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Giocare con la Storia nel Terzo Millennio: intervista a Riccardo Masini esperto di wargame

I wargame, o simulazioni di conflitto, rappresentano un’interessante applicazione delle potenzialità del gioco alla descrizione della realtà.

di Luca Bagatin | 23 Aprile 2018

Riccardo Masini è un amico da diversi anni. Ci siamo conosciuti nell’ambito della comune militanza repubblicana mazziniana ed abbiamo in comune la passione per i wargame, ovvero giochi strategici di simulazione storica militare. Lui è un intenditore di wargame classici, su carta, io, invece, da anni mi diverto con quelli al computer, che da diverso tempo amo anche recensire.

Riccardo ha da pochissimo, assieme al padre Sergio, scritto un saggio che parla proprio di wargame, ovvero “Guerre di carta 2.0 – Giocare con la Storia nel Terzo Millennio”, edito da Unicopli.

In attesa di recensire più approfonditamente tale saggio, ho proposto a Riccardo l’intervista che segue.

 

Luca Bagatin: Quando hai iniziato ad interessarti ai wargame ? E’ stato anche grazie al contributo di tuo padre Sergio già fra i primi, negli Anni ’70, ad occuparsi di simulazione storica in Italia, ad infonderti la passione per il genere ?

Riccardo Masini: Intanto, come prima cosa, grazie per l’interessamento al nostro libro ! Mi fa sempre piacere parlare di questi argomenti con un appassionato di Storia e, in particolar modo, con una persona che come me ritiene ancora attuali e significative le istanze civili e ideali di un periodo storico così importante quale è stato il nostro Risorgimento.

Venendo al libro e soprattutto ai giochi che ne sono oggetto, non posso nascondere (e, in fondo, perché dovrei?) che è stato principalmente grazie a mio padre che ho scoperto un modo di avvicinarmi alla Storia così coinvolgente e allo stesso tempo intellettualmente stimolante. Con lui ho fatto decine di partite a giochi di simulazione e di ruolo, sia di ambientazione fantastica che ovviamente storica. Si può dire, in effetti, che io sia cresciuto a “pane ed esagoni”, una passione che mi ha regalato molte ore di divertimento, molti amici… e anche la conoscenza dell’inglese, da me appreso a forza di leggere regolamenti di questi giochi fin da quando avevo dieci anni !

Partendo da questo, rimettere mano e proseguire assieme a lui quell’opera del 1979 – così importante per molti giocatori italiani, ma anche per me – è stato per certi versi la realizzazione di un sogno vecchio quasi quarant’anni. Che poi, praticamente, è la mia età.

 

Luca Bagatin: Che cosa sono e che cosa rappresentano, per te, i wargame ?

Riccardo Masini: I wargame, o simulazioni di conflitto, o giochi di simulazione che dir si voglia (delle sottili differenze tra tutti questi termini ce ne occupiamo nei primi capitoli del libro) rappresentano un’interessante applicazione delle potenzialità del gioco alla descrizione della realtà. Laddove il gioco classicamente inteso – dalle carte al gioco dell’oca – tende all’astrazione, a distaccare i giocatori dal mondo reale in un mondo con regole proprie (in questo senso magistrali sono le riflessioni di Huizinga e Caillois), il gioco di simulazione porta chi lo pratica ancor più all’interno della realtà rappresentata. La simulazione è un modello che può essere giocato, ci dice il grande autore di giochi James Dunnigan, ed è proprio così: il gioco di simulazione ci riconduce nel bel mezzo di un evento (storico o meno), utilizzando un modello preciso definito sì dal proprio autore ma che noi possiamo piegare a nostro piacimento, con esiti non prefissati. Possiamo dunque – pur se con dei limiti e delle inevitabili “distorsioni” delle quali dobbiamo sempre restare consapevoli – indossare il cappello di Napoleone e vincere a Waterloo sulla base non di un modello arbitrario (“facendo finta che”) ma storicamente ponderato con statistiche e dinamiche plausibili (“cosa sarebbe successo se”).

