Poco si dice – o si è detto- delle potenzialità minerarie della Grecia che, in quanto a risorse, risulta essere il terzo paese nell’Unione Europea.
In una dimensione geopolitica confusa dove la definizione Europa afferma e nega all’istante se medesima, tra prospettazioni stataliste e glocaliste (termini classico-teorici per definire: l’una una società di Stati configurata orizzontalmente, priva di autorità superiore regolatrice – statalista, centripeta-; l’altra con attori istituzionali subordinati a un’autorità sovranazionale gerarchica e verticalizzata – glocalista, centrifuga-), la questione Grecia può assumere ruolo di “grimaldello”, non tanto per la modifica delle situazioni economico-politiche della Unione, bensì in chiave di argine alla espansione e prevalenza di una escludente multicultura euroafricana sul territorio europeo, non riferita a culti religiosi.
Tra le verbose diaspore “poltiche”, poco si dice – o si è detto- delle potenzialità minerarie della Grecia che, in quanto a risorse, risulta essere il terzo paese nell’Unione Europea; dopo Finlandia e Svezia (il secondo, dopo la Finlandia, per quanto concerne l’oro; la cui estrazione basterebbe a risanare, in 25 anni, l’intero debito greco).
Il sottosuolo, vieppiù, ha grandi risorse di “terre rare” (che vengono importate dall’Unione per oltre il 90%) la cui penuria, nei prossimi venti anni, potrebbe portare ad una contrazione della produzione nel campo delle tecnologie dell’energia eolica, solare o nucleare e, anche, veicoli elettrici, telefonini, missilistica spaziale, satelliti e altri prodotti di altissima tecnologia.
D’obbligo, allora, la riflessione che non possano non esserci potenti interessi di lobbies internazionali – industriali, finanziarie e , perché no?, criminali – sull’acquisto a basso prezzo del territorio greco, usufruendo ed applicando la tecnica degli istogrammi, degli ortogrammi, dei diagrammi più confacente, oltre ogni discoro su sovranità e autonomia democratica dello stato greco.
Ma, sotteso nei meandri imperscrutabili delle ideologie politiche (delle “improvvisazioni politiche”), potrebbe essere insinuato un progetto di confine che dalla Russia alla Grecia traversando i Balcani distingua il futuro/possibile territorio multietnico afroeuropeo dai territori e dalle popolazioni indoeuropee; preservandone esclusivismo ed autonomia di cultura.
Un progetto che, in un qualche modo, scardinerebbe la politica “glocalista” (nella specie, conservatrice) degli Stati Uniti in medio oriente, escludendo l’Europa e indirizzando la Turchia a riequilibrare i rapporti “statalisti” panarabi, anche attraverso comunioni di intenti con lo stato palestinese; poi, con conseguente modifica dei contenuti di ingaggio della NATO, ormai obsoleti nel fronteggiare una paventata minaccia del Califfato.
Con un paradosso “di vendetta”: si riproporrebbe una sorta di nuovo “asse” ariano/mediterraneo che non vedrebbe protagonista l’espansionismo tedesco.
La Storia aspetta.

Sotto il mare Egeo hanno trovato un enorme giacimento di petrolio su cui le potenze europee è possibile vogliano metter mano
Aspetto il prossimo articolo essendo con lei molto d’accordo su quest