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Gli ebrei messianici, i hardalim, spiegati da Yair Nehorai

Intervista allo scrittore e avvocato israeliano

di Manuela Dviri | 16 Febbraio 2024

Inizio con una precisione. Ho sposato (ben 56 anni fa) un “datì” che vuol dire religioso, o credente o osservante. Il mio datì è di quelli che portano in testa la papalina fatta all’uncinetto, e per forza di cose (io non sono osservante) lui è aperto al mondo e democratico quanto basta per poter vivere con me in uno status quo che malgrado tutto regge da mezzo secolo. (solo su questo ci sarebbe da scriverne un romanzo).
Poi ci sono gli “haredim” i timorati di Dio, che si dividono gruppi e che in gran parte vivono in zone loro, si vestono a modo loro, e non fanno il militare. E infine ci sono i “hardalim”, una via dai mezzo tra i datiim (plurale di datì) e gli haredim. Si distinguono perché portano papaline fatte all’uncinetto più grandi e le loro mogli hanno quasi tutte il capo coperto con grandi e cinematografici turbanti.

Una spiegazione un po’ semplicistica e molto superficiale, giusto per dare un’idea. Degli ebrei messianici invece ne sapevo molto poco, quasi niente, e così ho deciso di incontrare Yair Nehorai.
Yair Nehorai è uno scrittore e avvocato israeliano, noto principalmente per il romanzo Taliban Son sull’estremismo religioso ebraico e per aver partecipato ad una serie di cause in cui erano implicati principalmente gruppi religiosi estremisti e messianici.
Il romanzo Taliban Son è liberamente basato sul caso della “madre talebana”, nel quale Nehorai racconta di una leader di un gruppo particolarmente estremista. Sempre di estremismo ebraico tratta anche il suo secondo libro che si intitola invece LA TERZA RIVOLUZIONE: i principi messianici che si sforzano di trasformare Israele in uno stato ebraico basato sulla Torah- e come ne vengono istallati i valori.
Guarda caso incontro l’avvocato Nehorai in un bar in piazza Habima ormai famosa per le dimostrazioni contro il governo Netanyahu.

Chi sono gli ebrei messianici?
Coloro che sono convinti che il popolo ebraico abbia la missione di salvare non solo Israele, ma il mondo intero, e che quindi il destino del mondo intero sia sulle nostre spalle. Credono anche che Dio abbia deciso che sia finalmente arrivato il momento della redenzione, della Geulah.

Nella tradizione ebraica la redenzione è soprattutto una questione spirituale, non materiale. Per avvicinare la geulah è necessario lavorare sulla redenzione interiore del singolo ebreo avvicinandolo alla Torah e ai precetti. È questo ciò in cui credono? negli sforzi collaborativi tra Dio e gli uomini?
Come tutti gli estremismi, vanno molto più in là. Credono che tutto ciò che è stato costruito nel nostro paese dai laici sia errato e adesso sia venuto il momento di portare in Israele le leggi della Torah, farle diventare la costituzione del Paese, la sua essenza, la sua raison d’etre. Non a caso sono riusciti a far cadere il precedente governo, quello di Bennet, sulla legge del hametz (cioè la proibizione di far entrare negli ospedali pane e cibi proibiti- il hametz- perché possono aver avuto a che fare col pane durante la settimana di pasqua).

Chi sono i rappresentanti politici di questa visione messianica?
Il ministro Smotrich del partito dell’ebraismo religioso certamente, e secondo me non è lui a decidere ma i rabbini messianici che lo usano per i loro scopi. Ben Gvir invece è un “normale” razzista di estrema destra ma anche lui può servire e essere usato, per esempio parlando al Wall Street Journal contro Biden, e inneggiando a Trump.

