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Il giorno della vergogna: antirazzisti con tutti, salvo gli Italiani

“Che belle le Foibe da Triste in giù”. Oltre all’indignazione, oltre alla sincera rabbia, oltre a tutto questo dobbiamo andare a fondo e guardare l’Abisso fino in fondo: perché? Perché insultare quei dodicimila innocenti, morti per la sola colpa di essere Italiani?

di Luca Rampazzo | 12 Febbraio 2018

Al corteo di Macerata, quello che doveva celebrare l’Italia bella, non violenta, contro l’odio, è andato in scena il più vergognoso, inumano e semplicemente stupido degli slogan: “Che belle le Foibe da Triste in giù”. Oltre all’indignazione, oltre alla sincera rabbia, oltre a tutto questo dobbiamo andare a fondo e guardare l’Abisso fino in fondo: perché? Perché insultare quei dodicimila innocenti, morti per la sola colpa di essere Italiani? Perché quelle bestie, ancora una volta, non sono antirazziste perché amano tutti. No, sono antirazziste perché odiano. Odiano profondamente. Odiano se stessi, la propria terra, la propria cultura. Si fanno, direi giustamente, schifo da soli. Ma poi, per riuscire a sopravvivere a tutto questo senza legarsi una corda al collo e farla finita, hanno un disperato bisogno di sublimare. E per non andarsene da soli, lottano, convintamente, per il suicidio non di una sola nazione, no, sono ambiziosi: vogliono l’obliterazione dell’Occidente. Si odiano, quindi ci odiano ed alla fine predicano l’Apocalisse come risoluzione di ogni loro problema. E finché il problema era ristretto a qualche estremista, si poteva tollerare. Il problema è che in quel corteo c’erano anche LeU, alias il partito della PresidentA Boldrini e più Europa, alias Emma Bonino. Due movimenti che, con toni garbati e senza insultare nessuno, tanto meno i morti, hanno obiettivi che non sono così divergenti. Dire che il baratro demografico può essere colmato solo dai migranti, che la nostra civiltà verrà trasformata dal loro apporto (fallendo quindi nell’integrazione e diventando, piuttosto, terreno di conquista) e che siamo noi a dover andare loro incontro è, in pratica, esattamente questo: vogliono che noi Italiani ci raggomitoliamo in un angolo. E attendiamo sereni la morte.

Non è un programma nuovo. Anche Hillary Clinton ne aveva uno simile. Ci hanno pensato gli operai della Rust Belt a spiegarle, in maniera eloquente, che no, loro non avevano alcuna intenzione di estinguersi. Qui ne avremo l’occasione il 4 Marzo. Perché, oltre l’indignazione, Macerata ci invita, ci impone addirittura, di schierarci. Da che parte stiamo? Da quella di chi vuol fare estinguere? Oppure siamo da quella di chi vuole difendere la nostra identità? In questo secondo caso, sia chiaro, abbiamo il dovere di individuare ed isolare, senza giustificazionismo alcuno, i vari Traini. Perché non è sparando sulla folla che si risolve il problema. Anzi, lo si acuisce. Perché si dà agli odiatori degli Italiani il destro per scendere in piazza. E ragliare la propria stupidità, offendendo i morti e mortificando i vivi.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Primo pianoTag: antirazzismo, Boldirini, Bonino, coesione sociale, corteo, emma bonino, europa, hillary clinton, interni, Macerata, manifestazione, nazione, POLITICA, razzismo, slogan

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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