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Gli ultimi saranno ultimi

Un bel film sull’Italia d’oggi , un film dalla parte degli ultimi, un film sulla disperazione e sulla rabbia, con delle pennellate di amara ironia.

di Maria Rita Monaco | 20 Dicembre 2015

Gli-ultimi-saranno-ultimi-locandinaMassimiliano Bruno parafrasando “Beati gli ultimi perché saranno i primi” con la pellicola Gli ultimi saranno ultimi, nata dal suo stesso lavoro teatrale, affronta tre temi: il precariato, la disoccupazione, l’intolleranza.   Un film dalla parte degli ultimi, degli umili, di quelli che si accontentano di poco ma si vedono privati anche di quello. Basterebbe un lavoro modesto e poco pagato per affrontare “una vita di merda, ma era quella che ci era toccata e a noi bastava” afferma Laura , una Cortellesi che eravamo abituati a vedere in commedie leggere e che  riesce ad essere molto brava e convincente in questo ruolo drammatico, anche se non dovremmo stupirci più che tanto visto che in teatro la Cortellesi ha dato voce a tutti i ruoli  dei personaggi del film.

L’Italia d’oggi quella del film, la vita vissuta in  provincia, lontani dalle grandi città. In un paesino laziale tutti si conoscono, tutti sono amici, hanno piccole vite ma a loro bastano. Su tutto e tutti svettono le antenne di Radio Maria  grazie alle quali sei collegato con Dio tutto il giorno; spesso basta aprire un rubinetto per recitare il rosario, e alzando la seggetta del water ascolti la messa “gratis “per la gioia  della madre dell’agente Zanzotto, che definisce la cittadina un paradiso. “Questo non è il paradiso  ma l’inferno” le replica il figlio alludendo non solo alla sua situazione ma pensando anche all’inquinamento e alle malattie che colpiscono gli abitanti per l’eccessiva vicinanza delle antenne radio.

All’apparenza tutto tranquillo, quindi, la vita scorre senza grossi sussulti, qualche cena di compleanno in trattoria, piccoli regali , qualche gita al mare, ma nella vita di tutti c’è sempre qualche ma e, anche quella di Laura e Stefano (Cortellesi e Gassmann, marito e moglie) non può esserne esente.

Laura, dopo dieci anni di lavoro nella stessa fabbrica, ha ancora un lavoro precario ( le rinnovano il contratto ogni sei mesi); è in attesa dell’ennesimo rinnovo, ma è anche in attesa di un figlio e oggi aspettare  un figlio è un privilegio, come avere un lavoro, nonostante la nostra Costuzione affermi che “ L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro” . Laura è una figura femminile di spessore , anche nel suo essere ultima, proprio perché le donne sono abituate da sempre a sopportare : l’arroganza dei superiori, i difetti dei mariti, le incertezze del quotidiano. Laura incinta e felice perde il lavoro e non può appoggiarsi a Stefano, noto sfaticato “… non posso lavorare sotto padrone”, convinto di poter far soldi con scommesse e piccole truffe. Quasi un ragazzotto di borgata Stefano, sempre dietro ai suoi affari sballati, “senza testa sulle spalle”; anche lui con il suo comportamento spinge Laura a trasformarsi  in una persona disperata e pericolosa.

“Era la vita che ci era capitata e ci piaceva così” afferma Laura , ed era una vita fatta di sacrifici, di piccole, piccolissime aspettative, ma quando anche questo le viene sottratto decide di dire basta, di ribellarsi.  Un film sulla disperazione e sulla rabbia e, quando agli ultimi viene tolta anche la dignità non è difficile ritrovarsi con una pistola in mano.

L’agente Zanzotto un altro ultimo. Timido e in preda al complesso di colpa per non aver saputo difendere un suo collega, continua a domandarsi quando sia giusto usare la pistola (e sbaglia ogni volta), attraverso la sua amicizia con la parrucchiera del paese il film affronta anche il tema dell’intolleranza. In conclusione un bel film  sul sociale, un film sulla disperazione e sulla rabbia, un film che forse poteva  osare di più con un finale meno accattivante.

Pubblicato in : CinemaTag: anni, figlio, lavoro, mare, personaggi, repubblica, soldi

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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