Nel centenario di Giovanni Pascoli ( San Mauro di Romagna 1855 – 1912 ) una giornata dedicata al poeta. Il giallo insoluto della morte del padre, la sua Romagna anarchica, repubblicana e socialista, la poesia intimistica che recupera la civiltá contadina nella quale crebbe.

nome del poeta, il liceo Pascoli, appunto, in viale don Minzoni.
Gli alunni delle classi quinte e di alcune altre classi, riuniti per l’occasione nell’auditorium
dell’istituto Stensen, hanno dato vita a tre ore speciali di lezione, insieme agli insegnanti con
i quali le avevano accuratamente preparate.
Una documentata ricerca sulla storia dell’omicidio di Ruggero Pascoli – il padre del poeta , assassinato, come si sa, nel 1867 in circostanze mai del tutto chiarite – è stata presentata
sotto forma di un “giallo” , di un caso di cronaca nera insoluto . L’esposizione è risultata felice, anche perché resa varia e coinvolgente da spezzoni, inseriti con puntualità e coerenza, costituiti da lettere , immagini, recitazione di testi , sia in “diretta” da parte degli alunni, sia registrati come quello – caro e, per tanti diversamente giovani, ancora emozionante – della “cavalla storna”, affidato alla voce calda di un interprete indimenticabile come Alberto Lupo.
Applausi scroscianti e più che meritati agli studenti della quarta A dell’indirizzo pedagogico- sociale che, insieme alla loro professoressa Margherita Dello Sbarba, davano l’anima – si sentiva – nell’originale rappresentazione, gratificante risultato di passione e di studio.
Non hanno voluto essere da meno gli studenti della terza E insieme a quelli della quinta C dell’indirizzo linguistico, che hanno reso omaggio al poeta del Il fanciullino con una brillante traduzione-interpretazione, El muchachito , letta a voci alternate sotto lo sguardo attento ed affettuoso dell’insegnante Antonella Bartolomeo . Bravi e sicuri, tanto da ricevere anche loro gli evviva dei compagni , del pubblico in platea, piacevolmente interessato.
Anche un concorso è stato ideato per l’occasione : “Un logo per la scuola”, del quale è risultata vincitrice – ma non l’unica brava, va detto – la studentessa che ha significativamente unito nel suo disegno un’immagine dell’edificio scolastico ad una riproduzione fotografica del volto del Pascoli, con lo sfondo del Tricolore.
La manifestazione , coordinata con naturale sensibilità ed equilibrio dal professor Francesco Capaldo, era stata aperta da una ricca lezione di Alessandra Campagnano , una delle docenti “storiche” dell’istituto, svolta sul tema “ Pascoli e il suo tempo”. Quel tempo , tra seconda metà dell’Ottocento e inizio del Novecento , la Campagnano ha rievocato , insieme all’ambiente
“carico di tensioni sociali e politiche come quello della Romagna”, che vide l’uccisione di Ruggero Pascoli, repubblicano e mazziniano da giovane, poi moderato negli anni della maturità fino alla drammatica fine. Periodi – e luoghi – caldi, che ebbero , tra i protagonisti, l’anarchico Bakunin e il
primo socialista eletto alla Camera, Andrea Costa.
E socialista fu anche il poeta , che però non volle riconoscersi nelle allora prevalenti posizioni marxiste e, in particolare, rifiutò il concetto di lotta fra le classi. Perché – ha sottolineato la Campagnano , riferendosi a una lettera scritta da Giovanni all’amico Luigi Mercatelli nel 1899 – Pascoli si sentiva “socialista dell’umanità, non di una classe” ; e con il suo socialismo non sentiva in contrasto nemmeno l’aspirazione, in quegli anni, all’espansione coloniale, che , anzi, vedeva, con giustificazioni condivise da esponenti politici di sinistra ( Arturo Labriola, per esempio ), come portatrice di civiltà a popoli lasciati nell’arretratezza da dominazioni dispotiche come quella ottomana in Libia.
Proprio questo fu il tema del suo ultimo, noto, discorso pubblico , La grande proletaria si è mossa , tenuto il 21 novembre 1911 al teatro comunale di Barga, quando ormai la carriera accademica era all’apice, essendo, già nel 1907 , subentrato al Carducci nella cattedra di letteratura italiana alla università di Bologna.
Significativa – Alessandra Campagnano ha voluto ricordarla, documentandola – l’adesione alla Massoneria. Iniziato alla loggia Rizzoli di Bologna, la stessa alla quale appartenevano , tra gli altri, Giosue Carducci e Aurelio Saffi, il poeta scrisse, sotto le tre domande previste dal “testamento massonico “ , tre lapidarie risposte. A “che cosa deve l’uomo alla Patria?”, la vita; a”quali sono i doveri dell’uomo verso l’umanità?”, d’amarla; a”quali sono i doveri dell’uomo verso se stesso?”, di rispettarsi. Sintesi personale notevole della concezione dell’uomo e del cittadino nel mondo.
Pascoli – ha detto Alessandra Campagnano, passando ad analizzare l’opera poetica – sviluppò “una poesia intimistica, che recuperava il mondo contadino nel quale era nato, collegandolo alla tradizione classica virgiliana. Non un mondo idealizzato , però, chè in esso ritroviamo il dolore , l’angoscia esistenziale , che si esprimono in forme poetiche e lessicali del tutto nuove, che fanno del poeta di San Mauro una delle voci più significative del decadentismo italiano “ . Non solo – ha
approfondito Alessandra Campagnano – perché “l’attenzione al mondo contadino che dalle Myricae si evolve nei Canti di Castelvecchio non è paternalistica” ; anzi , “si potrebbe dire che gli ideali di giustizia sociale della giovinezza, quelli umanitaristici massonici e la sua condizione esistenziale si fondono lasciando aperta la strada sia al recupero di forme classiche , che si espressero nelle composizioni in lingua latina, sia a forme sperimentali che lo avvicinarono alle voci europee più innovative del suo tempo “.
E’ stata una giornata di scuola: istruttiva, viva . Frutto – lasciatemelo sottolineare, grazie – di una opera educativa condotta con competenza e passione dagli insegnanti, Dai professori! Tale da ottenere la partecipazione attiva, sincera degli alunni; degli studenti. Dei nostri studenti: seri, quando motivati; vivaci , come è naturale; scanzonati, il giusto; belli – sempre e nonostante tutto – nella loro gioventù.
La preside, Elisabetta Bonalumi, che aveva aperto i lavori, li ha conclusi, contenta, con brevi, calorose parole: di saluto, di ringraziamento, di motivata soddisfazione.
Nell’atrio d’ingresso al liceo, i versi del poeta , citati dalla professoressa Campagnano , sono scolpiti su pietra ad epigrafe della scuola:
Uomini,pace! Nella prona terra/ troppo è il mistero: e solo chi procaccia/ d’aver fratelli in suo timor non erra. // Pace, fratelli! E fate che le braccia / ch’ora o poi tenderete ai più vicini/ non sappiano la lotta e la minaccia. // E buoni veda voi dormir nei lini / placidi e bianchi, quando non intesa, / quando non vista, sopra voi si chini // la Morte con la sua lampada accesa.
Un messaggio agli uomini, agli esseri umani, che possiamo sentire , fuor di retorica, di palpitante attualità.

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