Torniamo a parlare di Firenze che, per quanto sprofondata nelle conseguenze della mala gestione continuata ed aggravata degli ultimi anni, sembra peraltro accreditarsi come laboratorio politico innovativo sulla stampa nazionale, mentre a noi, molto più modestamente, pare che sia la mera icona del disfacimento della politica tradizionale e non più funzionale ai bisogni della gente, senza però che si intravveda una sola sensata ipotesi di soluzione – e ci accontenteremmo persino di un tentativo abbozzato, segno quanto meno di buona volontà.
La campagna elettorale, di fatto già iniziata da tempo, è emblematica di uno stato di cose fondato sulle chiacchiere e svincolato da ogni forma, e più ancora onere, di concretezza. La lettura della cronaca quotidiana delle attività dei candidati sindaci è un momento esilarante, se non fosse per il retrogusto amaro che comporta in prospettiva, presentandosi come una sorta di festival del qualunquismo applicato alla progettazione urbana. Ciò che maggiormente ci colpisce – del tutto negativamente – è il clima da Medio Man che si respira intorno ai candidati; ci pare infatti che ognuno di noi, cittadini purtroppo praticanti delle difficoltà quotidiane, sarebbe perfettamente in grado di svolgere le seguenti attività:
– salire sugli autobus dell’Ataf, sempre più simili a carri bestiame, ed esclamare: “non si possono trattare così gli utenti che pagano il biglietto!”.
– affacciarsi sulle voragini – chiamarle buche è ormai un atto di mero ottimismo – nelle quali ogni giorno pedoni e ciclisti precipitano rompendosi denti ed ossa varie, e pontificare: “ma questo è un pericolo mortale, bisogna intervenire!”.
– recarsi nelle estreme periferie, dove le case popolari cadono a pezzi appena costruite, mettere il naso nelle crepe sui muri e sentenziare: “sono condizioni di vita inaccettabili!”.
– assistere alla raccolta della spazzatura, ammucchiata nella discarica a cielo aperto che ammorba l’ingresso nord della città, e declamare: “ci vuole un termovalorizzatore prima che la situazione diventi endemica!”.
– presentarsi sui cantieri della tramvia, ormai perenni e gravati di ritardi pressoché biblici, e sbottare: “questa è una gestione dissennata dei lavori!”.
L’elenco è lungo e potrebbe continuare, ma quello che ci preme sottolineare qui è che a questa strepitosa serie di scoperte dell’acqua calda quotidiane manca sempre un elemento fondamentale che gli elettori vorrebbero, e forse anche dovrebbero, aspettarsi dai candidati alla guida della città, ovvero l’enunciazione chiara e propositiva di un programma che preveda la soluzione progressiva dei principali problemi che gravano questa città, comprensiva di un fattore imprescindibile, ovvero il reperimento delle risorse economiche necessarie all’uopo. Di fatto, invece, si continua ad assistere al giro turistico di Firenze fatto con la stessa ottica svincolata dalla concretezza con cui potrebbe farlo un turista mediamente avveduto, il che purtroppo ci porta a non sperare in nulla di buono dalla prossima amministrazione, di qualunque colore essa sia, anche perché probabilmente sarà persino difficile attribuire alla suddetta una collocazione politica e/o ideologica di un qualche genere. Già, perché intanto che si svolge il festival del cittadino medio in tour fra le problematiche urbane, assistiamo allo sfaldarsi di alleanze un tempo solide, al salto di schieramenti ormai elevato a sport olimpico, al disgregarsi di coalizioni non più sostenute da collanti ideologici o solo meramente consociativi – a leggere le cronache delle nuove alleanze c’è da farsi venire le vertigini per assoluta perdita di punti di riferimento.
Il Pd si è frantumato in correnti sempre più litigiose ed ostili fra loro, dopo la vittoria di Renzi alle primarie, sfaldandosi in una serie di sottopartiti che hanno poche idee ma una sola certezza: il ragazzo non ha il Dna rosso e dunque non s’ha da votare. Valdo Spini, socialista riformista, vara un’alleanza sorprendente con Rifondazione Comunista, da sempre sulle barricate del no a prescindere, e non abbiamo fatto in tempo a chiederci le misteriose ragioni di un’alleanza apparentemente impossibile fra riformismo ed ostruzionismo che la stessa Rifondazione si è spaccata in due tronconi, rinnegando il patto di sostegno siglato dai vertici con Spini. Persino i Comitati dei Cittadini, sentinella e voce del malessere più acuto di questi ultimi anni fiorentini, si sono divisi, una parte sostiene Razzanelli, una parte la De Zordo, una parte corre da sola. Nel frattempo l’Ucd ha deciso di correre da sola, invece di sostenere il proprio rappresentante Razzanelli, la Lega è rientrata nei ranghi dell’alleanza con il Pdl, e Sinistra e Libertà tenta di riproporre la leggenda metropolitana della fine della diaspora socialista. Questo quadro, che sembra opera di un artista schizzoide con tendenze visionarie, potrebbe persino indurci all’ottimismo se si cogliessero segnali di rinascita da un momentaneo caos ideologico che potrebbe però contenere in sé i semi di una fertile riflessione sulle necessità di una nuova politica – di fatto, ci pare invece una campana a morto per questa città perché, comunque vada, si ritroverà un’amministrazione paralizzata sul nascere dalle troppe spinte centrifughe e dominata da una sola certezza: intanto accaparriamoci il potere, poi si vedrà.
ChiBo.

brava chiara
dovremmo ripensare il modo di fare politica
scipione
Purtroppo le conclusioni di Chiara mettono il dito nella piaga. La politica amministrativa , a Firenze certamente, si è trasformata in un gigantesco comitato d’affari ,che traversa tutti gli schieramenti ,senza riguardo alcuno agli interessi della città e della cittadinanza.
Lo si può riscontrare osservando come le grandi questioni infrastrutturali (dai treni per il centro al sottoattraversamento della TAV)siano trattate dalla grande informazione solo come materia di polemica,più che di inchiesta e di informazione consapevole . Mentre non sembrano interessare assolutamente la Magistratura .
Effettivamente ,per tutti , pecunia non olet…