La vicenda, inconsueta, della campagna di stampa che vede vittima il Vaticano e, ancor più senza precedenti, addirittura la figura del Papa, si presta a varie letture.
La prima è quella dei retroscenisti: perché ora e così violentemente? In realtà non c’è niente di nuovo sotto il sole. Si è sempre saputo, ai vari livelli sociali, dal popolino all’aristocrazia nera, che la pedofilia albergasse in parte del clero. E anche che la Chiesa non ne andasse fiera e cercasse perciò di non amplificarne la notizia. Così come non sfugge, neanche ai più distratti, che la stampa internazionale rilanci ora fatti accaduti dieci, venti, a volte persino trenta anni fa. E che c’è una strategia comunicativa nella tempistica con cui le notizie escono e sono propagate.
C’è chi ipotizza che si tratti della velenosa coda di una furibonda lotta di potere all’interno delle stesse gerarchie. Può essere. C’è chi osserva anche che la Chiesa, che per secoli ha plasmato di sé il mondo cosiddetto civilizzato, oggi sconta una fase storica in cui i paesi e le culture emergenti realizzano, in qualche modo, la loro rivalsa. Anche questo può essere. E le due ipotesi possono anche concorrere.
Ma, a parere di chi scrive, l’aspetto più interessante non è il retroscena, ma quello storico-etimologico, sono le parole usate, nel 1985 dall’allora cardinale Ratzinger, Prefetto della “Congregazione per la dottina della Fede”, cioè l’istituto che una volta portava il nome di “Santa Inquisizione”, a suscitare interesse. Scrive Ratzinger: ”si ritiene tuttavia necessario prendere in considerazione….il bene della Chiesa universale e perciò non può dare poco peso ai danni che la concessione della dispensa può provocare alla comunità dei fedeli…. la ragione della condotta di questo dicastero che è solito procedere avendo avanti gli occhi soprattutto il bene comune”.
Pare ancora di udire un altro cardinale, anch’egli a capo del Santo Uffizio ed anch’egli poi divenuto Papa, Francesco Barberini che, per dissuadere Il Granduca di Toscana a seppellire Galileo Galilei in Santa Croce, nel 1642 scriveva“..non è bene fabbricare mausolei al cadavero di colui che è stato penitentiato nel Tribunale della Santa Inquisizione, ed è morto mentre durava la penitenza, perché si potrebbero scandalizzare i buoni, con pregiuditio della pietà di S. Altezza. Ma anche quando non si potesse distornare cotesto pensiero, dovrà ella avvertire che nell’epitaffio o iscritione, che si porrà nel sepolcro, non si leggano parole tali, che possano offendere la reputazione di questo Tribunale”.
Oppure le parole di un altro cardinale anch’egli a capo del Sant’Uffizio ma mai divenuto Papa, Bellarmino, che all’inizio del processo a Galileo scriveva all’inquisitore di Firenze, a lui sottoposto: “Consideri lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso contrario alli Santi Padri et a tutti li espositori greci e latini”.
Si dirà: come era moderna la Chiesa di allora. Oppure come è antica la Chiesa di oggi. Giudichi il lettore. Ciascuno con la sua prudenza.
Alessandro Lozzi
www.laici.it

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