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Giorgio Squinzi, il Mister Magoo che spiazza le menti eccelse della politica e dell’economia

di Cesare Mannucci | 19 Maggio 2013

Giorgio Squinzi  non ha mai effettuato licenziamenti per riduzione di organici e non ha mai chiesto trattamenti di cassa integrazione in tutta la sua vita da imprenditore.

Giorgio-SquinziLa fuga dei cervelli costa al nostro paese “grosso modo 5 miliardi di euro e i nostri competitori increduli ringraziano del prezioso regalo”. A sostenerlo è il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi,  intervenendo nei giorni scorsi ad un convegno della Fondazione Politecnico di Milano. “Se contiamo che un ricercatore è un investimento collettivo di circa 800 mila euro – ha spiegato – in questi anni l’Italia ha regalato ai propri competitori grosso modo 5 miliardi di euro”. E’ andato giù piatto come sempre, al limite della gaffe come da un anno a questa parte da quando ha assunto con un non malcelato impaccio la grande responsabilità di essere il numero uno degli industriali italiani. Un ruolo che gli va decisamente stretto e che lo accomuna di più al buffo personaggio dei cartoni animati Mister Magoo, il ricco pensionato, basso e molto miope. A causa della sua debole vista Magoo si trova continuamente nei guai (la presidenza di Confindustria), in genere senza rendersi assolutamente conto dei pericoli che corre e delle disavventure che gli capitano, piuttosto che il grande imprenditore italiano che in quasi 30 anni al vertice della sua azienda familiare la Mapei è riuscito ad avviare tra l’Italia e l’estero 14 stabilimenti di produzioni di materiali per l’edilizia con alle dipendenze circa 7 mila addetti e leader per un decennio dell’omonina squadra ciclistica e ora dinamico patron del Sassuolo calcio in odor di promozione in serie A. Uscite pubbliche davanti ai microfoni della stampa che gli attirano contro dure reprimenda come nel caso di Tito Boeri che sulle colonne di Repubblica gli ha dato dell’irresponsabile e di apprendista stregone della comunicazione. Senza considerare invece che il “timido piccolo chimico” milanese non usa il linguaggio paludato e felpato della politica e dei salotti buoni della cultura e dell’economia, ma piuttosto quello del buon padre di famiglia che guarda al bene dei propri cari senza mai fare il passo più lungo della propria gamba. E infatti secondo Squinzi “noi adulti siamo stati troppo indulgenti in tutti i campi con la mediocrità e il nepotismo e lo scivolamento progressivo del nostro paese nelle classifiche mondiali di competitività è anche il frutto di questa eccessiva tolleranza. Quanto alle università sono state via via sorpassate dai nuovi protagonisti asiatici e il doloroso esempio di questo arretramento è la diaspora dei ricercatori, dei migliori e dei più competitivi, che lasciano un paese avaro che non sa trattenerli. Siamo di fronte ad una emorragia continua che comincia a diffondersi anche tra gli studenti migliori e il nostro paese reagisce con “pericolosa miopia””. Parole forti che preludono ad una medicina amara per il Belpaese ma forse l’unica per rimettere in moto a spinta il vecchio carrozzone. Lo Stato e gli imprenditori in generale dovrebbero tornare all’antico a quel vecchio concetto tanto caro a Giorgio Squinzi inculcatogli con saggezza dal padre Rodolfo nel primo dopoguerra quando la piccola Mapei muoveva i primi passi nei cantieri edili milanesi nel decennio di ricostruzione. “Famiglia povera, azienda ricca”, ovvero non sottrarre gli utili d’impresa per soddisfare i più sfrenati desideri e avventurarsi in pericolose avventure finanziarie e di Borsa, ma rinvestire gli stessi nel campo della ricerca, strategia applicata dal gruppo del patron di Confidustria che destina alle giovani “menti” del gruppo Mapei il 15% per l’innovazione. Anche se, paradosso tutto italiano, la ricerca da noi viene tassata, quando invece negli Usa e nel resto del mondo lo Stato incoraggia le imprese ad investire nella ricerca e finanziare gli atenei che hanno il solo compito di produrre i futuri scienziati e manager al servizio delle aziende locali e in fin dei conti del proprio paese. Da noi però non funziona così e i moniti di Squinzi prima al professor-senator-a-vita-premier-tecnico-poi-salito-in-politica Mario Monti e poi all’attuale primo ministro Enrico Letta fanno storcere il naso ai raffinati estimatori del presidente “di tutto ciò che c’è da presiedere”, dall’eterno ciuffo sbarazzino Luca Cordero di Montezemolo da sempre vincente con la rossa di Maranello senza mai rischiare nulla del proprio patrimonio personale. Giorgio Squinzi  non ha mai effettuato licenziamenti per riduzione di organici e non ha mai chiesto trattamenti di cassa integrazione in tutta la sua vita da imprenditore. Ma si sa noi da sempre siamo un popolo di naviganti, di commissari tecnici, pronti ad innamorarci anche alla più triviale freddura del “finanziere” Stefano Ricucci in una sua celebre scalata ai vertici di un importantissimo consiglio d’amministrazione: “Ma qui che semo affà…??? Li froci cor culo de jartri???”. Forse a questo punto è meglio ascoltare Squinzi e tenerci stretti i nostri migliori cervelli, dimenticare il bunga a bunga prima che gli altri le loro terga non ce le offrano a più e in “gioco” è rimasto solo il nostro.

Pubblicato in : Primo piano

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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