
Donald Trump annuncerà un cessate il fuoco a Gaza nei prossimi giorni? Forse sì, forse no, dato che con il presidente americano non si può mai sapere. Ma questo è ciò che riferiscono fonti di Sky News Arabia, secondo cui la proposta prevedrebbe una tregua di 70 giorni, a fronte del rilascio di cinque ostaggi vivi e della restituzione dei corpi di altri cinque: Hamas annuncia di aver accettato, Israele al contrario rifiuta e tutto è avvolto in una densa coltre di incertezza. E mentre i giornali si affannano a carpire i dettagli di una tregua che sembra non arrivi mai, le notizie dalla Striscia fiaccano ogni speranza. Dopo un fine settimana segnato dall’atroce vicenda della dottoressa Alaa Al Najjar, pediatra della Striscia, che ha visto uccisi in un bombardamento israeliano 9 dei suoi 10 figli, il più grande dei quali aveva 12 anni, nella notte un raid ha colpito una scuola. Si tratta dell’istituto Fahmi Aljarjaoui, nel quartiere di Aldaraj che ospitava sfollati palestinesi a Gaza City. Il bilancio è di oltre 50 morti e 60 feriti, anche qui perlopiù donne e bambini. E poche ore fa le forze armate israeliane hanno annunciato di aver avviato un’operazione militare “senza precedenti” nell’area di Khan Younis, nel sud della Striscia. Ma mentre il Consiglio d’Europa avverte che le scelte operate da Israele “vanno nella direzione della pulizia etnica e del genocidio”, l’Europa resta in silenzio. Al punto che in una lettera aperta, funzionari Ue accusano il blocco di aver intrapreso “poche o nessuna azione significativa” su Gaza.

L’Europa rivedrà gli accordi con Israele?
“L’inazione” da parte dell’Ue ha “contribuito al clima di irresponsabilità che ha portato all’invasione su vasta scala della Striscia di Gaza in atto in questo momento”, scrivono i funzionari europei nella missiva inviata ai presidenti della Commissione del Consiglio e del Parlamento europeo. L’accusa giunge a meno di una settimana di distanza dall’annuncio dell’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, di aver preso in carico la richiesta di una revisione dell’accordo commerciale dell’UE con Israele, da parte di un’ampia maggioranza degli Stati membri. Il gruppo di lavoro afferma di aver accolto con favore questa decisione, ma precisa che è giunta “distruttivamente tardi per le migliaia di persone uccise a Gaza”. La Commissione non ha ancora reso noto il calendario per la discussione sulla revisione dell’accordo commerciale, firmato nel 2000. Se l’intesa può essere sospesa solo con parere unanime dei 27 Stati membri, le disposizioni chiave, tra cui quelle relative al commercio e alla partecipazione di Israele al programma europeo di finanziamento della ricerca Horizon, possono essere congelate sulla base di un voto a maggioranza. “Il recente annuncio di una revisione dell’accordo di associazione UE-Israele, a 20 mesi dall’inizio del conflitto e mentre migliaia di bambini rischiano la fame a causa del rinnovato blocco degli aiuti umanitari, solleva serie preoccupazioni circa l’adeguatezza e la tempistica della risposta dell’Ue”, afferma Zeno Benetti, tra i coautori della lettera.
Occupare tre quarti della Striscia?
A giudicare dall’offensiva sempre più massiccia, non sembra che Israele abbia alcuna intenzione di rallentare l’attacco. Al contrario, le Idf hanno annunciato di puntare a conquistare il 75% dell’intera Striscia in due mesi (adesso ne controllano il 40%) relegando due milioni di palestinesi in piccole aree circoscritte nel centro e nel sud, ovvero il restante 25% del territorio dell’enclave palestinese. Secondo il Times of Israel la popolazione verrà spinta nell’area di Al Mawasi, sulla costa meridionale, a Deir al-Balah, a Nuseirat e nel centro di Gaza City. Uno sfollamento che di fatto costituirebbe una deportazione forzata proprio mentre, in ambito politico, il premier Netanyahu si trova a fare i conti con una crisi istituzionale senza precedenti, determinata dalla nomina di David Zini a nuovo capo dello Shin Bet, i servizi segreti interni. Una sentenza dell’alta Corte infatti aveva stabilito che Netanyahu avesse un conflitto di interessi nel licenziare Ronen Bar, attuale capo dello Shin Bet fino al 15 giugno e il procuratore generale aveva stabilito che quella sentenza impediva a Netanyahu di nominare un nuovo capo. Ma il premier ha sfidato l’Alta corte, nominandolo ugualmente. La scelta è caduta su Zini, che ancor prima di insediarsi ha dichiarato ai colleghi militari: “Sono contrario agli accordi sugli ostaggi. Questa è una guerra eterna”. Dal canto suo, la Procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha messo in guardia contro l’indebolimento delle istituzioni democratiche e la torsione autoritaria in atto nel paese. “Il sistema di governo di Israele sta cambiando rapidamente – ha detto – indebolendo significativamente la democrazia”.
Deriva anti-democratica in atto?
È in questo contesto che questa mattina un migliaio di estremisti ultranazionalisti israeliani sono entrati nel complesso della moschea di Al-Aqsa per celebrare il ‘Giorno di Gerusalemme’ in cui Israele commemora l’occupazione della parte Est di Gerusalemme. A guidarli c’era il ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, che ha dichiarato di essere “salito sul Monte del Tempio per il Giorno di Gerusalemme e di aver pregato per la vittoria nella guerra” a Gaza. Tra le personalità che hanno accompagnato la visita di Ben-Gvir c’erano il ministro del Negev e della Galilea Yitzhak Vaserlauf e il membro della Knesset Yitzhak Kreuzer. La visita nel sito, terzo luogo sacro dell’Islam e simbolo dell’identità nazionale palestinese, ha scatenato malumori e tafferugli. Secondo il quotidiano Ha’aretz “tra manifestanti nazionalisti di destra che cantavano ‘possa il tuo villaggio bruciare’ e dimostranti che cercavano di proteggere persone e proprietà, la polizia israeliana ha arrestato un manifestante e allontanato gli attivisti di sinistra e la maggior parte dei giornalisti”. In una dichiarazione, i Ministero degli Esteri giordano ha condannato la visita sottolineando che “le pratiche di questo ministro estremista e le sue continue incursioni nella sacra moschea di al Aqsa non cancellano il fatto che Gerusalemme Est sia una città occupata su cui Israele non ha sovranità”.
Il commento
Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor
“La striscia di Gaza, trasformata dagli israeliani in una gabbia dopo lo smantellamento delle colonie nel 2005, era già uno dei luoghi più sovraffollati della Terra. Ora i militari dello stato ebraico annunciano che entro due mesi occuperanno il 75% di Gaza: dunque altri due mesi garantiti di bombardamenti e morti innocenti. Nel rimanente 25% saranno ammassati i due milioni di palestinesi ancora vivi. In quello spazio non troveranno case, scuole, ospedali già distrutti dalla guerra. E continueranno ad essere colpiti dagli israeliani. È un orrore che non ha fine, creato dal paese costruito dai sopravvissuti del gigantesco orrore dell’Olocausto. In questo conflitto, affermano gli israeliani, è in gioco la sicurezza del paese. A rischio è piuttosto l’esistenza del popolo palestinese”.
Alessia De Luca

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