
Si è aperto ieri in Sudafrica il 15esimo vertice dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). In agenda l’espansione del blocco dei Paesi emergenti a nuovi membri ma anche i modi attraverso cui estendere la propria influenza politica ed economica. Il presidente russo Vladimir Putin non sarà presente, ma c’è il ministro degli Esteri Sergei Lavrov inviato al suo posto.
Non mancano le manifestazioni di protesta. All’esterno della sede del vertice, il Sandton Convention Centre, un gruppo di attivisti di Amnesty International e di altre associazioni protesta contro l’invasione russa in Ucraina. E’ in corso anche una manifestazione di alcuni cittadini etiopi contro il primo ministro Abiy Ahmed.
Le 5 più importanti economie emergenti provano a creare un nuovo mostro a più teste per competere con il G7. Ma già si litiga sulla leadership e sulla funzione che dovrebbe avere. Cina e Brasile vorrebbero dare le sembianze di organismo rivale delle potenze democratiche che sulla carta sarebbero più ricche.
Un funzionario cinese, alla vigilia del meeting ha dichiarato al Financial Times: “Se espanderemo il gruppo formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica la nostra voce sarà più forte”. Invece, India e Sudafrica non vogliono lanciare provocazioni a Washington. Naledi Pandor, ministra sudafricana, è contraria a espandere i Brics in chiave anti-occidentale.
Nel giallo della discussione alla vigilia di uno dei vertici annuali più importanti degli ultimi mesi, è Pechino a definire il Brics un meccanismo aperto e inclusivo, e non Mosca, dando l’immagine plastica di equilibri geopolitici mutati a causa della guerra tra Ucraina e Russia, mostrando un indebolimento sullo scacchiere del Nº1 del Cremlino.
Il presidente cinese prova a rubare la scena a Putin nel Continente nero. A causa del mandato d’arresto della Cpi (a cui il Sudafrica aderisce) lo zar è rimasto confinato nella Federazione; sarebbe stato arrestato. Sostituito dal ministro Lavrov che si limita ad appoggiare il processo di espansione del Dragone e la cooperazione con i paesi africani. Putin parteciperà da remoto, mentre Pechino lavora alla fine del mondo dollaro centrico con il presidente brasiliano Lula che, sul piatto, mette una moneta alternativa al dollaro per regolare gli scambi tra i membri del club. L’elenco dei partecipanti al summit Brics-Africa Outreach è di 46 nomi (i leader al tavolo rappresentano circa il 40% della popolazione mondiale), compreso il segretario Onu Guterres e l’ex presidente brasiliana Dilma Rousseff, oggi capo della New Development Bank, l’istituto di credito creato dal club Brics nel 2014. Controcorrente si schiera il Marocco, che smentisce l’adesione all’anti-G7, e non parteciperà all’incontro, in polemica col Sudafrica, accusandolo di manovre che minano l’integrità territoriale del Regno di Muhammad VI. Gli ingredienti per creare un’alternativa al G7 ci sarebbero. Ma la fattibilità del progetto in un nuovo ordine mondiale si scontra con antipatie consolidate e Paesi sul chi vive per l’attivismo cinese. Xi disegna un nuovo multipolarismo idealmente in grado di contrastare il fronte guidato da Washington, ma solo 5 Paesi arabi (Arabia Saudita, Emirati, Bahrein, Algeria, Egitto) hanno già chiesto di aderire al gruppo. Il pressing per la de-dollarizzazione del mercato globale è all’inizio. La nuova valuta consentirà solo sulla carta maggiori scambi tra Brasile e Sudafrica senza dipendere dalla valuta di un Paese terzo, cioè sganciata dal dollaro. Un conto è svincolarsi da Washington, altro è far funzionare un modello attorno a cui non c’è unanimità.
L’anti-G7 è solo in una situazione embrionale. Invece, più avanzata sarebbe l’espansione del club, che stando alle recenti dichiarazioni del consigliere ucraino più ascoltato da Zelensky, Podolyak, non dispiacerebbe troppo neppure a Kiev: una Cina che prova a scacciare l’influenza globale degli Usa indebolisce Mosca. Ma con Pechino in deflazione, fiaccata dalla bolla immobiliare, la Cina, da star potrebbe essere l’inciampo a sorpresa. L’arrivo ieri a Johannesburg di Xi sembra più una richiesta di Sos, dopo pochi giorni dall’incontro di Camp David dove si è registrato un successo per Biden culminato con le accuse nippo-coreane del pericoloso comportamento della Cina nell’Indo-Pacifico.
Il presidente cinese Xi Jinping, arrivato ieri a Johannesburg, è stato accolto dal suo omologo sudafricano Cyril Ramaphosa.
Xi Jinping ha affermato: “La chiave delle buone relazioni tra Cina e Sudafrica e della loro profonda amicizia è nella condivisione del bene e del male dei rispettivi percorsi di sviluppo, utile a stringere una profonda amicizia di compagni e fratelli. Oggi trovarsi a un nuovo punto di partenza storico, ereditare l’amicizia, approfondire la cooperazione e rafforzare il coordinamento sono le aspirazioni comuni dei due Paesi”. Così, Xi Jinping si è dichiarato “disposto a portare il partenariato strategico globale tra Cina e Sudafrica a un nuovo livello”.
Il leader cinese ha aggiunto: “Il meccanismo di cooperazione dei Brics è una forza costruttiva per la crescita economica mondiale, per una migliore governance globale e per una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali”.
Secondo quanto riferito dai media statali, Xi Jinping è fiducioso che il vertice “diventerà una pietra miliare nello sviluppo del meccanismo e contribuirà a portare l’unità e la cooperazione dei Paesi in via di sviluppo a un livello più alto”. Xi ha aggiunto di considerare importante “il dialogo cino-africano tra leader”, utile a definire “le modalità per una più stretta cooperazione, un maggiore sviluppo e un mondo più pacifico”.
Il tentativo del meeting dei paesi del Brics di porsi in contrasto con il mondo occidentale, difficilmente avrà successo. Di certo emerge il ridimensionamento della Russia come potenza mondiale.
La partita che si sta giocando in questi giorni sullo scacchiere internazionale per un nuovo ordine mondiale segnerà la storia. Al di là degli schieramenti e di chi avrà un ruolo egemone sulla geopolitica, dovremmo chiederci se l’umanità avrà un futuro migliore. Cesseranno le guerre sparse in tutto il mondo e forse arriverà uno sperato new deal per portare nuovamente una economia del benessere. Ma i problemi del pianeta e dell’umanità saranno risolti? La soluzione c’è, ma non c’è ancora la volontà di realizzarla. Dipenderà dalle coscienze umane dei liberi cittadini intraprendere la via di quel socialismo liberale che pone al centro il soddisfacimento dei bisogni umani per una esistenza dignitosa nel rispetto reciproco e nel benessere sostenibile considerando la scarsità delle risorse disponibili sul pianeta Terra.
Salvatore Rondello
(da “Avanti Online”)

Lascia un commento