Il wargame, insomma, è sicuramente un gioco, ma è anche un’opera di storia controfattuale che ci fornisce esiti storicamente validi e sempre diversi, ogni volta che apriamo la scatola e piazziamo le nostre pedine.

 

Luca Bagatin: La guerra è sempre stata un fenomeno triste e avvilente, tanto più nel periodo storico attuale. Si pensi che anche il nostro beneamato Giuseppe Garibaldi, grande eroe combattente, l’ha sempre detestata e si professò antimilitarista, al punto che in Parlamento votò contro i crediti per allargare l’esercito e fu fra i promotori e presidente onorario del Congresso per la Pace di Ginevra, nel 1867.

Come si concilia, dunque, secondo te, l’avversare la guerra con la passione per i giochi di similazione storica militare ? Qualcuno, provocatoriamente, si intende, potrebbe dire che sono una istigazione alla guerra stessa…

Riccardo Masini: E’ una lunga e vecchia polemica, questa, che accompagna il gioco di simulazione e soprattutto la sua incarnazione più “militare” – ossia il wargame – fin dalla sua nascita. Il che ha anche senso, in effetti, considerando che tale nascita almeno nella sua forma più moderna e “scientifica” può essere fatta risalire agli ambienti militari prussiani, tramite la forma del Kriegsspiel: letteralmente “gioco della guerra”, per l’appunto wargame.

Tuttavia, già qualche decennio dopo, lo scrittore britannico H. G. Welles scrive il proprio Little Wars, vero e proprio manuale di wargame pur se con “soldatini”, con dichiarati intenti pacifisti e antimilitaristi, riducendo il retorico eroismo delle grandi battaglie ad un “child’s play” e dimostrando “what a blundering thing war is”: che cosa stupida sia la guerra.

Più semplicemente, il gioco di simulazione è uno strumento di rappresentazione della realtà: di per sé, ha il valore che noi vogliamo dargli. Negli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta veniva giocato allo stesso modo da militari e da ragazzi appartenenti ai circoli culturali “alternativi” e radicali… talvolta facendoli incontrare di fronte alla stessa mappa ! Io stesso in tanti anni di “battaglie” simulate, ho ovviamente incontrato al tavolo da gioco persone di ogni estrazione sociale, carattere e fede politica. Molto spesso, persone molto diverse da me, con opinioni profondamente distanti… ma sempre le nostre divergenze sono state messe da parte grazie ad un gioco su eventi storici di nostro comune interesse che ci ha fatto passare una bella serata insieme, che ci ha fatto conoscere e anche comprendere meglio a vicenda.

Ovviamente, vi sono alcuni temi più problematici di altri, soprattutto se andiamo a parlare di giochi dedicati a conflitti anche politici più recenti o addirittura ancora in atto. Anche in questi casi, però, ritrovarsi al centro dei grandi eventi del passato magari “dall’altro lato della collina”, ossia nei panni di una parte che storicamente può essere lontana dal nostro modo di vedere il mondo – tu mi parlavi di Garibaldi, quindi potrei pensare agli Austriaci di Radetzky o ai Borbonici sul Volturno – ci aiuta a comprenderne – anche se non necessariamente a condividerne – le motivazioni o quantomeno a provare una sorta di “pietas” virgiliana per il nostro nemico costituito, in molti casi, da soldati che stavano semplicemente cercando di sopravvivere e tornare a casa.

Ed è forse questo il valore più altamente “pacifista” e direi perfino catartico del gioco di simulazione: non negare gli eventi ma spingere i giocatori a capirli meglio, perché conoscere la Storia non è solo apprendere dalle esperienze passate, è anche, e forse soprattutto, liberarsi da essa e dal peso di tanti stereotipi che ci sono stati inculcati, ricordando che – con tutti i suoi orrori e le sue tragedie, che non dobbiamo mai dimenticare, ma anzi ricordare sempre meglio – è fatta da esseri umani che agiscono sulla base dei medesimi istinti e delle medesime necessità di base.

