
Il sentiment degli europei nei confronti della loro casa comune resta positivo anche nell’attuale clima di incertezza delle relazioni internazionali che rende più difficile assumere posizioni efficaci, o forse proprio in ragione di quel clima. Così la maggioranza degli Europei continua a vedere nell’Unione un porto sicuro. A dispetto di tutte le critiche che le vengono indirizzate -sacrosante, a volte- l’UE ha incrementato il consenso che riceve dagli Stati membri e che si riverbera anche sulle sue istituzioni e in particolare sulla leadership di governo. Lo documenta un sondaggio Gallup riferito al 2025: sei residenti su dieci approvano il lavoro svolto dai vertici dell’Unione. In caduta libera l’approvazione degli europei nei confronti dell’Amministrazione americana, che passa dal 41% del 2023 al 20% del 2025: solo la Russia fa peggio scendendo dal 21% del 2021 al 10% dello scorso anno -ma per la prima volta in aumento, e di 3 punti, dall’invasione dell’Ucraina nel ’22-, mentre la Cina sale in un anno dal 15% a quasi il 22%. Gallup ha aggiunto inoltre un dato relativo all’approvazione che ottiene il governo tedesco tra i cittadini europei e che sale di un punto percentuale dal 53% al 54%: un risultato notevole che sembra per il momento premiare la capacità del cancelliere Merz, alla guida della Germania dal maggio 2025, di navigare tra i marosi nazionali -vedi la minaccia elettorale rappresentata dall’estrema destra di AfD, Alternative für Deutschland ma anche le resistenze trasversali alla politica di riarmo- e lo tsunami globale alimentato dagli imperialismi russo e americano. La Germania resta comunque dietro di 6 punti rispetto all’UE nella scelta degli europei, un sorpasso che dura dal 2022 con la fine del mandato di Angela Merkel.
In termini di Stati membri il consenso per la leadership dell’Unione fa registrare in 10 anni, dal 2015 al 2025, una drastica riduzione da parte dell’Ungheria che passa dal 59% al 42% sotto la direzione ideologicamente antiunitaria di Viktor Orban giunto al termine del suo quinto mandato di primo ministro, senza soluzione di continuità, e in pista per il sesto. Forte riduzione del consenso, nello stesso periodo, anche da parte dei cittadini della Bulgaria di cui il 44% approva l’attuale guida dell’UE, ma erano il 60 per cento nel 2015, e di quelli della Romania che le riservano il 46% a fronte del 56% di dieci anni fa. Resta sotto il 50% ma in aumento rispetto al 2015 il consenso di ciprioti (che raddoppia addirittura dal 44% rispetto al 24%), slovacchi (44% rispetto al 36%), cechi (40% rispetto al 38%), greci (34% rispetto al 23%). Ma il dato forse più significativo è quello che riguarda la Francia: solo il 47% dei francesi approva il governo dell’UE, un risultato in linea con la contrapposizione che il Paese sta vivendo al suo interno tra il macronismo in crisi in Francia (non in Europa dove Emmanuel Macron è atteso probabilmente alla sfida del cambiamento delle istituzioni dell’Unione) e i populismi di estrema destra e di estrema sinistra.
In generale rispetto al 2023 il consenso nei confronti dei vertici UE è diminuito di quattro punti percentuali, ma quel dato costituiva l’apice di una tendenza positiva che ha portato il consenso dal 40%, registrato da Gallup nel 2012, al 60% di oggi. L’altro dato interessante è rappresentato dall’innalzarsi del livello medio del dissenso che lo scorso anno ha toccato quota 35%. Si radicalizzano insomma i sentimenti dei cittadini europei nei confronti della loro guida unitaria, e ciò potrebbe costituire un vantaggio per imprimere ulteriori spinte verso la ricerca e la scelta di modelli di governance dell’Unione più efficaci e veloci nelle decisioni.
Il pacchetto di testa delle popolazioni europee che sentono maggiore sintonia con la leadership dell’Unione Europea, vede primi i danesi con il 75%, i finlandesi e lituani con il 74%, svedesi con il 73%, portoghesi con il 72%, irlandesi e lussemburghesi con il 71%, tedeschi con il 70%, maltesi e polacchi con il 65%, olandesi con il 64%, austriaci e belgi con il 62%, spagnoli con il 60%, lettoni con il 59%, croati con il 56%, sloveni con il 52%, estoni e italiani con il 51%. Alla geografia del consenso manca il dato del Regno Unito, fuori dall’UE dal 2020, il cui premier Keir Starmer ha rilanciato una forte interlocuzione e proprio sui massimi sistemi, dai temi economici alla difesa dell’Ucraina fino al riarmo comune dell’Europa per contrastare innanzitutto la guerra ibrida e le minacce della guerra armata condotta dall’incubo del Russkij Mir di Vladimir Putin. Se il 60% degli europei approva la guida dell’Unione allora è probabile che una percentuale maggiore sia favorevole al rafforzamento e all’efficientamento delle istituzioni europee. Occorre che esse sappiano valorizzare questo consenso per agire fin dall’anno appena iniziato come una Unione che si vuole federale. Le polemiche anche degli ultimi giorni riguardo alla collaborazione con la NATO mostrano la necessità di una governance europea coraggiosa. E ieri all’Università di Lovanio, in Belgio, dove ha ricevuto la laurea honoris causa, l’ex premier italiano e ex presidente della BCE Mario Draghi lo ha chiarito una volta di più indicando le ragioni per cui non si può continuare a coltivare l’illusione del multilateralismo né dell’alleanza con gli Stati Uniti d’America come bussola per orientarsi nelle relazioni internazionali, e invitando a guardare il progetto federalista come l’unico realistico che l’Unione ha davanti a sé.
Claudio Rocco
(da Avanti Online)

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