Ricordiamo una splendida vignetta di Forattini di qualche anno fa: i militanti, allora, diessini dicevano a D’Alema: ci siamo stancati di fare i girotondi, cambiamo gioco? E Baffino allargando le braccia rispondeva: abbiamo provato a giocare a nascondino, ma nessuno è venuto a cercarci…!
Ora, nonostante tutto ciò che si dice e si scrive sulla presunta antipatia degli esponenti della sinistra nostrana, dobbiamo qui riconoscere la loro genuina vena ludica e finanche giocherellona. Sì, vabbè, hanno sempre quella puzzetta sotto il naso da primi della classe, quelli intelligenti con gli occhialini che guardano al volgo ignorante con un esplicito disprezzo che deve essere il figlio bastardo della lotta di classe all’incontrario, però questi ragazzi – sì, insomma, quello che si intende nella politica italiana per ragazzi, cioè almeno sessantenni e neanche benportanti – si sanno divertire e, in tempi di crisi, offrono a noi poveri cittadini strangolati dalla recessione uno spettacolo degno del miglior teatro comico.
Dopo aver abbandonato i girotondi, ed aver fatto un breve passaggio dal Luna Park scuola con tiro al bersaglio Gelmini, le scherzose menti del Pd si sono ora lanciate su altri divertentissimi passatempi, come il gioco di La Torre, andato in diretta tv su La 7 con la affettuosa e bipartisan collaborazione di Bocchino – chè quelli di destra, quando ci si mettono, non sono mica da meno in quanto a giochetti scemi – che ha ricordato ai telespettatori più anziani le gag dei fratelli De Rege: vai avanti tu – Bocchino – che a me – La Torre – mi viene da ridere. Il tutto condito con la prova del pizzino, ovvero quando si decide di sbracare lo si fa sul serio e si forniscono anche le prove scritte, non sia mai che qualcuno metta in dubbio la nostra statura di commedianti. Intanto, l’americano de’Roma, ovvero Veltroni nostro, non stava a guardare. Lui, che voleva essere Obama ed invece non è riuscito neanche ad imitare Mc Cain, ha deciso di offrire agli italiani una nuova versione dell’assedio di Fort Apache, un filmone epico da far invidia ad Ombre Rosse, con Villari nella parte dello scemo del villaggio – che poi è quello che li frega sempre tutti – Zavoli nel ruolo dello sceriffo buono ormai prossimo alla pensione – a proposito, ma come mai in pensione non c’è già?! – e se stesso nella parte di Tex Willer, che pare essere diventato il suo nuovo alter ego americano. Bisogna riconoscere che la trama è appassionante, i colpi di scena si susseguono, Villari tiene duro con la miglior resistenza passiva di scuola democristiana, Zavoli si è sbagliato con il set di Amarcord – ah, bei tempi quelli con Federico – e dispensa commenti in romagnolo stretto, che è giusto la lingua ufficiale del Far West, e Tex – eh, Tex è caduto da cavallo, e non ha neanche uno straccio di Foscolo qualunque che lo consoli con quattro strofe del capitombolo. Ed intanto, quegli zuzzurelloni dei suoi compagni di partito – bè, sì, insomma, quella cosa lì che si chiama Pd – hanno già iniziato un nuovo gioco: lo schiaffo del soldato. Trattasi della versione ludica ed italianizzata della purga staliniana di antica memoria, un torneo di ceffoni assestati da destra e da manca su un unico bersaglio, la testa del povero soldato. Testa… sì, insomma, quella cosa rotonda con le guance a pera che sta appoggiata sulle spalle di Veltroni.
Chi.Bo.

.. e come farei a arrotolarmi le dita alla cravatta se non la porto? M.S.
Va bene, ho capito, sono comica ma non ironica. Data la mia struttura fisica, posso fare Stanlio. Caro Marzio, Ollio lo fai tu?!
Non direi che. mutatis mutandis, Oscar Wilde e Paolo Villaggio lavorini sullo stesso registro espressivo. Né Buster Keaton o Stanlio e Onlio, né Massimo Dapporto “fine dicitore”, o Sordi “romanaccio de Roma”, né infine Petrolini o Verdone. I primi ironici, i secondi comici. M.S.
Semplicemente mi inchino , beatamente ignorando il vallo tra comicità ed ironia….
Ecca la Chiara che mi piace, comica e non ironica. M.S.