
Molti giornali non hanno mai dubbi e titolano a tutta pagina su ogni incidente che può alzare la tensione con la Russia di Putin, quasi a gioirne.
L’altro ieri su tutti si distingue Repubblica con un’apertura dal tono letterario che dice che ci sono stati “Jet russi sui cieli d’Europa”, e con un sottotitolo che spiega che “tre Mig sorvolano l’Estonia ma sono respinti da due F35 italiani”.
Ora, può darsi che nel giorno in cui l’Europa lancia nuove sanzioni contro la Russia, Putin abbia voluto tentare una provocazione ma ciò che non convince è caderci e, prima di ogni altra dichiarazione, non pretendere dalla Russia una spiegazione precisa.
Un’analisi di ACLED (Armed Conflict Location & Event Data Project), un osservatorio indipendente, segnala almeno 50 casi di violazioni dello spazio aereo dei paesi confinanti con l’Ucraina (non combattenti) dal febbraio 2022 fino al settembre 2025, la maggior parte causati da droni o missili russi o ucraini deviati.
Molti incidenti sono “piccoli” droni che sono stati deviati dall’Ucraina.
Comunque siano andate le cose, è evidente che certa stampa è alla ricerca di sempre nuovi “casus belli”, di motivi, non importa quanto reali, per alimentare la paura della Russia e di un suo attacco e giustificare la corsa scellerata al riarmo.
Il fatto è che questa narrazione finisce davvero per accrescere le tensioni e rischia un giorno di inverarsi con un conflitto dagli effetti catastrofici.
Inoltre, l’Europa mostra una doppia morale e applica doppi standard relativamente, uno per ciò che avviene in Ucraina e uno relativamente alla violazione degli spazi aerei da parte di Israele e al genocidio dei palestinesi che si sta svolgendo trasmesso in diretta in mondovisione.
Infatti, nonostante le dichiarazioni, l’Italia è ancora coinvolta nelle esportazioni militari a Israele mentre a Bruxelles il rappresentante Italiano, Fitto, ostacola persino l’adozione di blande sanzioni.
Su tante parte della stampa e nelle tv, si respira ormai un clima generale di euforia patriottica.
Non a caso, alcuni storici paragonano questa situazione al “maggio radioso” a quella ubriacatura collettiva che precedette l’entrata nella prima guerra mondiale.
Ma per fortuna ci sono ancora differenze importanti e positive rispetto a quel periodo.
Le piazze di tutta l’Italia, grazie alla CGIL, si riempiono di giovani, di lavoratori e pensionati per manifestare contro il genocidio di Gaza e per la pace. Le bandiere della Palestina ieri si mescolavano con quelle della pace.
Anche la Chiesa, quella delle diocesi e delle parrocchie prima di tutto, continua ad essere schierata per la pace.
Ieri, durante la festa di San Gennaro, a Napoli si è ripetuto il rito della liquefazione del sangue.
L’arcivescovo, cardinale Domenico “Mimmo” Battaglia, ha presieduto la Messa e, nell’omelia, ha richiamato le guerre in corso: «metterei il sangue dei bambini di Gaza vicino a San Gennaro», ha dichiarato, chiedendo la cessazione di assedi e rappresaglie.
Dalle piazze e dalle chiese viene una speranza per il futuro che dobbiamo sviluppare e, pur nel rispetto delle differenze, tenere insieme.
La politica italiana dovrà tenerne conto. All’opposizione e alla sinistra chiediamo di lottare e di schierarsi senza ambiguità per la pace. In linea con la nostra Costituzione: l’Italia ripudia la guerra (art. 11) e deve agire di conseguenza, qui e ora.
Enrico Rossi

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