 

Luca Bagatin: I wargame, a tuo avviso, hanno principalmente uno scopo ludico o sono pura evasione ?

Riccardo Masini: I wargame sono forse il genere ludico allo stesso tempo più evocativo e meno di evasione che ci sia. Perché la simulazione, come abbiamo detto, utilizza tutte le potenzialità intellettive dell’essere umano per creare un intero mondo con la massima precisione possibile, ma non un mondo fantastico o astratto, bensì il nostro, quello in cui noi stessi esistiamo. La città del Monopoli non esiste, i wargame su Stalingrado la ricostruiscono strada per strada sul tavolo del mio salotto.

Ti faccio un esempio. Durante le ricerche per il nostro libro ci è capitato di riorganizzare il materiale raccolto in decenni di partite e mi sono imbattuto in uno scenario che ricostruiva uno scontro avvenuto qui a Roma tra paracadutisti tedeschi e reparti del Regio Esercito all’indomani dell’8 Settembre 1943: leggendo la descrizione e guardando la mappa mi sono reso conto che si trattava di uno scontro svoltosi proprio nel nostro quartiere, da una riva all’altra del Tevere nella zona della Magliana. Sono addirittura riuscito a ricostruire il punto della mappa che corrispondeva alla posizione di casa mia, dove stavo scrivendo proprio in quel momento ! Eppure, quante volte ho giocato con quel regolamento, divertendomi e appassionandomi come sempre mi capita durante una bella partita.

Dunque, come vedi, i giochi di simulazione storici che, va detto, non necessariamente e non esclusivamente sono dedicati a guerre e battaglie, con spade e cannoni: nel libro parliamo molto anche di giochi “diplomatici” o addirittura “politici” , riescono sempre a combinare il momento della pura ricreazione e del “convivium” con un approccio diretto e “vitale” alle realtà storiche rappresentate.

Anche per questo risultano molto utili se usati in classe come ausilio didattico: coinvolgono, istruiscono e mettono gli studenti al centro dell’azione. Più ci si immerge nella Storia, maggiore sarà il proprio divertimento.

 

Luca Bagatin: Quali sono le battaglie di simulazione storica che preferisci e perché ?

Riccardo Masini: Sono un po’ “onnivoro” nei miei interessi, perché un po’ tutta la Storia delle vicende umane mi appassiona, soprattutto in quanto espressione di dinamiche ricorrenti di millennio in millennio e in questo, sono po’ seguace di Giambattista Vico, lo confesso !. Mi piace anche ogni tanto dare retta alla mia eterna curiosità e “tuffarmi” in periodi meno consueti e poco rappresentati nei wargames. Ultimamente, ad esempio, mi sto dedicando agli scontri del primo conflitto mondiale, molto meno “statico” e lineare di quanto siamo stati abituati a pensare.

Tuttavia, se proprio devo scegliere degli argomenti preferiti direi senz’altro il napoleonico, grande classico del wargame ricco di personaggi eroici e di epiche gesta, o per arrivare un po’ più vicini a noi la campagna del Nordafrica, un teatro operativo del secondo conflitto mondiale certo non meno cruento di altri, ma dominato da astute e strabilianti manovre strategiche e nel quale permane un certo rispetto tra avversari che altrove invece si perde fin da subito.

