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God bless America

Quello che viene definito il piano Trump per concludere la guerra in Ucraina, non è altro che il piano illustrato da Kissinger nel 2022, in Italia proprio sul Corriere della Sera, strano che Fubini non lo ricordi. Un piano probabilmente già ideato nel 2014. Allora, davanti al blitz russo in Crimea ed alla rivendicazione delle repubbliche indipendenti del Donbass, Obama non battette ciglio e l’Europa altrettanto. Berlusconi corse a brindare con il suo amico Vladimir, a champagne.

di Riccardo Bruno | 23 Novembre 2025

Quello che viene definito il piano Trump per concludere la guerra in Ucraina, non è altro che il piano illustrato da Kissinger nel 2022, in Italia proprio sul Corriere della Sera, strano che Fubini non lo ricordi. Un piano probabilmente già ideato nel 2014. Allora, davanti al blitz russo in Crimea ed alla rivendicazione delle repubbliche indipendenti del Donbass, Obama non battette ciglio e l’Europa altrettanto. Berlusconi corse a brindare con il suo amico Vladimir, a champagne.

Il piano che da domani Trump sottoporrà a tutte le controparti, per discuterlo e modificarlo, esprime perfettamente il punto di vista del Dipartimento di Stato, che vuole risolvere il conflitto senza un intervento militare diretto, possibilmente. Anche Biden era della stessa idea, anzi. Prima aveva consigliato Zelensky di lasciare il paese, poi gli interruppe le forniture durante la controffensiva ucraina dell’estate del 2023. Nessuno se ne accorse? Che poi l’America abbia sostenuto comunque ed ancora sostenga la resistenza ucraina, non conta. L’America per definizione, fa sempre la cosa sbagliata. Se attacca l’Afghanistan e l’Iraq è una guerrafondaia, una potenza imperiale minacciosa e spietata che si accanisce contro le popolazioni civili, costringendo alle lagrime Gino Strada, buonanima. Se invece, l’America propone la pace, ecco che capitola gaglioffamente davanti ai tiranni, per fare affari con gli invasori.

In Italia poi la storia americana è davvero uno spasso. Non c’è un quotidiano che almeno una volta all’anno si risparmi dal denunciare il genocidio dei nativi americani. Cento milioni di indiani sterminati dai bianchi, cosa volete che fossero quei quattro milioni di ebrei in Europa a confronto. Peccato che in tutto l’ottocento la popolazione bianca del nord America non abbia mai superato i sei milioni di individui, quella di colore gli ottocentomila e i poveri indiani delle foreste e delle praterie era tanto se sono mai arrivati a centomila in tutti. L’intera nazione Sioux riunita con i cheyenne ed i ponies che sconfisse Custer, raccoglieva quindicimila nativi, tremila guerrieri. La più numerosa in assoluto, dopo quella irochese, la sola ad essere stata davvero sterminata, durante la guerra di indipendenza però, era filo inglese, da Washington.. Altrimenti il mescalero Geronimo, tenne in scacco una divisione di cavalleria con dodici apache della sua tribù per un anno, e due erano minori. Il gran capo Cochise combatteva con trecento guerrieri. Giuseppe dei nasi forati, con non più di cento. Pensare che basterebbe leggere Fenimore Cooper e Alexis de Tocqueville, per capire le dimensioni degli indiani del nord America. I mohicani erano rimasti quattro, ma nella guerra contro gli uroni, poco più di duecento.

Archiviato il West, non c’è un professore universitario in cattedra che non ci ricordi che il fascismo l’hanno sconfitto i russi ben prima degli americani e se poi per carità parliamo del Vietnam, sembra che i comunisti abbiano conquistato l’ intera Indocina. Notoriamente la Tailandia, la Birmania, sono diventate rosse. Se invece ci spostiamo ai rapporti con il sud America, Maduro è un campione di libertà, come lo erano Fidel Castro e Guevara. Allende, lo ha ucciso la Cia, mica l’esercito regolare cileno che gli aveva giurato fedeltà. Incredibile, piuttosto che gli arabi siano corsi tutti a mangiare in mano agli americani, persino i siriani. Nel dubbio noi stiamo con i palestinesi, che non se li filano più nemmeno in Qatar. Gli americani comunque sono alleati dei noti nazisti israeliani. Devastiamo Bologna per ricordarlo all’universo mondo.

In condizioni simili giudicare debole il piano di pace per l’Ucraina è quasi un’inezia. Già si legge che vorrebbe dimezzare l’esercito ucraino, portandolo a seicentomila uomini. E si che l’Ucraina di sicuro contava meno di 250 mila effettivi all’inizio dell’invasione. Se oggi ne schiera ottocentomila sul campo, ci sarebbero più ucraini che russi e noi siamo gli esperti, quelli che dicevano ai telegiornali che Putin arrivava a Kyiv in serata. Infatti Putin, poveretto, finalmente si è tutto ringalluzzito. Ha sfidato Zelensky ad accettarlo il piano. Se il problema fosse Zelensky, basterebbe che l’America galeotta gli togliesse le forniture e l’intelligence. Non ci sarebbe bisogno di presentare un piano. Piuttosto, aspettate di vedere Putin come la mette. Dopo te anni di guerra il Cremlino ha bisogno della mediazione statunitense per conquistare la rimanenza di fango del Donbass che ancora non cede. Sempre che davvero si sia disposti a dargliela. L’attuazione dei piani di pace è parecchio complessa. Chiedete a Bonaparte.

In ogni caso se a noi europei il piano non piace e, come ha detto l’alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Kallas, il nostro unico piano prevede due soli punti, “indebolire la Russia, sostenere l’Ucraina”, scusate, che problema c’é? Ci si tatua il tridente sul braccio, si mobilitano quattrocento mila paracadutisti ed incursori della marina e si cacciano i russi a pedate. Niente di più semplice. Facciamogliela vedere noi agli americani chi davvero possiede gli attributi.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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