Gran Serata Futurista mette in scena la vita, il movimento, l’energia, l’abitudine all’energia come chiedevano i Futuristi a un Paese che già allora, forse, aveva perso “l’amor del pericolo e la temerità”. Dunque a teatro per parlare d’Italia, per ascoltare Massimiliano Finazzer Flory che diventa “atleta del cuore” assumendo i toni dei Manifesti futuristi di Filippo Tommaso Marinetti. Perché senza Marinetti non ci sarebbe stato il Futurismo. Ma Finazzer Flory dà voce anche a Giovanni Papini, cent’anni dopo la pubblicazione, sulla nascente rivista Lacerba, dei suoi testi più polemici.
Una performance intensa, incendiaria, che lavora sulla nostra identità, all’interno della quale voce e corpo si inseguono per cantare “le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa”. Perché essere Futuristi oggi significa ancora riconoscersi e rappresentarsi con parole e pensieri che nel 1913 acclamavano un’adesione completa al Movimento: “lo son futurista perché Futurismo significa aspirazione a una civiltà più vasta, a un’attività più intensa, a un’arte più nostra, a una sensibilità più ricca, a un pensiero più eroico”. Portare in scena il Futurismo, mettendo in luce gli anni che vanno dal 1909 al 1913, vuol dire tornare a discutere seriamente, senza pregiudizi e ipocrisie, su cosa intendeva Marinetti quando scriveva: “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa che corre con il suo cofano adorno di tubi simili a serpenti aggressivi … è più bello della vittoria di Samotracia”. Una performance, dunque, che Finazzer Flory schiera, nello stile di Filippo Tommaso Marinetti, contro i passatisti del nostro tempo per i quali come “per i moribondi, per gl’infermi, pei prigionieri… l’ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l’avvenire è sbarrato…”. Le fonti drammaturgiche comprendono passaggi da: Filippo Tommaso Marinetti, Fondazione e Manifesto del Futurismo (1909); Marinetti et AA. VV. La pittura futurista. Manifesto tecnico (1910); Marinetti, Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912); Marinetti, Manifesto dei drammaturghi futuristi (1911); Marinetti, Il Teatro di Varietà (1913); Marinetti, Settimelli, Corra, Il Teatro Futurista Sintetico (1915); Marinetti, Zang Tumb Tuuum (1912); Marinetti, Elogio di Capri. Discorso di Marinetti al primo Convegno del paesaggio, Capri, 9 e 10 luglio 1922; Giovanni Papini, Discorso di Roma e Perché son futurista (L’esperienza futurista 1913-1914; Lacerba 1913). In scena anche Daniele Lombardi, compositore, pianista e massimo esperto di musica futurista al mondo che eseguirà musiche di Igor Stravinskij, Alfredo Casella e Henry Cowell. I costumi di Finazzer Flory riprendono gli abiti privilegiati da Marinetti (il frac), accentuando il formalismo dell’epoca in contrapposizione allo spirito anticonformista della serata. La danzatrice, Sara Ippolito, invece incarna la figura femminile che si declina in differenti contesti con costumi che variano dalla tuta da operaio agli aerodinamici vestiti da sera.
eventiintoscana.it

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