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Gli insulti ad Angela Azzaro e il nuovo squadrismo

Ospite alla puntata di “Quarta Repubblica” di lunedì, Azzaro ha difeso con coraggio la scelta libertaria di Carola Rackete, arrivando a sfidare a viso aperto la claque filo-salviniana del programma.

di Giulio Laroni | 15 Luglio 2019

Quando Umberto Eco, un anno prima di morire, ci mise in guardia dai pericoli dei social network, non fummo in molti a prenderlo sul serio. Qualcuno lo accusò di snobismo, altri di poca coerenza, altri ancora di passatismo. Eppure il suo discorso sui pericoli delle fake news, sulle “legioni di imbecilli” cui internet dà diritto di parola acquista oggi un significato diverso. Non soltanto Eco non sbagliava a vedere nei social un riscatto per lo scemo del villaggio, per il disinformatore; ma le tendenze che ha messo in luce hanno trovato in tempi recenti forme di espressione ancor più drammatiche.
Eloquente, in questo senso, è quanto accaduto nei giorni scorsi ad Angela Azzaro, caporedattrice del Dubbio, una delle giornaliste più attive sul fronte dell’antirazzismo e dei diritti umani. Ospite alla puntata di “Quarta Repubblica” di lunedì, Azzaro ha difeso con coraggio la scelta libertaria di Carola Rackete, arrivando a sfidare a viso aperto la claque filo-salviniana del programma. Il suo appello alla solidarietà e alla fratellanza – parole che oggi suonano scandalose e sovversive – le ha attirato gli insulti di un gruppo di odiatori, che hanno tempestato i suoi account social di messaggi ingiuriosi. Offese pesanti, sessiste, all’insegna di un’inaudita brutalità e volgarità.
Il caso di Azzaro è solo l’ultimo di una lunga serie. L’odio online è un fenomeno sempre più diffuso e pochi sembrano intuire la reale portata del problema. Dietro a quello che sembra a molti un fatto spontaneo, tutt’al più il delirio di qualche esagitato, si nasconde in realtà qualcosa di assai più complesso. Si ricorderanno, in questo senso, i tentativi pionieristici di Beppe Grillo tra il 2013 e il 2014. In una rubrica creata ad hoc – “il Giornalista del giorno” – Grillo pubblicava sul suo blog i nomi di giornalisti ostili o non allineati, lasciando ai lettori il compito di insultarli. Ce ne fu per moltissimi: da Maria Novella Oppo a Vittorio Zucconi, da Michele Serra a Sebastiano Messina. A chi criticava il Movimento arrivavano offese e minacce di morte, qualche volta – fu il caso, ad esempio, di Philippe Daverio – persino telefonate notturne. Il clima si faceva pesante e molta parte della stampa esitava a criticare Grillo apertamente.
Da allora le tecniche si sono evolute e perfezionate. Gli odiatori fedeli a questo o a quel partito sono aumentati a vista d’occhio, si sono moltiplicati i bot e gli account falsi, le strategie si sono fatte più strutturate. Del problema dovrebbe occuparsi con urgenza l’autorità giudiziaria: per capire chi sono i mandanti, chi sono gli esecutori, che giro d’affari si nasconde. Qualche timido tentativo è stato fatto ai tempi degli insulti contro Mattarella; ma non si è potuto o voluto andare oltre quel singolo caso.
Ancora più interessante è capire quale sia il vero obiettivo di campagne come queste. In un’era in cui la politica si fa in buona parte sulla rete, è scontato vedere in esse un semplice strumento per aumentare il consenso percepito (e quindi il consenso stesso). C’è qualcosa di più. A ben guardare l’odio social sembra ispirato, per certi versi modellato su un fenomeno ben più antico: quello dello squadrismo. Il fine principale dello squadrismo, com’è noto, era quello di creare un clima di minaccia, di paura: la sua natura sfuggente e il suo ambiguo spontaneismo gli conferivano una libertà d’azione che ad altri non era concessa. Nell’odio online contro le sinistre dovremmo leggere forse qualcosa di simile: il tentativo di attenuare, un passo alla volta, qualsiasi espressione di dissenso.

Giulio Laroni   (avantionline.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: beppe grillo, consenso, discorso, espressione, movimento, natura, riscatto

Info Giulio Laroni

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Mickey Mouse

    5 Settembre 2019 alle 21:39

    La assicuro che non mi paga nessuno per questo commento e che i fascisti mi stanno anche sulle palle. Lei è un cretino. Ed anche la Azzaro. Andate a vivere e parlare in mezzo alla gente invece di stare nei vostri mondi di cristallo. Radical chic con la puzza sotto al naso. Io ci vivo in mezzo agli immigrati, so cosa vuol dire. Voi dove abitate? Ai parioli? Quanti ne vedete di immigrati clandestini in un mese? due? Paraculo trinariciuti che non siete altro. Andate a farvi fottere. L’unico squadrismo è nel vostro cervello bacato. Son buoni tutti a fare i froci col culo degli altri. Facile far propaganda per l’accoglienza quando non vi costa nulla e le conseguenze le pagano gli altri, come me. Ipocriti Ignoranti che non siete altro, andate a zappare la terra così vi rendete utili, invece di scrivere minchiate.

    Rispondi

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