• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

GIOCHI FISCALI

Riforma fiscale: ci vuole una rivoluzione copernicana. di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 25 Gennaio 2010

Riforma fiscale, passo e chiudo. Perché l’ipotesi di abbassare le tasse come strumento per archiviare definitivamente la recessione e aiutare la ripresa a consolidarsi, è stata cancellata dall’agenda politica subito dopo essere stata evocata dal presidente del Consiglio? Ed è un bene o un male che sia così miseramente abortita? Che finesse in questo modo era scritto, che succedesse così presto francamente ha sorpreso, che la sua archiviazione sia considerabile allo stesso tempo un fatto positivo e negativo è facilmente dimostrabile. Vediamo perché.

Riproporre un’idea di 15 anni prima senza spiegare perché nel frattempo quell’ipotesi di riforma è rimasta sulla carta nonostante i proponenti siano stati al governo per oltre la metà del tempo perduto, è segno non solo di mediocrità politica, ma anche è anche la premessa per andare incontro ad un fallimento certo. Tanto più se si commette lo stesso errore di tre lustri prima: indicare il punto di arrivo – ridurre le aliquote Irpef a due, al 23 % e 33% – senza calcolarne il costo e, di conseguenza, senza indicarne la copertura di bilancio.

Così come nel 1994 fu lanciato uno slogan – “meno tasse per tutti” – destinato a rimanere tale, così ora si è d’improvviso scoperto che è troppo pesante il carico fiscale che grava sulle spalle degli italiani, siano essi persone fisiche che giuridiche, e si è rilanciata l’idea, anzi il sogno – l’unica espressione che un uomo di governo non dovrebbe mai usare – di poterlo ridurre. Solo che contrariamente ad allora, quando la suggestione fu tenuta viva per molto tempo, anche dopo la campagna elettorale, questa volta il ministro dell’Economia – saggiamente – ha provveduto, con elegante fermezza, a smontare la panna nel giro di pochi giorni. Costringendo persino il premier a smentire clamorosamente se stesso con un laconico “non si può fare”.

Tutto bene, dunque? Per come si erano messe le cose, sì. Meglio che la cosa non si andata avanti, visto che non c’è neppure il minimo sentore che si voglia ragionare sui possibili tagli alla spesa corrente che sarebbero necessari a trovare le risorse per una riforma fiscale seria. E, di conseguenza, meglio che sia finita subito, altrimenti il tormentone avrebbe ammorbato la vita politica per chissà quanto tempo prima di finire nella classica bolla di sapone. Ma tutto questo non toglie che una riforma fiscale non sarebbe necessaria, anzi.

Senza bisogno di sposare la tesi liberista senza cui più le tasse sono basse più, per magica virtù, si allarga la base imponibile e lo Stato incassa – che ci sia un qualche rapporto proporzionale è ragionevole pensarlo, che sia automatico lo escluderei – è evidente che con una pressione fiscale che costringe a lavorare sei mesi per il fisco e altrettanti per ciascuno di noi, ridurre l’evasione e indurre gli investimenti è cosa impossibile, più che ardua. E che ci sia bisogno dell’una come dell’altra cosa, è noto anche i bambini.

Dunque, in realtà, noi avremmo bisogno delle seguenti cinque azioni: 1) semplificare l’attuale quadro normativo (esigere mille euro da 10 tasse da cento euro l’una non è la stessa cosa, sul piano pratico e psicologico, che esigerne una da mille o due da 500); 2) ridurre il carico fiscale complessivo, coordinando le tasse nazionali con quelle locali; 3) creare quanto più possibile il conflitto di interesse, attraverso la deducibilità, per far emergere il nero; 4) spostare l’asse della tassazione dal reddito ai consumi e alle rendite; 5) abbinare la tassazione del reddito a quella del patrimonio. Naturalmente le ultime due azioni nascono dall’esigenza di tener conto della realtà italiana, nella quale il reddito è sia basso che opaco – altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile che ben 34,7 milioni su una platea di 40,7 milioni di contribuenti, cioè l’85%, stia in una fascia di reddito inferiore ai 30 mila euro annui (di cui 20,3 milioni sotto i 15 mila euro) – e molto alto è il livello di risparmio e di patrimonio (specie immobiliare) accumulato, se è vero che Bankitalia ha calcolato la ricchezza netta (senza i debiti) dei privati del 2008 pari a 8.280 miliardi, cioè 6,5 volte il pil (nel 2008 ammontava a 1.272,85 miliardi) o 7,6 volte il reddito disponibile (il pil al netto delle tasse, che sono state sempre in quell’anno 183,38 miliardi).

Non c’è dubbio che si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione copernicana, e che in una prima fase la riforma così concepita produrrebbe una caduta di gettito di almeno un paio di punti di pil. Ma sarebbe una riforma vera e seria. La quale diventerebbe fattibile laddove fossero trovati quei 25-30 miliardi che costerebbe, cercandoli nella previdenza e nella sanità. Ma questo sì che è un sogno. Purtroppo.

Enrico Cisnetto ( da Terza Repubblica giornale on line di Società Aperta )

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti