
(fonte Wikimedia Commons)
La Selva vince il Palio del 2 Luglio. Vince, Giovanni Atzeni detto Tittia con Violenta da Clodia. Certo, favoritissima, anche dalla sorte tra i canapi che l’ha vista terza e con la Chiocciola di rincorsa a dare la mossa. Vince la Selva lasciando nella polvere le altre consorelle con un record che conferma non solo il fantino, ma la conclamazione di un’altra era di concepire la carriera senese.
Uno stile differente, un equilibrio tattico e pragmatico che distingue Giovanni dalle epopee precedenti di Trecciolino e prima ancora del re Aceto.
Dieci palii vinti, vicino ai quaranta corsi. Cinque di questi successi senza interruzione; quasi una noia. Eppure le vicende di questo gentile fantino che con gli “assassini “ ha poco da spartire, ha uno stile tutto suo, che si è costruito attraverso avventurose quanto incredibili Carriere finite drammaticamente sul tufo, o trionfanti fino all’ultimo respiro.
Il Palio è una cosa forte. Può essere elegante o di brutale carattere. Parrebbe non adatta ad un ragazzo del genere. A volte non se ne percepisce la durezza che le rivalità, le passioni e gli odi vengo messi così posti a nudo che “Liberamente nel Campo di Siena, ogni vergogna deposta, s’affisse”.
Accade anche che il fantino della rivale sia disposto a tutto , al limite di una denuncia per tentato omicidio. E la guerra col nerbo si manifesta, e da il capogiro fino allo sfinimento; come per Dante, l’Uomo è dominato dalle passioni, non dalla Ragione.
Ecco, Tittia è riuscito in questo: a vincere con la Ragione. Ha sconfitto la forza, la potenza.
E potente di un barbero di notevole forza ha portato l’ennesimo Palio in Vallepiatta. Ora il grido dunque, all’ Atzeni, “si che la fama di colui oscura”, mentre il Palio è della Selva e dei sevaioli.
Enrico Martelloni

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