A 34 anni ancora da compiere, Dario Nardella, presidente uscente della commissione Cultura di Palazzo Vecchio e con un curriculum politico, universitario (e musicale) già chilometrico, è l’altro enfant prodige del Pd, il contraltare d’origine diessina al candidato sindaco Matteo Renzi. E di questi è stato invece fin dall’inizio, a costo di mettersi temporaneamente contro i vertici del Pd, un convinto sostenitore. Quasi all’insegna di un patto generazionale per il rinnovamento del centrosinistra italiano, al di là degli antichi steccati (Ds e Margherita). Tanto che in molti già lo vedono assessore alla cultura in caso di vittoria di Renzi.
Con chi meglio di lui, candidato consigliere nella lista del Pd, fare il “Punto su Firenze” – per citare l’ultima sua creatura – in campo culturale e chiedere lumi sugli obiettivi in questo settore della squadra di Renzi?
In sintesi, quali sono gli aspetti positivi dei 5 anni di Giunta Domenici (e V Commissione Nardella)?
La Giunta Domenici, soprattutto nei primi anni, ha promosso una politica di sostegno a tutti i soggetti capaci di coordinarsi e di creare delle reti organizzate. Penso, ad esempio, all’esperienza di “Firenze dei Teatri” che oggi racchiude una quindicina di teatri dell’area metropolitana che condividono progetti di promozione e comunicazione.
E quali i punti deboli?
Il punto debole più vistoso è stato l’avvicendamento continuo di assessori alla cultura (quattro in cinque anni) che hanno impedito di fatto di realizzare una politica culturale coerente come Firenze merita.
Che novità possono attendersi i fiorentini se vincerete?
Il fattore tempo sarà il nostro cavallo di battaglia. La programmazione degli eventi, la promozione internazionale della città, l’organizzazione dei festival e dell’Estate fiorentina dovranno essere impostati con almeno due anni di anticipo. Il tempo è inoltre decisivo per conquistare partnership importanti tra i privati per il sostegno anche economico alla cultura.
A proposito di privati, da un lato calano le sponsorizzazioni alle maggiori istituzioni culturali, dall’altro si legge di grossi investimenti per strutture residenziali destinate al turismo d’elite. Come si conciliano questi due fenomeni?
Sia per mantenere il livello dei grossi investimenti che per attivarne di nuovi è indispensabile giocare sull’offerta culturale integrata alla qualità dei servizi. Un turismo di qualità esige una città capace di offrire eventi e occasioni di consumo culturale molto varie. Allo stesso modo, la risorsa culturale è il biglietto da visita della città nella sua promozione economica e commerciale a livello internazionale.
Un problema “storico” è la continua proposta di nuovi contenitori, quando quelli esistenti, dalla Stazione Leopolda al Forte Belvedere ecc, non sono ancora utilizzati a pieno regime. Come risolvere la questione?
Attenzione a parlare solo di contenitori e non di contenuti. Certamente nei prossimi anni dobbiamo puntare a due obiettivi: la rinascita delle Cascine con il “Parco della Cultura” e la realizzazione di un centro per le arti contemporanee all’ex Meccanotessile che da 50 anni non vede la luce.
Lorenzo Sandiford

Lascia un commento