Se è vero che il primo compito di uno Stato è
quello di tutelare la salute dei suoi cittadini, il modo in cui il Governo e il
premier inglese Boris Johnson hanno affrontato la vicenda del Coronavirus è
tale che è difficile per noi italiani comprenderne e giustificarne il senso.
In sostanza, ha detto Johnson di recente, visto
che nulla sembrerebbe possibile fare per contenere l’epidemia, scopo del
Governo e delle Autorità dovrebbe essere solo quello di ritardarne (delay) il
picco così che, nel tempo, le persone si “autoimmunizzeranno”. Non è certo
questa la posizione della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che perciò
critica aspramente il Governo britannico.
Le misure adottate riflettono perfettamente la
posizione governativa nel senso che non è previsto di fare proprio nulla al
punto che, forse, sarebbe stato addirittura meglio starsene zitti.
Non ha molto senso dire – come ha fatto Johnson
– che in presenza di sintomi (febbre, tosse ecc.) si dovrà stare a casa. Un
qualunque malato (inglese o non inglese) ci arriva da solo a capire di dover
stare a casa se si sente male e ha la febbre (anche perché è la malattia stessa
a costringerlo).
E’ singolare, poi, il cinismo dell’affermazione
del Premier che molte famiglie inglesi, nei prossimi tempi, dovranno attendersi
di perdere i loro cari (lose loved ones).
Se simili discorsi o prese di posizione fossero
accaduti in Italia, ci sarebbero state feroci contestazioni sia sul piano
politico che su quello scientifico e tutto avrebbe ricevuto ampia diffusione
sulla stampa e, in genere, sul sistema dell’informazione.
Non ci sembra che sia accaduto niente del genere
in Uk.
Il tutto sembra svolgersi nell’alveo di un
ordinario dibattito politico: il Times, giornale orientato a favore dei
conservatori, ha dato il suo plauso alla linea del Premier avvalorandone le
indicazioni degne di un Ponzio Pilato, mentre il Guardian, orientato in senso
opposto, ha sostenuto che occorreva ben altro; nè è mancato chi (come può
mancare lo stereotipo??) ha detto che gli italiani hanno agito come hanno agito
solo perché non hanno voglia di lavorare.
Per quanto ci riguarda si potrebbe anche dire
che, in fin dei conti sono affari loro e che se il fatalismo e l’inerzia del
loro premier gli va bene, se le possono tenere!
Il fatto è, purtroppo, che in Inghilterra, ed in
particolare a Londra, ci sono centinaia di migliaia di italiani, nostri figli,
nostri fratelli e nostre sorelle che, come se niente fosse, sono costretti
tutti i giorni a prendere la metropolitana di Londra pigiati come sardine, a
frequentare le affollate strade del centro, a lavorare nei locali e negli
uffici altrettanto affollati senza alcuna protezione ed esponendosi ad un
rischio elevatissimo.
E’ per loro che siamo preoccupati e non sappiamo
proprio come aiutarli. Anche perché è troppo semplice, come fanno alcuni nostri
politi italiani, dire loro di tornare in patria.
Libero Giulietti, legale, consulente Aduc

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