Amo, come è naturale, anche il periodo risorgimentale per quanto – ahinoi, caro Luca ! – sia al momento relativamente poco rappresentato, nonostante alcune recenti uscite interessanti anche di produttori italiani dedicati alle campagne garibaldine e alle Guerre di Indipendenza. Manca, però, una simulazione adeguata del mio grande amore, ossia la Repubblica Romana: è un gioco che riesco ben a visualizzare, con i repubblicani purtroppo condannati alla disfatta militare vista la preponderanza delle forze nemiche (sì, anche la mia immaginazione è storicamente rigorosa !) ma che possono ottenere una vittoria dimostrando al mondo la propria capacità di resistenza e, forse, difendendosi abbastanza a lungo da suscitare sconvolgimenti nell’opinione pubblica europea o interventi di mediazione da parte di potenze straniere. Tutti eventi che non si sono verificati nel 1849, ma che rappresentavano in effetti una concreta possibilità e che quindi non potrebbero rimanere esclusi da una buona simulazione. Chissà, magari un giorno sarò proprio io a scriverlo questo gioco !

 

Luca Bagatin: Il saggio che avete scritto tu e tuo padre può considerarsi un manuale per l’aspirante giocatore di wargame, oppure è una ricostruzione della storia dei cosiddetti “giochi di carta”, come già richiamato nel titolo del saggio stesso ?

Riccardo Masini: E’ entrambe, in realtà. O almeno ci prova !

Noi volevamo scrivere un’opera che dimostrasse con un linguaggio semplice e non da “addetti ai lavori” non solo quanto sia affascinante e intellettualmente valido il gioco di simulazione, ma soprattutto quanto sia un passatempo accessibile, non troppo impegnativo e davvero alla portata di tutti. Per questo nelle sue pagine troverete una specie di percorso “passo passo” che vi permetterà di avvicinarvi ad un qualsiasi gioco di simulazione, aprire la scatola, prendere in mano i pezzi e giocarlo. Ovviamente vi sono titoli che usano regolamenti meno complessi e altri invece più lunghi ed elaborat, ma nel libro vi esponiamo anche i “segreti” per valutare tutti gli elementi di un gioco di simulazione e capire se quel titolo specifico fa o meno per voi: d’altronde, la produzione e l’offerta sul mercato sono così vaste che ormai per ogni singolo periodo storico trovate decine di ottime simulazioni, con i più svariati livelli di difficoltà. E non è certo detto che su di un evento storico dobbiate per forza acquistare solo un gioco. Un po’ come si fa con i libri di storia, vi ritroverete ad esempio ad avere tre o quattro titoli sulla battaglia di Zama, ognuno dei quali con un “taglio” specifico.

Nelle nostre pagine troverete poi un’estesa dissertazione sulle origini del gioco di simulazione moderno, anche con qualche sorpresa. Ad esempio riteniamo che gli scacchi abbiano ben poco in comune con il wargame, che invece intrattiene rapporti ben più stretti con l’antico gioco indiano del chaturanga o con l’hnefatafl vichingo. Non manca nemmeno un’analisi delle caratteristiche del “computer wargaming” a te così caro, e che noi per primi di certo non disdegniamo, anzi !

A tutto ciò si unisce infine una parte destinata a chi già pratica da tempio il gioco di simulazione (quelli che in gergo si chiamano “grognards”, i “brontoloni” della Vecchia Guardia di Napoleone) ma anche a chi vuole approfondire l’analisi di questo genere ludico con considerazioni di carattere sociologico e psicologico sul fenomeno di questo che abbiamo definito “il gioco che voleva descrivere il mondo”.

La nostra speranza è di aver fornito ai nostri lettori abbastanza strumenti e punti di riferimento per il loro viaggio alla scoperta del gioco di simulazione. E, magari, essere riusciti anche a divertirli un po’!

 

Luca Bagatin

 

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, battaglia, considerazioni, espressione, evasione, garibaldi, Giuseppe Garibaldi, intervista, italia, la repubblica, mercato, mondo, parlamento, personaggi, persone, repubblica, riccardo, risorgimento, roma, scontri, soldati, speranza, stati uniti, studenti

Info Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it).
Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo.
E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti; “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia; “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” con prefazione di Sandro Teti e di “Ritratti del Socialismo” con prefazione di Ananda Craxi.
E’ redattore della rivista di geopolitica “BRICS & Friends”

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