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Giorgio Casoli, il socialista più sindaco che magistrato

Dopo aver ucciso la cultura politica del socialismo riformista da un trentennio è stata portata avanti la seconda operazione quella ancor più micidiale: cancellare la “Storia socialista”. A tal riguardo insieme ad un piccolissimo manipolo di storici, larghissimamente minoritario, abbiamo realizzato quello che uno storiografo deve sempre fare: attingere ai documenti e non alle convenienti narrazioni. Le narrazioni servono sempre a santificare ed eroicizzare fatti e personaggi che svolsero ben altro “lavoro” di cui è piena la bibliografia italica.

di Raffaele Romano | 31 Luglio 2025

Dopo aver ucciso la cultura politica del socialismo riformista da un trentennio è stata portata avanti la seconda operazione quella ancor più micidiale: cancellare la “Storia socialista”. 

A tal riguardo insieme ad un piccolissimo manipolo di storici, larghissimamente minoritario, abbiamo realizzato quello che uno storiografo deve sempre fare: attingere ai documenti e non alle convenienti narrazioni. Le narrazioni servono sempre a santificare ed eroicizzare fatti e personaggi che svolsero ben altro “lavoro” di cui è piena la bibliografia italica.  

Risalendo alle documentazioni il Tribunale della Storia esprimerà un giudizio obiettivo e diverso dalle narrazioni fin qui fatte sul socialismo ed i suoi uomini.  

Un’importante figura del socialismo e delle istituzioni italiane fu, senza ombra di dubbio, il compianto Giorgio Casoli. Fra i tanti incarichi come magistrato è stato soprattutto un fine politico, prima come sindaco di Perugia dal 1980 al 1987 e poi senatore nella decima ed undicesima legislatura.

Da poco ho iniziato una ricerca documentale che testimonia delle sue infinite doti e capacità.

La prima cosa che mi ha colpito è stato il suo intervento alla presentazione del libro di Nicolò Amato “Bettino Craxi, dunque colpevole” il 7 febbraio del 2014.

In quell’occasione espresse alcune specifiche e profonde considerazioni sia come politico che come magistrato. Ad inizio del suo ponderato intervento fece un’accusa di portata storica che personalmente ho dimostrato, con documentazione della CIA e del Dipartimento di Stato USA, in un mio recente saggio che furono gli Stati Uniti a cambiare completamente strategia dopo la caduta del Muro di Berlino per cui passarono all’attacco per il mutato quadro geopolitico mondiale.

L’espressione che usò nel definire l’attacco a Bettino Craxi fu dovuta a particolari “congiunture internazionali”.  Nel proseguire affermò che Bettino Craxi non aveva compreso che gli Stati Uniti, da quel momento in avanti, “cambiarono totalmente politica” e lo dimostrarono ciò che, poco dopo, avvenne in Jugoslavia, Spagna, nell’IRA irlandese ed infine nella stessa Italia oltre che in Germania, Francia e Spagna.

Come magistrato sottolineò che di scandali, nei 45 anni precedenti all’epoca di tangentopoli e mafiopoli, ce n’erano stati un’infinità, a bizzeffe, e di molto più gravi come quello degli Hercules130 della Lockheed, quello sull’aeroporto di Fiumicino, sui petroli e tanti altri.

Ad un certo punto del suo intervento iniziò a parlare di certe “beghe personali” che espressamente non volle palesare specificando trattarsi di “beghe fra magistrati” nel momento in cui il grande magistrato Beria D’Argentina era cessato dal suo incarico di Procuratore Generale di Milano.

A questo proposito dal portale storico della Presidenza della Repubblica ho ripreso un’intervista, fatta a Beria d’Argentina, in cui il giornalista gli chiese spiegazioni sulla sua volontaria uscita dalla corrente di “magistratura democratica” nel 1968 e di cui era stato anche fra i fondatori. La risposta fu secca e lapidaria “ne uscii perché in quegli anni si proponeva di trasformarsi in un gruppo di magistrati militanti della classe operaia. Un’impostazione politica che è contraria alla Costituzione.”

Molto c’è da fare in ricerca storica su Giorgio Casoli politico prima come sindaco di Perugia, poi come senatore nella X e XI legislatura e come autorevole membro della direzione nazionale del Partito Socialista italiano.

Della sua profonda amicizia e stima nei confronti di Craxi lo dimostra questa lettera che inviò ad Hammamet il 21 novembre del 1999 due mesi prima della morte che avvenne il 19 gennaio del 2000.

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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