
Francesco Acquaroli, presidente uscente in quota Giorgia Meloni, guiderà ancora la Regione Marche. Sconfitto il candidato del Centrosinistra, Matteo Ricci, europarlamentare del Pd ed ex sindaco di Pesaro.
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Il campo largo fortemente voluto dalla segretaria Dem, Elly Schlein, non è riuscito a mobilitare in maniera forte e convincente quella fetta di elettori, molti proprio di quell’area, che ormai da anni ha scelto di non votare e di non partecipare alla vita politica.
Perché quando vota soltanto il 50 per cento degli elettori (nelle Marche 10 per cento in meno rispetto alle precedenti elezioni) il segnale è molto chiaro: vanno a votare quelli che vivono di politica, quelli vicini o che hanno interessi col mondo politico. Gli altri, la metà del popolo che da anni ogni volta decide di starsene a casa, anche stavolta non ha creduto al messaggio di questo o quel candidato.
Per chi ha a cuore la regola principale di ogni sistema democratico, la partecipazione, è un campanello d’allarme che suona, invano, da tempo. E così abbiamo esponenti di politici, di ogni parte, che vincono e vengono eletti per svolgere compiti istituzionali assai importanti con percentuali di voti basse rispetto alla popolazione interessata.
Per quanto riguarda il confronto politico, il Centrodestra tira un sospiro di sollievo, la coalizione ha retto e non c’è stato nessun scossone. La premier mantiene le Marche e adesso la Lega di Matteo Salvini può sperare di tenersi il Veneto. Ma non sarà facile, anche perché Fratelli d’Italia insiste per avere una regione del Nord produttivo – in Piemonte c’è il presidente di Forza Italia, in Lombardia e Friuli Venezia Giulia della Lega- anche considerando che in quelle regioni è prima forza politica. Per quanto riguarda il Centrosinistra e il Pd in particolare ci saranno altri problemi da risolvere.
A partire dal problema dei problemi: il rapporto con il M5S e il suo elettorato che non sempre sembra seguire le indicazioni del presidente Giuseppe Conte. Da una parte c’è chi sottolinea una questione: tra gli elettori del M5S qualcuno è convinto che se il Pd perde alla fine ‘qualcosa’ si guadagna. Altri, anche tra i Dem, che seguono il percorso accidentato di questa alleanza in formazione, respingono questa interpretazione. Perché, spiegano diverse fonti che sintetizzo, va dato atto al presidente Conte di lavorare per costruire l’alleanza e anche del suo sforzo per convincere gli elettori ‘grillini’. Elettori particolari, il più delle volte anti-sistema, che bisogna convincere e portare al voto definendo candidature inattaccabili.
“Nelle Marche noi del Pd – la sintesi- abbiamo candidato Ricci, in Toscana Giani, in Puglia Decaro, in Campania dopo il caos su De Luca si è arrivati a Fico del M5S… insomma bisogna dire che Conte sta facendo di tutto per convincere i suoi elettori, molte volte gente strana e imprevedibile. La conferma? Ha mantenuto l’alleanza anche se è stato il Pd a scatenare forti polemiche… in Toscana sulla ricandidatura di Giani, e lì Conte alla fine lo ha sostenuto anche spaccando il suo partito; il forte scontro tra i Dem in Puglia e in Campania…No, Conte sta facendo il suo” tagliano corto.
Sul significato politico più ampio, cioè sul coinvolgimento del gran popolo che si sta comunque mobilitando in tante città italiane su Gaza e contro i massacri dell’esercito israeliano contro i palestinesi, c’è da registrare che questa partecipazione politica, visto il risultato, non si è fatta coinvolgere nella sfida regionale marchigiana. Ora si guarda ai prossimi appuntamenti elettorali: le elezioni regionali in Calabria, Campania, Toscana e Veneto. Se il Centrosinistra, dopo l’Umbria, manterrà il governo in Campania e Toscana, e il Centrodestra confermerà i presidenti in Calabria e Veneto, alla fine sarà un pareggio tra le forze politiche, una vittoria per il consenso personale non scalfito di cui gode la premier Giorgia Meloni.
Nico Perrone
(direttore responsabile agenzia “Dire.it”)

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