
L’Italia d’oggi quella del film, la vita vissuta in provincia, lontani dalle grandi città. In un paesino laziale tutti si conoscono, tutti sono amici, hanno piccole vite ma a loro bastano. Su tutto e tutti svettono le antenne di Radio Maria grazie alle quali sei collegato con Dio tutto il giorno; spesso basta aprire un rubinetto per recitare il rosario, e alzando la seggetta del water ascolti la messa “gratis “per la gioia della madre dell’agente Zanzotto, che definisce la cittadina un paradiso. “Questo non è il paradiso ma l’inferno” le replica il figlio alludendo non solo alla sua situazione ma pensando anche all’inquinamento e alle malattie che colpiscono gli abitanti per l’eccessiva vicinanza delle antenne radio.
All’apparenza tutto tranquillo, quindi, la vita scorre senza grossi sussulti, qualche cena di compleanno in trattoria, piccoli regali , qualche gita al mare, ma nella vita di tutti c’è sempre qualche ma e, anche quella di Laura e Stefano (Cortellesi e Gassmann, marito e moglie) non può esserne esente.
Laura, dopo dieci anni di lavoro nella stessa fabbrica, ha ancora un lavoro precario ( le rinnovano il contratto ogni sei mesi); è in attesa dell’ennesimo rinnovo, ma è anche in attesa di un figlio e oggi aspettare un figlio è un privilegio, come avere un lavoro, nonostante la nostra Costuzione affermi che “ L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro” . Laura è una figura femminile di spessore , anche nel suo essere ultima, proprio perché le donne sono abituate da sempre a sopportare : l’arroganza dei superiori, i difetti dei mariti, le incertezze del quotidiano. Laura incinta e felice perde il lavoro e non può appoggiarsi a Stefano, noto sfaticato “… non posso lavorare sotto padrone”, convinto di poter far soldi con scommesse e piccole truffe. Quasi un ragazzotto di borgata Stefano, sempre dietro ai suoi affari sballati, “senza testa sulle spalle”; anche lui con il suo comportamento spinge Laura a trasformarsi in una persona disperata e pericolosa.
“Era la vita che ci era capitata e ci piaceva così” afferma Laura , ed era una vita fatta di sacrifici, di piccole, piccolissime aspettative, ma quando anche questo le viene sottratto decide di dire basta, di ribellarsi. Un film sulla disperazione e sulla rabbia e, quando agli ultimi viene tolta anche la dignità non è difficile ritrovarsi con una pistola in mano.
L’agente Zanzotto un altro ultimo. Timido e in preda al complesso di colpa per non aver saputo difendere un suo collega, continua a domandarsi quando sia giusto usare la pistola (e sbaglia ogni volta), attraverso la sua amicizia con la parrucchiera del paese il film affronta anche il tema dell’intolleranza. In conclusione un bel film sul sociale, un film sulla disperazione e sulla rabbia, un film che forse poteva osare di più con un finale meno accattivante.

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