L’errore giudiziario: una piaga del nostro Paese, un pericolo sempre in agguato per qualsiasi cittadino. Secondo i dati diramati dall’Eurispes, dal 1945 ad oggi, in Italia le vittime di errori giudiziari sono state ben 4,5 milioni!
Liberilibri pubblica ora l’edizione italiana de Gli errori giudiziari di Jacques Vergès, paladino del garantismo giuridico e famoso avvocato difensore di Carlos lo Sciacallo, Klaus Barbie e Slobodan Milos¡evic´.
L’Introduzione è firmata da Giuliano Ferrara, la Postfazione da Luigi Domenico Cerqua.
L’appellativo con cui Jacques Vergès è conosciuto, l’avvocato del terrore, ha dato anche il titolo a un film a lui dedicato, presentato al Festival di Cannes del 2007 e vincitore del Premio César nel 2008 come miglior documentario.
Specializzato nella difesa del “male incarnato”, come scrive Giuliano Ferrara nell’Introduzione a questo libro, Vergès annovera fra i suoi famigerati clienti Carlos lo sciacallo ovvero Ilich Ramírez Sánchez, lo spietato terrorista venezuelano che tra il 1974 e il 1994 ha messo a segno una feroce serie di attacchi terroristici e sta attualmente scontando l’ergastolo a Parigi. Un personaggio che resta di tragica attualità, visto che proprio tra lo scorso aprile e questo mese di maggio FOX ha mandato in onda in prima serata, trasmessa sul canale 131 di Sky, una miniserie intitolata Carlos, il terrorista che ha fatto tremare il mondo, che ha vinto un Golden Globe e ha fruttato all’attore Edgar Ramirez un César per la sua interpretazione.
La complessa e avventurosa figura di Vergès, oggi ottantaseienne, è in parte avvolta nel mistero, a cominciare dalle sue origini asiatico-coloniali (nasce in Thailandia in una famiglia borghese da padre francese e madre vietnamita). Dopo le lauree in legge e in filosofia, lo studio di storia e lingue orientali alla Sorbona, l’arruolamento nei reparti del generale De Gaulle, a partire dagli anni della Guerra in Algeria, nelle vesti di avvocato Vergès ha difeso terroristi, esponenti di movimenti di liberazione, criminali nazisti e collaborazionisti. Celebri nel mondo molti dei suoi processi, come quelli intentati ai dittatori del Gabon, del Togo e del Ciad, all’eroina del Fronte di Liberazione Nazionale Djamila Bouhired, al criminale nazista Klaus Barbie (il “macellaio di Lione”) e nel 2002 all’ex dittatore jugoslavo Slobodan Milos¡evic´.
Come avvocato ha sempre sostenuto con ferrea convinzione il garantismo giuridico: per Vergès, strenuo sostenitore del diritto inalienabile alla difesa anche per gli “indifendibili”, e sostenitore della necessità di rigorosa vigilanza sul “potere terribile del magistrato”, la condanna è pronunciabile solo ove la colpevolezza sia accertata al di là d’ogni ragionevole dubbio.
In questo volumetto presenta una istruttiva e tragica carrellata di errori giudiziari e raggruppa i diversi casi in base alle cause degli errori stessi: analizza le diverse motivazioni che possono ispirare l’errore, racconta come vengono estorte e recepite le false confessioni, come vengono scartate, trascurate o screditate le testimonianze, come vengono utilizzate le perizie degli esperti (dai tossicologi ai medici legali, dai grafologi agli psichiatri).
Le conclusioni sono amare e cariche di pessimismo, gli errori qui riportati sono indelebili: “Gli errori giudiziari sono storie immaginarie nate dal cervello di individui senza immaginazione”. Ma c’è di peggio, afferma Vergès, “alcuni magistrati credono che correggere un errore significhi attentare all’autorità della Giustizia”.
Ma attenzione, Vergès non mette sotto processo la Giustizia per gli errori giudiziari, bensì accusa quei giudici che si rendono responsabili (e molte volte persino colpevoli per partito preso) di quegli errori. “Una minoranza, certo, ma ancora troppo numerosa, e soprattutto coperta da uno spirito di corpo per nulla giustificato dall’interesse dell’istituzione”. C’è qualche speranza? Scrive Vergès: “L’errore è umano. Non sparirà mai. Ma è possibile fare in modo che divenga più raro, e, qualora si verifichi, che sia corretto senza indugi”. Non è necessaria una rivoluzione giudiziaria, per rimediare basta “applicare la legge in tutte le sue fasi, dall’inchiesta preliminare sino all’appello in cassazione o al ricorso di revisione. La sola rivoluzione da farsi è dentro le teste”.
Nella sua postfazione al libro Luigi Domenico Cerqua, Presidente di Sezione alla Corte di Appello di Milano, ribadisce che pur essendo l’errore giudiziario sempre in agguato perché appartiene all’essere umano, ad esso si può porre rimedio. Cerqua prende spunto dalle vicende giudiziarie avvenute in Francia riferite da Jacques Vergès per alcune considerazioni sull’attuale sistema processuale penale italiano e su una rilevante regola di giudizio introdotta nel 2006 “volta ad impedire la condanna dell’innocente: il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestato al di là di ogni ragionevole dubbio”. Una regola che “se osservata scrupolosamente da giudici attenti e liberi da interferenze mediatiche, sempre più invadenti e pressanti, e con animo sgombro da pregiudizi, può contribuire a ridurre il pericolo di condanne ingiuste nei confronti di innocenti, perché non fondate su un materiale accusatorio inattaccabile”.
Jacques Vergès, Gli errori giudiziari, collana Oche del Campidoglio, traduzione di Serena Sinibaldi, Introduzione di Giuliano Ferrara, Postfazione di Luigi Domenico Cerqua, pagg. XVI-160, euro 16,00, ISBN 978-88-95481-65-4

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