Quali sono i pericoli per Israele da parte dei gruppi messianici?
Uno dei pericoli più grandi proviene dai corsi di preparazione pre-militare (mechinot kdam zvaiot) sotto la guida di rabbini messianici. Una in particolate, i Bney David (i figli di David) è nota per la sua influenza di tipo messianico, e non per caso proprio da loro Netanyahu è andato ultimamente in visita, alla ricerca disperata di alleati che lo aiutino a rimanere al governo. Ormai anche il mondo liberale e laico israeliano si è reso conto del problema, ha capito, ne ha paura e cerca di bloccarne l’avanzamento. Anche l’esercito sa che nelle sue file ci sono soldati provenienti da quel mondo. E non a caso sono bravissimi soldati.
Per i messianici la visione del mondo è religiosa, non razionale, per loro la guerra stessa – che va assolutamente combattuta e vinta anche a costo della vita degli ostaggi – è parte della Geulah, perfino la Shoà ne sarebbe stata, e il rapimento degli ostaggi. Anche la strage del sette ottobre. Quest’ultima sarebbe addirittura la punizione per essersi ritirati da Gaza e aver smontato le colonie di Gush Katif. Per questo le vogliono ricostruire. Sono carismatici, sono entusiasti, sono trascinanti, e il loro sogno è di cambiare la realtà da dentro e di riuscire a convincere il più grande numero possibile di cittadini e quindi a conquistare il paese politicamente. Per gli ebrei messianici (che sono ormai una grande parte tra i religiosi del paese e certamente tra i coloni) i laici democratici hanno creato a suo tempo un paese come rifugio sicuro per gli ebrei del mondo e adesso è arrivato il momento di farlo diventare strumento della redenzione e della salvezza del popolo ebraico e del mondo intero.

Come mai lei ne è diventato un esperto?
Perché provengo da quello stesso mondo, da ragazzo lo ho visto crescere e svilupparsi. E mi ha fatto moltissima paura e oggi me ne fa ancora di più. Quindi ho iniziato a studiare questa realtà e a prepararmi. Per combatterla.

Parlo dell’intervista con mio marito. Lui, piccato, risponde che Yair esagera, che nessuno dei suoi amici è messianico, che nessuno dei suoi amici è così. Che ci sono credenti che sono semplicemente di destra, senza essere messianici.
“E si sbaglia” commenta mia figlia, madre di quattro figli di cui tre già maggiorenni. “Semplicemente non conosce il cambiamento avvenuto nelle nuove generazioni. Il mondo religioso ha preso una strada molto diversa da quella delle precedenti generazioni a cui apparteneva il nonno e a cui appartiene lui. Loro avevano collaborato persino con il partito laburista nella costruzione del paese. Adesso è tutto cambiato. I “hardalim” hanno semplicemente scelto un’altra strada. Si sbaglia davvero.”

Lascio l’ultima parola al grande filosofo Gershon Scholem:

La redenzione del popolo ebraico, che desidero in quanto sionista, non è affatto identica alla redenzione religiosa che auspico per l’avvenire. […] L’ideale sionista è una cosa e l’ideale messianico un’altra e non hanno punti di contatto altro che nella retorica enfatica dei raduni di massa. (Gianfranco Bonola, Le delusioni del messianico in Scholem)

Manuela Dviri

Pubblicato su https://www.joimag.it/gli-ebrei-messianici-i-hardalim-spiegati-da-yair-nehorai/

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, costituzione, costo della vita, governo, Laici, massa, mondo, mondo intero, nuove generazioni, soldati, wall street

Info Manuela Dviri

Manuela Dviri nata Manuela Vitali Norsa, è una scrittrice e blogger italiana naturalizzata israeliana. Trasferitasi da Padova a Tel Aviv in Israele nel 1968, si è sposata con un israeliano.[1] Si è laureata in letteratura inglese e francese all’Università Bar-Ilan e ha iniziato la carriera professionale come insegnante nelle scuole superiori e, più tardi, in un istituto per bambini mentalmente ritardati. In seguito ha lavorato all’Istituto di Scienze Weizmann nel campo delle relazioni internazionali. Il 26 febbraio 1998 il figlio Yonathan, che prestava servizio nell’esercito israeliano, fu ucciso durante un conflitto con Hezbollah. A lui Manuela Dviri ha dedicato l’opera teatrale Terra di latte e miele (shabbat), messa in scena da Ottavia Piccolo per la regia di Silvano Piccardi[2]. Oggi è giornalista e scrittrice e vive dividendosi tra Italia e Israele.

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