
Nel giorno in cui le tende degli sfollati palestinesi vengono crivellate dai colpi dei carri armati israeliani, il governo italiano celebra Matteo Salvini con il premio Israele-Italia “per la sua amicizia con Israele”. Non è una gaffe, non è un incidente diplomatico: è un gesto lucido, consapevole, carico di significato politico e morale. Un simbolo perfetto della doppia morale di questo tempo: piangere le vittime solo quando serve, ignorarle quando imbarazzano gli alleati.
Dietro quel premio, dietro le strette di mano, dietro i sorrisi istituzionali, si consuma l’ennesima amputazione della coscienza. Gaza brucia, ma non fa più notizia. I bambini dilaniati sono “effetti collaterali”, le tende colpite “scudi umani”. Il linguaggio anestetizza la realtà e la diplomazia si accoda. L’Italia non solo tace, applaude.
Come in un sanatorio elegante e asettico, l’Occidente guarda dalla finestra l’agonia del mondo, ma si intrattiene con premi, tweet e diplomazie da salotto. Thomas Mann lo aveva capito un secolo fa: la decadenza non è solo nei crolli economici o nelle guerre, ma nell’incapacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è comodo. Il suo Berghof era un teatro della malattia europea. Il nostro presente lo è ancora di più.
Nel frattempo, il governo Meloni smonta l’equilibrio dei poteri con la separazione delle carriere dei magistrati, indebolendo l’autonomia giudiziaria e rafforzando l’arbitrio del potere esecutivo. Si legifera a colpi di propaganda, si governa a suon di proclami, si amministra la giustizia come fosse un ufficio del personale di partito.
Chi resta fuori da questa narrazione tossica viene zittito, dileggiato, etichettato. La stampa che fa domande è faziosa, chi difende i diritti umani è filoterrorista, chi si oppone è “contro l’Italia”. Siamo alla guerra semantica, dove il vero pericolo non è l’opinione diversa, ma la verità stessa.
Quello che accade a Gaza non è un conflitto: è una punizione collettiva. E ciò che accade in Italia non è un semplice slittamento politico: è un cedimento strutturale della democrazia, delle coscienze, della capacità di indignarsi.
Premiare Salvini mentre si contano i morti a Gaza non è solo un atto indegno. È un referto clinico sullo stato della nostra civiltà. Freud lo aveva già scritto nel Disagio della civiltà: quando la società si ammala, i sintomi non sono solo individuali. Diventano istituzioni. Premi. Silenzi. Complicità.
Ed è proprio in quel silenzio che l’Occidente , colto, evoluto, democratico , oggi muore. Applaudendo.
Daniela Piesco

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