sta preparando a una situazione di emergenza in caso di una guerra prolungata con l’Iran. Lo hanno riportato i media in lingua ebraica. Il ministero sta valutando la riduzione dei reparti di medicina interna, dimettendo i pazienti ricoverati che possono essere trasferiti nelle loro abitazioni, in modo da ridurre il numero di persone presenti nei nosocomi (ospedali). Si sta inoltre considerando la possibilità di trasferire medici dal centro del Paese, dove vi è una maggiore disponibilità di professionisti in rapporto alla popolazione, agli ospedali situati nelle aree periferiche. La struttura dispone inoltre di un sistema di supporto e di un sistema completo di sale operatorie protette fuori terra per accogliere pazienti trasferiti da altri ospedali per interventi lunghi e complessi, se necessario.Durante la guerra di 12 giorni dello scorso giugno con l’Iran, un missile balistico ha colpito il Soroka University Medical Center a Beersheba, provocando danni ma non feriti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione di sicurezza con i vertici della difesa, nel contesto delle crescenti tensioni con l’Iran. All’incontro partecipano il ministro della Difesa Israel Katz e il capo di stato maggiore Eyal Zamir. Lo riferisce Ynet. In precedenza, intervenendo alla Knesset, Netanyahu ha commentato l’ipotesi di un possibile attacco statunitense contro Teheran.”Nessuno sa cosa riserva il futuro. Siamo vigili e preparati a ogni scenario”, ha dichiarato, avvertendo che Israele risponderà “con una forza oltre ogni immaginazione” nel caso di un attacco da parte dell’Iran. Il Board of Peace è “l’unico progetto che c’è, noi siamo sempre per coinvolgere l’Autorità Nazionale Palestinese, l’abbiamo sempre detto, però questo è l’unico progetto, non ce ne sono altri. Se arrivano altri progetti li esamineremo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine del Consiglio Esteri. “L’unico piano serio e credibile è quello americano, che coinvolge tutti i paesi dell’area, tutti i paesi musulmani, tutti i paesi che hanno sempre difeso il diritto del popolo palestinese, quindi direi che da questo punto di vista il popolo palestinese può sentirsi garantito” ha concluso. Amnesty International ha raccomandato ai ministri degli Esteri dell’Unione europea di utilizzare la riunione di ieri con Nikolai Mladenov, direttore generale del Board of Peace e alto rappresentante per la Striscia Gaza, per assicurarsi che i membri del Board pongano al centro i diritti delle persone palestinesi. La riunione di Bruxelles, scrive l’organismo in una nota, dovrebbe inoltre occuparsi delle criticità del meccanismo del Board of Peace e garantire che sia conforme agli obblighi in materia di diritti umani previsti dal diritto internazionale. Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International, dichiara: “Il Board of Peace rappresenta un pericoloso attacco al diritto internazionale e un tentativo di creare una struttura decisionale parallela che aggira e indebolisce le Nazioni Unite e le istituzioni della giustizia internazionale. Guevara-Rosas continua: “Emarginando le persone palestinesi e mettendo da parte l’accertamento delle responsabilità, questo meccanismo cancella la centralità delle persone colpite e dei loro diritti, normalizzando al contempo le stesse dinamiche di potere che hanno consentito a Israele di portare avanti impunemente l’occupazione illegale, il sistema di apartheid e il genocidio in corso contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Qualsiasi coinvolgimento dell’Unione europea che non ponga al centro i diritti delle persone palestinesi rischia di tradursi in complicità in violazioni dei diritti umani, cosa altamente probabile se questo meccanismo, profondamente carente, non sarà reso urgentemente conforme ai diritti umani e al diritto internazionale”.
Giuseppe Basilico

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