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Grecia, la storia aspetta

di Il vecchio pazzo | 5 Luglio 2015

Poco si dice  – o  si è detto-   delle potenzialità minerarie della Grecia che,  in quanto a risorse,  risulta essere il  terzo paese nell’Unione Europea.

 

In una dimensione geopolitica confusa dove la definizione Europa afferma e nega all’istante se medesima,  tra prospettazioni stataliste e glocaliste (termini classico-teorici per definire: l’una  una società di Stati configurata orizzontalmente, priva di autorità superiore regolatrice – statalista, centripeta-; l’altra  con attori istituzionali subordinati a un’autorità sovranazionale gerarchica e verticalizzata – glocalista, centrifuga-),  la questione Grecia può assumere ruolo di “grimaldello”,   non tanto per la modifica delle situazioni  economico-politiche della Unione,   bensì in chiave  di argine alla espansione e prevalenza  di una escludente multicultura  euroafricana sul territorio europeo, non riferita a culti religiosi.

Tra le verbose diaspore  “poltiche”,  poco si dice  – o  si è detto-   delle potenzialità minerarie della Grecia che,  in quanto a risorse,  risulta essere il  terzo paese nell’Unione Europea;  dopo Finlandia e Svezia (il secondo, dopo la Finlandia, per quanto concerne l’oro; la cui estrazione basterebbe  a risanare, in 25 anni,  l’intero debito greco).

Il sottosuolo, vieppiù,   ha grandi risorse di “terre rare”   (che vengono importate dall’Unione  per oltre il 90%) la cui penuria, nei prossimi venti anni,  potrebbe portare ad una contrazione della produzione nel campo delle tecnologie dell’energia eolica, solare o nucleare e, anche,  veicoli elettrici, telefonini,  missilistica spaziale, satelliti e altri prodotti di altissima tecnologia.

D’obbligo, allora,  la riflessione che non possano non esserci  potenti interessi di lobbies internazionali – industriali,  finanziarie e , perché no?, criminali  –  sull’acquisto a basso prezzo  del territorio  greco, usufruendo ed applicando  la tecnica degli istogrammi, degli ortogrammi, dei diagrammi più confacente, oltre ogni discoro su sovranità e autonomia democratica dello stato greco.

Ma, sotteso nei meandri imperscrutabili delle ideologie politiche (delle “improvvisazioni politiche”),  potrebbe essere insinuato un progetto di confine  che dalla Russia alla Grecia traversando i Balcani  distingua il futuro/possibile territorio multietnico afroeuropeo dai territori e dalle popolazioni indoeuropee;  preservandone  esclusivismo ed autonomia di cultura.

Un progetto che,  in un qualche modo,   scardinerebbe  la politica “glocalista” (nella specie, conservatrice) degli Stati Uniti  in medio oriente, escludendo l’Europa e   indirizzando la Turchia  a riequilibrare  i rapporti  “statalisti”  panarabi, anche attraverso comunioni di intenti con lo stato palestinese; poi,  con conseguente modifica dei contenuti di ingaggio della NATO, ormai obsoleti nel fronteggiare una paventata minaccia del Califfato.

Con un paradosso “di vendetta”:  si riproporrebbe  una sorta di nuovo “asse”  ariano/mediterraneo  che  non vedrebbe  protagonista  l’espansionismo  tedesco.

La Storia aspetta.

Pubblicato in : Editoriale

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Lia romano

    12 Luglio 2015 alle 08:44

    Sotto il mare Egeo hanno trovato un enorme giacimento di petrolio su cui le potenze europee è possibile vogliano metter mano
    Aspetto il prossimo articolo essendo con lei molto d’accordo su quest

    Rispondi

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